Oggi, mercoledì 28 gennaio 2026, il CDA di MPS-Monte dei Paschi di Siena, alquanto diviso, torna a riunirsi. Oggetti della tensione il ruolo di Lovaglio e il destino di Mediobanca.
Oggi, 28 gennaio 2026, nuovo giorno cruciale per MPS. Il CDA della banca senese torna infatti a riunirsi per trovare la quadra sulle modifiche statutarie che dovranno essere votate dall’assemblea degli azionisti il prossimo 4 febbraio.
Tra queste, le procedure e le modalità da adottare per la selezione delle candidature al prossimo board.
Pomo della discordia dell’ultima riunione del consiglio di amministrazione del 22 gennaio scorso è stato il ruolo che il CEO Luigi Lovaglio dovrebbe avere nella stesura della lista dei candidati da presentare in vista del rinnovo del board, che dovrà essere votato dagli stakeholders, come è stato deciso, il prossimo 15 aprile.
Oggi nuova riunione CDA dopo fumata nera, attenti alle azioni MPS e Mediobanca
Tensione nel CDA anche per la definizione del futuro di Mediobanca.
Occhio alle azioni Monte dei Paschi di Siena e di Mediobanca, entrambe quotate sull’indice Ftse Mib di Piazza Affari.
La nuova riunione indetta per la giornata di oggi si spiega proprio con la fumata nera del meeting di qualche giorno fa, quando il Comitato nomine del CDA presieduto da Domenico Lombardi avrebbe proposto di escludere il nome dell’AD Lovaglio dall’iter da adottare per stilare la lista dei candidati al nuovo CDA, a quanto pare a causa dell’indagine che la Procura di Milano ha avviato sull’amministratore delegato della banca senese, così come su Francesco Gaetano Caltagirone e su Delfin, i due principali azionisti del Monte dei Paschi di Siena.
Il destino di Mediobanca è l’altro nodo da sciogliere, che starebbe irritando la stessa Vigilanza della BCE, secondo quanto riportato oggi da un articolo di MF-Milano Finanza.
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Il quotidiano scrive infatti che Francoforte “avrebbe espresso grande contrarietà all’ipotesi di rinvio del piano industriale (da parte di MPS) e del delisting proposte dal CDA della banca”.
Il rinvio sarebbe stato auspicato da alcuni componenti del consiglio di amministrazione di MPS, che preferirebbero posticipare la presentazione del piano e il delisting di Mediobanca dopo il prossimo 15 aprile - giorno in cui per l’appunto l’assemblea degli azionisti si riunirà per votare per il nuovo board, in base alle nuove norme fissate dalla Legge Capitali -; secondo MF, “soprattutto dopo il nuovo assetto di governance emerso dall’OPAS su Mediobanca”, che vede Rocca Salimbeni nelle mani dei maggiori azionisti Delfin - holding della famiglia Del Vecchio - il gruppo Caltagirone e il MEF.
La BCE ha chiarito invece che il nuovo piano industriale di MPS dovrà essere presentato entro il mese di marzo.
Non solo: l’Autorità di Francoforte che vigila sulle banche ha ricordato che gli impegni presi dall’istituto per liberare sinergie calcolate in 700 milioni di euro - con cui Lovaglio ha motivato, tra l’altro, la stessa OPS diventata poi OPAS su Mediobanca - devono essere rispettati.
Dunque, la BCE preme per la strada tracciata dal CEO Luigi Lovaglio, che punta al delisting di Piazzetta Cuccia e anche a una possibile ed eventuale fusione tra i due istituti. Fusione a cui seguirebbe successivamente, secondo le intenzioni dell’AD, lo scorporo delle attività di investing banking di Mediobanca e il controllo da parte di MPS di Compass e Mediobanca Premier, rispettivamente le divisioni di credito al consumo e della rete dei consulenti di Mediobanca.
Se il piano di Lovaglio andasse in porto, MPS avrebbe anche il pieno controllo di Generali Assicurazioni, conquistando la quota del 13,1% detenuta nel capitale del Leone da Mediobanca.
Ma proprio tale scenario, secondo altre indiscrezioni, non piacerebbe a Francesco Gaetano Caltagirone, in quanto consentirebbe a Lovaglio di avere pieni poteri sul futuro della partecipazione detenuta da Mediobanca nel gigante assicurativo Generali (quello attenzionato anche dal governo Meloni, come ha ricordato recentemente un articolo del Financial Times).
Detto questo, i rumor di un presunto attacco di Caltagirone al banchiere Lovaglio sono stati di recente smentiti dallo stesso Gruppo Caltagirone.
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La tensione è evidente, proprio per la contrarietà manifestata da altri componenti del CDA al piano di Lovaglio - che è quello su cui si è basata però, ricorda la BCE, l’intera operazione di assalto a Mediobanca - , che vogliono piuttosto che MPS e Mediobanca rimangano separati, e che dunque Piazzetta Cuccia rimanga quotata a Piazza Affari.
Questa seconda ala preferirebbe il ripristino del flottante, ipotesi che continua a circolare a Piazza Affari e che ha anche finito per ovvi motivi con il deprimere le azioni di Piazzetta Cuccia: evidente, infatti il timore del mercato che MPS finisca con il piazzare azioni di Mediobanca per ripristinarne il flottante.
Rimane centrale l’interrogativo, a causa delle vedute diverse sul destino di Mediobanca, su quello che sarà di conseguenza anche il destino del CEO Luigi Lovaglio.
Interrogativi sul destino di Lovaglio permangono dopo il no del Comitato nomine
La proposta del Comitato nomine di MPS-Monte dei Paschi di Siena di estromettere Luigi Lovaglio dalla stesura della lista dei consiglieri non ostacola la ricandidatura del CEO, forte tra l’altro del supporto dei due tra gli azionisti principali di MPS, ovvero di Delfin e del Tesoro.
Bisogna vedere tuttavia quale sarà l’esito del CDA di oggi che, pronto a riunirsi di nuovo per decidere in merito alle procedure per il rinnovo del board, si esprimerà anche sulla proposta del Comitato nomine.
E un no a Lovaglio sancito dalla maggioranza del consiglio di amministrazione del Monte potrebbe avallare e accendere ulteriormente i timori di una MPS pronta a dare il benservito all’amministratore delegato. Lo stesso che ha reso possibile quello che è stato definito il rinascimento della banca senese.
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