L’allarme di Cottarelli e l’antidoto all’Italia ferma al palo nella nuova puntata di Money Talks

Redazione

14 Aprile 2026 - 17:16

Carlo Cottarelli lancia una provocazione che scuote i palazzi della politica: “In Italia si fa finta di tagliare, ma senza un mandato popolare, non cambierà nulla”. E apre a una tassa sui ricchi.

L’allarme di Cottarelli e l’antidoto all’Italia ferma al palo nella nuova puntata di Money Talks

Non è il “solito” Carlo Cottarelli. Quello che siede ai microfoni di Money Talks, il podcast di Money.it, è un tecnico che ha smesso i panni della diplomazia per indossare quelli della verità cruda. In un’ora di intervista, l’economista scatta una fotografia dell’Italia: un Paese bloccato dalla burocrazia, terrorizzato dal merito e con una bomba previdenziale pronta a esplodere in mano alle nuove generazioni.

Il tabù Milei e la «motosega» necessaria

La dichiarazione destinata a far discutere è il paragone con l’Argentina. Cottarelli, da sempre simbolo di rigore europeo, ci spiazza citando Javier Milei. Non per l’ideologia, ma per il metodo.

“È impossibile tagliare la spesa pubblica senza dar fastidio a qualcuno”,

spiega Cottarelli.

“In Italia facciamo spending review da 2 miliardi su mille. Milei ha tagliato l’equivalente di 350 miliardi di euro in un anno perché è andato alle elezioni con la motosega. Ha avuto un mandato chiaro. In Italia quel mandato non lo ha mai avuto nessuno”.

L’allarme pensioni: “C’è da aver paura”

Se la politica trema, i giovani hanno di che disperarsi. Quando il conduttore Marco Gaetani chiede se un ragazzo oggi debba essere preoccupato per la propria pensione, la risposta di Cottarelli è una sentenza che non lascia spazio a interpretazioni: “Sì. Punto”.

L’economista smonta l’ottimismo dei report ufficiali:

“Le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato sono ottimistiche. Se la demografia non cambia e la produttività non sale, il sistema non regge. Siamo a 1,1 figli per donna, un suicidio demografico”.

Serve una nuova tassa sui ricchi

Cottarelli tocca poi il nervo scoperto della mobilità sociale, citando dati che dovrebbero far indignare l’opinione pubblica: in Italia servono cinque generazioni per uscire dalla povertà, contro le due della Svezia. La colpa? Un sistema che premia la rendita invece del talento.

“Sulle tasse di successione siamo un caso unico al mondo, le abbiamo bassissime”,

attacca il Professore. E lancia la ricetta per il rilancio:

Tassiamo di più le grandi eredità, ma usiamo ogni singolo euro per abbattere le tasse su chi lavora e sulle imprese che creano profitto. Dobbiamo spostare il carico fiscale dalla produzione alla rendita dinastica”.

Il “Modello ZES” per tutta Italia

Sulla competitività, la proposta è dirompente: trasformare l’intera Italia in una gigantesca Zona Economica Speciale (ZES). “Siamo un anno indietro rispetto alla Spagna. La priorità non sono i sussidi, ma la burocrazia. Io propongo che il modello di semplificazione della ZES sia applicato a tutto il territorio nazionale domani mattina”.

Cottarelli non risparmia nemmeno il «suo» ex campo politico, spiegando l’addio al Senato e al PD di Elly Schlein: “Su temi come il merito la distanza era diventata incolmabile”.

Tra riflessioni sull’Euro (“gestito male per dieci anni”), intelligenza artificiale (“è un’opportunità, potrebbe farci lavorare meno a parità di salario”) e suoi soldi (“non fanno la felicità, ma aiutano”, anche l’ultima puntata di Money Talks si conferma da non perdere. Un manifesto di un’Italia che potrebbe essere e che non ha il coraggio di diventare.

Guarda l’intervista integrale su YouTube o ascoltala su Spotify per scoprire tutte le dichiarazioni di Carlo Cottarelli.

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