MIFID II: Italia ancora indietro su trasparenza dei costi

In una ricerca svolta da Moneyfarm e la School of Management del Politecnico di Milano, è emerso come il settore della consulenza finanziaria e di gestione patrimoniale non si è ancora completamente adeguato alle direttive di trasparenza nei confronti dei clienti imposte dal MIFID II

MIFID II: Italia ancora indietro su trasparenza dei costi

Moneyfarm, pioniere della consulenza indipendente in Italia, ha realizzato con la School of Management del Politecnico di Milano, un’analisi comparata sull’informativa dei costi e oneri connessi secondo la direttiva MIFID II. L’analisi è stata effettuata tra 20 degli intermediari finanziari più importanti in Italia, i quali si focalizzano su una clientela retail e “mass affluent”.

Il lavoro svolto da febbraio a luglio 2019, si basa sull’analisi delle informative “ex ante” fornite dal campione, ed è stato effettuato su internet o attraverso richieste di contatto. Su quest’ultimo punto, al fine di non condizionare l’esito dello studio, i ricercatori si sono finti dei normali investitori.

Si ricorda che l’informativa “ex ante”, secondo la normativa MIFID II, dovrebbe essere consegnata in tempo utile e completa prima di stipulare il contratto di intermediazione.

I parametri di valutazione

Per condurre lo studio, si è tenuto conto di questi parametri di valutazione:

  • disponibilità dell’informativa “ex-ante” sul web e a disposizione di tutti;
  • modalità di somministrazione dell’informativa a seguito del contratto dal potenziale cliente;
  • formato della documentazione;
  • contenuto di merito delle informazioni rispetto ai costi, tenendo conto dell’esplicitazione delle spese una tantum e correnti, dei costi delle operazioni, delle spese per i servizi accessori e delle commissioni di performance;
  • illustrazione dei costi e oneri sulla redditività dell’investimento;
  • indicazione dei costi sia in percentuale che in valore assoluto, tramite simulazioni e ipotesi di scenario.

I risultati dell’analisi

Dall’analisi è emerso che il 75% della documentazione relativa alla consulenza in materia di investimenti e gestione di portafogli non riporta tutte le informazioni raccomandate dalla MIFID II. Oltre a questo, nell’80% dei casi non si è riscontrata la trasparenza sull’effetto cumulativo dei costi sulla redditività dell’investimento. Si è inoltre notato che i costi vengono esplicitati (in valori assoluti) solamente nel 45% dei casi per la consulenza, numero che scende al 19% per quanto concerne la gestione dei portafogli.

Inoltre, nel 60% delle richieste per la consulenza finanziaria, la documentazione è stata consegnata in forma verbale, senza quindi allegare un supporto documentale, anche se richiesto. Questo valore si abbassa al 31% per la gestione patrimoniale. Si è osservato come l’informativa sia carente relativamente alle operazioni, alle spese per i servizi accessori e ai costi accessori. Spese correnti e una tantum sono spiegate più spesso nel dettaglio.

In gran parte dei casi, è stato necessario recarsi direttamente nelle filiali per conoscere dai consulenti stessi le informazioni sui costi per i servizi offerti. Infine, anche se per legge si devono fornire al cliente i costi prima della stipula del contratto, questi vengono ottenuti e interpretati con difficoltà a causa di una presentazione che in gran parte dei casi è verbale e generica.

Giancarlo Giudici , Professore associato della School of Management del Politecnico di Milano e referente scientifico della Ricerca, ha commentato : “dall’analisi emerge che, per quanto riguarda l’Italia, a più di un anno dall’entrata in vigore della direttiva, il primo passo, quello che riguarda la trasparenza delle informazioni a tutela dell’investitore, sembra non essere ancora stato completamente fatto. I risultati della prima parte del nostro lavoro sulle informative ex- ante, fanno infatti emergere un quadro migliorabile; ci si augura che questa analisi comparata serva proprio come stimolo per valorizzare le ‘buone pratiche’ e rendere sempre più efficiente la trasparenza delle informazioni.”

Paolo Galvani, Presidente e Co-fondatore di Moneyfarm dichiara: “la trasparenza fa parte della nostra mission e del nostro modo di operare da sempre: nel lungo periodo crediamo che proprio la consapevolezza e il controllo dei costi possono fare davvero la differenza nel determinare il ritorno di un investimento. La maggior parte degli investitori italiani ad oggi è ancora all’oscuro dei costi associati ai propri investimenti, nonostante questi siano particolarmente ingenti in Italia rispetto al resto d’Europa. Siamo estremamente orgogliosi di aver trovato un partner del calibro della School of Management del Politecnico di Milano per condurre insieme questa importante analisi sulle informative ex ante MIFID II, che speriamo incentivi tutta l’industria a fare meglio nell’interesse del risparmiatore”.

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