Morgan Stanley: ecco perché non bisogna investire in azioni

Ridurre il peso sull’azionario. Il consiglio arriva da uno dei big di Wall Street, che ha portato il peso dell’investimento in azioni al livello più basso degli ultimi cinque anni.

Morgan Stanley: ecco perché non bisogna investire in azioni

Peso minore degli ultimi cinque anni, raccomandazione di investimento tagliata ad “underweight” e outlook sui prossimi tre mesi valutato “scarso”.

L’asset class che incassa giudizi così negativi da parte di Morgan Stanley è nientepopodimeno che l’azionario globale.

Morgan Stanley: è il momento di agire

Dopo oltre un anno con raccomandazione “neutral”, ora “è il momento di agire”. Secondo la banca d’investimento, le stime sugli utili sono eccessivamente improntate all’ottimismo in un momento in cui l’andamento del manifatturiero globale è in ribasso.

Non solo. L’attesa per nuove misure di stimolo da parte delle banche centrali, cui vanno ricondotti i recenti record di Wall Street, lasciano poco spazio a un ulteriore aumento dei prezzi.

“Le nostre stime di ulteriori misure di stimolo da parte della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea sono legate all’attesa di un peggioramento della crescita. In questo contesto, riteniamo che tensioni relative l’andamento dell’economia potrebbero superare l’impatto di un nuovo allentamento”.

Azioni scontano già nuovi stimoli

"Riteniamo che il mercato sia troppo ottimista per quanto riguarda i bassi rendimenti obbligazionari, che potrebbero star lì ad indicare un peggioramento delle prospettive di crescita”, riporta la nota elaborata da un team coordinato da Andrew Sheets.

“La prosecuzione del deterioramento degli indici PMI globali (quelli che misurano il sentiment dei direttori degli acquisti segnala un contesto macroeconomico caratterizzato da rischi ribassisti”.

E, con l’azionario globale in aumento del 18% da inizio anno, “sembra plausibile che parte delle attese sulle misure delle banche centrali siano già state prezzate”.

Meglio Giappone ed Europa

A livello geografico, gli analisti di Morgan Stanley prediligono l’azionario di Giappone ed Europa rispetto a quello di Stati Uniti e mercati emergenti.

“Il reddito fisso dei mercati emergenti non sarà immune da un’ondata di vendite sull’azionario, ma riteniamo che si comporterà meglio”. I titoli di stato giapponesi, “hanno rallentato il declino dei rendimenti ‘core’ europei e sembrano interessanti sulla base di una copertura valutaria”.

Cruciale indebolimento del contesto macro

“Una lezione che si arriva dagli ultimi 30 anni ci dice che quando politiche di stimolo si scontrano con un indebolimento del contesto macroeconomico, è quest’ultima che influenza di più i ritorni per gli investitori”.

Dopo il rally dei mercati, “il commercio globale e gli indici PMI hanno continuato a peggiorare. Le aspettative di inflazione a livello globale, i prezzi delle commodity e i bassi rendimenti indicano uno scarso livello di ottimismo su una ripresa dell’economia”.

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