Tutti presi da Nasdaq e da Ftse Mib, tutti attratti dall’Ipo di SpaceX e dall’Ops di Unicredit su Commerzbank. Il mondo finanziario va però ben oltre e l’interesse per i mercati emergenti riprende fiato dopo alcune incertezze. È il tema del monitor di oggi, attento in particolare all’Etf che replica le Borse africane. Ha messo a segno in un anno una performance del +37%.
Perché l’Africa merita attenzione?
L’economia del Continente nero è in grande espansione, con una crescita del Pil stimata nel 2026 fra il 3,5% e il 4%. Certamente è ancora incentrata sull’export delle materie prime e sulle relazioni commerciali con la Cina. Le tensioni medio orientali stanno tuttavia accelerando l’interesse rivolto ai Paesi africani nella produzione di fonti energetiche e non solo petrolifere.
Rilevante anche il peso dell’agricoltura e delle start up tecnologiche, che operano con costi nettamente inferiori rispetto a quelli europei e statunitensi. Basta vedere l’evoluzione delle grandi capitali, quali Algeri, Nairobi, Lagos, e il Cairo, per citarne solo alcune, sempre più moderne, efficienti e occidentali, per rendersi conto di un’evoluzione in corso che è agli esordi.
Con quale strumento investire?
Dimenticata da buona parte dell’industria finanziaria, l’Africa sta facendo i primi passi sui mercati borsistici mondiali. Appare di fatto l’ultimo anello della replica di piazze finanziarie che stanno crescendo e non di poco, sebbene caratterizzate da alta volatilità tipica di sistemi in via di formazione. Si nota tuttavia ancora un forte “localismo”.
Il Jse (Johannesburg Stock Exchange), il Ngx (Nigerian Exchange) e l’Nse (Nairobi Securities Exchange) sono seguiti dagli investitori nazionali ma crescono grazie al fatto di registrare la presenza di imprese in continua crescita specializzate nell’energia, nell’agricoltura, nel bancario e nella grande distribuzione. L’unico strumento che replica tutto questo è l’Etf Amundi Pan Africa (Isin LU1287022708 – valuta di denominazione Eur – valuta di negoziazione Eur – Ter 0,85% - ad accumulo dei profitti): sottostanti soprattutto le Borse di Sudafrica, Marocco ed Egitto, con però solo i 30 titoli più importanti globalmente e con le singole valute che svolgono un ruolo rilevante nei movimenti dell’indice di riferimento rispetto all’euro.
Come sta muovendosi
Dopo aver toccato massimi storici a 16,66 Eur a gennaio e febbraio 2026, è iniziata una fase di debolezza. D’altra parte, da inizio 2025 si era registrata una continua spinta rialzista. Il minimo di periodo (a 12,80 Eur). toccato a metà marzo, sta delineando un canale piuttosto ampio di lateralità fra quest’ultimo livello e i 16,66 Eur del top invernale, con la media mobile a 200 periodi che ha finora sempre frenato le discese dell’Etf.
Inevitabile la domanda se convenga puntare su un Piano di accumulo. Sì in ottica di lungo termine ma solo se lo si imposta manualmente, con ordini successivi in presenza di rilevanti cadute della quotazione.
I punti forti
- Prospettive di crescita nel lungo e lunghissimo termine
- C’è un “cap” (tetto) alla replica di singole azioni: alcune big stanno assumendo un ruolo pesante sulle rispettive Borse e potrebbero incidere sulle quotazioni al rialzo o al ribasso: con il “cap” questo rischio non esiste
- Valuta di denominazione euro: non c’è quindi il fattore dollaro, presente in molti Etf delle aree emergenti
- Replica i mercati più importanti, con una discreta diversificazione
I punti deboli
- Rilevante il Ter (costo annuo) dello 0,85%
- C’è l’Africa ma non tutta l’Africa, al contrario di quanto la denominazione potrebbe far credere
- La volatilità tipica dei singoli mercati non ha finora trovato riscontro in questo Etf: i trader potrebbero non apprezzarlo
- I 30 titoli sottostanti sono pochi rispetto a un Continente sempre più in crescita
- Sul sito di Borsa Italiana non c’è il relativo Kid (documento informativo obbligatorio per gli Etf e altri prodotti del risparmio gestito). Una mancanza grave!
Attenzione a…
…al fatto che l’Africa è ancora un continente instabile, dal punto di vista sia politico sia economico. Gli effetti di tensioni in singoli Paesi o a livello globale possono incidere su Borse ancora “esordienti” e che richiedono tempo per crescere. Di qui una potenziale volatilità futura, ben maggiore rispetto a quella che si è registrata finora.