Il mondo nelle mani della Cina. Perché Pechino può salvare o distruggere il pianeta?

Violetta Silvestri

02/12/2023

La Cina salverà o distruggerà il mondo? Quando si parla di cambiamento climatico il ruolo di Pechino diventa cruciale: perché il dragone può segnare il destino del pianeta?

Il mondo nelle mani della Cina. Perché Pechino può salvare o distruggere il pianeta?

La Cina scriverà il destino del mondo? La domanda è emersa in una interessante analisi di The Economist e riguarda il tema cruciale del nostro tempo: la lotta ai cambiamenti climatici.

Mentre i potenti della terra si incontrano alla Conferenza sul clima Cop 28, nella cornice degli Emirati Arabi Uniti che devono la loro ricchezza al petrolio, i dibattiti si accendono sulle concrete possibilità di evitare un ulteriore riscaldamento del pianeta. E la politica economica cinese diventa cruciale in questo ambito.

Usa e Cina si contendono il primato come maggiore Paese inquinante al mondo, in una rivalità che non trova tregua, neanche nel delicato ambito delle emissioni di CO2. Tuttavia, se gli statunitensi sono sul più alto gradino del podio per anidride carbonica emessa pro capite, la Cina vince su tutti come nazione che sprigiona più emissioni totali.

Per questo, nel mirino degli analisti è finito il dragone. Le scelte strategiche di Pechino saranno fondamentali per la lotta ai cambiamenti climatici. Intanto, dalla Cina giungono notizie rincuoranti e altre più minacciose per il pianeta.

Così la Cina può salvare il mondo: cosa sta facendo per il clima?

Oggi la Cina è una potenza industriale, che ospita oltre un quarto della produzione mondiale, più di Usa e Germania messe insieme.

I suoi progressi hanno avuto naturalmente un costo enorme in termini di emissioni. Negli ultimi trent’anni la Cina ha rilasciato più anidride carbonica nell’atmosfera, in totale, di qualsiasi altro Paese e secondo Rhodium Group, una società di ricerca americana, ora emette più di un quarto dei gas serra del mondo ogni anno. Si tratta di circa il doppio di quello degli Usa, che arrivano secondi (anche se su base pro capite gli Stati Uniti sono i primi), come mostra il grafico Ispi:

Emissioni inquinanti Cina, Usa, Europa Emissioni inquinanti Cina, Usa, Europa Confronto tra emissioni totali e pro capite

Il confronto non regge neanche con altre potenze emergenti o già sviluppate: è il dragone la potenza più inquinante al mondo. Il grafico di The Economist è chiaro al riguardo:

Emissioni inquinanti a confronto Emissioni inquinanti a confronto Cina e altre potenze mondiali

Non è dunque un caso se Pechino viene spesso additata per il suo peso nelle emissioni inquinanti e se su di essa la pressione mondiale sia ai massimi livelli. Tuttavia, gli analisti hanno evidenziato che dalla Cina non arrivano solo cattive notizie per il pianeta.

Il picco delle emissioni, infatti, è previsto prima del 2030, anno obiettivo per il dragone. La potenza asiatica sta costruendo centrali nucleari più velocemente di qualsiasi altro Paese e ha anche investito molto nelle energie rinnovabili, tanto che può già contare su circa 750 gigawatt di capacità di generazione eolica e solare, circa un terzo del totale mondiale.

Entro la fine del decennio il governo mira ad avere 1.200 GW di tale capacità, più di quella elettrica totale dell’Unione Europea al momento. Non solo, la produzione di acciaio e cemento cinese ad alta intensità di carbonio è in calo. Dopo decenni di costruzione di strade e ferrovie, il governo sta spendendo meno in grandi progetti infrastrutturali e la strategia per il futuro prevede proprio più sviluppo sostenibile e meno peso dei tradizionali settori economici come quello immobiliare e infrastrutturale.

In poche parole, secondo gli osservatori, la fase di sviluppo “più sporca” della Cina è probabilmente alle spalle.

Perché il dragone è ancora un pericolo per il pianeta

La medaglia ha però il suo rovescio. Se è vero che l’impegno cinese nella lotta alle emissioni inquinanti è palese, altrettanto reale è la difficoltà nel trasformare una nazione enorme in un sistema produttivo completamente sostenibile.

La Cina si è impegnata a eliminare le emissioni nette di gas serra entro il 2060, ma il carbone “sporco” fornisce ancora ben oltre la metà dell’energia cinese. Questo dato è in calo rispetto al 70% circa del 2011, ma la quantità di carbone bruciato dalla Cina continua ad aumentare, di pari passo con l’incremento della domanda di elettricità.

L’anno scorso la Cina ha estratto la cifra record di 4,5 miliardi di tonnellate di roccia nera e ha approvato la costruzione di circa due nuove centrali elettriche a carbone ogni settimana. Anche se molte di queste non sono state mai costruite, il punto è che il dragone non si sta allontanando dal carbone così velocemente come gli ambientalisti vorrebbero.

Parte del problema è che il Paese ne ha molto di questo combustibile inquinante. Con poco petrolio e gas, il carbone fornisce alla Cina una fonte sicura di energia. Scavarlo crea posti di lavoro. Anche la costruzione di una centrale a carbone, che sia necessaria o meno, è un modo comune per i governi locali di stimolare la crescita economica.

La rete elettrica cinese è stata inoltre costruita pensando al carbone. Ora, con l’avvento di eolico e solare tutto il sistema dovrà cambiare. Quando c’è un surplus di energia in un punto, si dovrà immagazzinarla o spostarla altrove. Altrimenti la Cina non sarà in grado di ospitare in futuro molte nuove turbine eoliche e pannelli solari. Il cambiamento è rivoluzionario anche per la potenza asiatica.

Attenzione, inoltre, al metano, un potente gas serra. Alcuni Paesi sono in grado di ridurre le emissioni di metano in modi semplici, ad esempio riparando i tubi del gas che perdono. Ma la maggior parte del metano proveniente dalla Cina fuoriesce dalle miniere di carbone o è prodotto dai microbi nelle risaie. Risolvere il problema è difficile senza chiudere le miniere o modificare le pratiche agricole.

Pertanto, al vertice delle Nazioni Unite sul clima del 2021, la Cina ha rifiutato di unirsi a più di 100 altri paesi, tra cui gli Usa, che si sono impegnati a ridurre le emissioni globali di metano di almeno il 30% entro il 2030.

La Cina ha anche chiarito che non si piegherà alle pressioni sul cambiamento climatico. All’inizio di quest’anno Xi Jinping, il suo leader, ha ribadito il suo obiettivo di raggiungere il picco del carbonio entro il 2030 e la neutralità entro il 2060. “Ma il percorso, il metodo, il ritmo e l’intensità per raggiungere questo obiettivo dovrebbero e devono essere determinati da noi stessi”. Nessuna interferenza è ammessa.

Ma la questione climatica è un’urgenza che chiama in causa il mondo e necessita di collaborazione più che mai.