Missili in Polonia, che succede ora? Quali sono gli scenari possibili della guerra in Ucraina

Rosaria Imparato

16/11/2022

16/11/2022 - 15:34

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Quali sono gli scenari possibili della guerra in Ucraina dopo che i missili hanno ucciso due persone in Polonia? E qual è il ruolo della Nato? L’intervista di Alessandro Marrone (IAI) a Money.it.

Missili in Polonia, che succede ora? Quali sono gli scenari possibili della guerra in Ucraina

Non è ancora chiara la provenienza dei missili che hanno colpito un villaggio nella Polonia orientale e che hanno provocato la morte di due persone. Le indagini sono ancora in corso, anche se il presidente Usa Biden ha detto che è «improbabile» che i razzi siano partiti dalla Russia. Un approccio prudente quello statunitense, imitato anche dagli altri paesi occidentali, e in primis dalla Polonia stessa. È la scelta più saggia: finché non si capisce che cosa è successo con precisione è meglio non lanciarsi in dichiarazioni avventate.

Alessandro Marrone, responsabile del programma “Difesa” dell’Istituto Affari Internazionali, ha spiegato a Money.it quali possono essere gli scenari possibili tra Russia e Ucraina, e le eventuali conseguenze a livello internazionale. «Ci vuole cautela. Dobbiamo ricordare che ieri è avvenuto uno dei più grandi attacchi missilistici russi in Ucraina dall’inizio della guerra, con circa 90 missili lanciati. Dopo il sabotaggio del ponte che collega la Crimea alla Russia, quest’ultima ne ha lanciati 81. Dalla primavera in poi ne ha lanciati in media 10-15 al giorno. Da questi numeri a più di 90 c’è una grossa differenza. Dei missili lanciati circa 73 sono stati abbattuti dalla contraerea ucraina» .

I missili in volo vengono colpiti in aria per evitare che questi esplodendo facciano danni ancora più gravi a terra, e a seconda di come va il colpo, si possono frammentare in parti più piccole oppure la loro traiettora può essere deviata. La scorsa notte c’è stata una pioggia di missili, anche di grandi dimensioni, su tutto il territorio ucraino. L’intercettazione aerea dei missili non esclude che i detriti, anche grandi, e con cariche esplosive, arrivino a terra, causando comunque dei danni.

È difficile stabilire dopo poche ore cos’è successo con certezza. «Aggiungo - dice Marrone- che non è stato colpito un obiettivo militare, o simbolico, come un palazzo governativo. È stato colpito un pezzo di campagna e sono morte due persone: non è un’azione di guerra volta a colpire bersagli civili. È per questo che c’è molta cautela, considerando anche la guerra di propaganda della Russia».

«Finora i paesi occidentali, i membri della Nato e quelli dell’Unione Europea hanno scelto un sentiero stretto di sostegno all’Ucraina, sia economico che di mezzi militari, con equipaggiamenti, addestramenti e intelligence, e allo stesso tempo sanzionando la Russia in termini commerciali e di import-export, ma senza essere parte del conflitto, non hanno inviato truppe Nato in Ucraina», sottolinea Marrone.

Cosa farà la Nato? L’intervista ad Alessandro Marrone (Iai)

La situazione è molto delicata: si vuole aiutare l’Ucraina a difendersi, ma si vuole anche mantenere il conflitto circoscritto, all’interno dei confini ucraini riconosciuti (comprendendo i territori del Donbas, della Crimea, tutte le zone attualmente occupate dalle truppe russe), senza travalicare il territorio russo o sconfinare nei paesi Nato confinanti con l’Ucraina.

Questa linea bilanciata e prudente è stata tenuta in modo costante dall’inizio della guerra, quando gli Usa hanno chiarito che ci sarebbero state sanzioni ma senza un intervento militare diretto da parte dei paesi Nato. «È probabile che si continui su questa linea, perché è l’unica che risponde all’esigenza primaria dei paesi Nato: proteggere i propri cittadini e i propri territori».

La sicurezza e l’interesse nazionale vengono prima, spiega Marrone, ma rientra nell’interesse nazionale anche aiutare l’Ucraina: «lasciare che la Russia invada un paese sovrano in Europa, al confine con l’Ue e con la Nato senza muovere un dito vorrebbe dire incentivare la Russia a compiere azioni aggressive simili in Moldova, in Georgia, negli stessi paesi Nato e Ue». Per mantenere questa linea è necessario essere assolutamente certi di quello che è avvenuto, da qui l’impegno a indagini approfondite dai leader del G20, perché solo sulla base di prove evidenti e certe si può accusare o meno la Russia di aver compiuto questo attacco intenzionalmente o se è stato un incidente per effetto della controffensiva ucraina.

Va mantenuta la calma, continua Marrone, e vanno evitate speculazioni. È presto per gli allarmi nucleari: la stessa reazione del governo polacco è stata ponderata, volta soprattutto ad avere una riunione col consiglio di sicurezza nazionale, una consultazione con gli alleati, una riunione in ambito Nato convocata per approfondire il tema e non per prendere posizione. La Polonia, il paese che ha perso due cittadini, è prudente, così come gli Usa e gli altri Stati occidentali. È difficile, invece, interpretare la propaganda russa, con tutte le menzogne e le allusioni del Cremlino.

La Polonia chiederà l’attivazione dell’articolo 5 Nato?

Capire cosa sia successo è importante non solo per definire le responsabilità dell’esplosione, nella quale sono state uccise due persone, ma anche perché la Polonia è un paese membro della Nato, che nell’articolo 5 del suo trattato fondativo prevede un meccanismo automatico di mutua difesa. Nello specifico, l’articolo recita:

“Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti.”

Marrone però spiega che l’attivazione dell’articolo 5 è una decisione politica. In 73 anni di storia della Nato è stato invocato solo una volta, all’indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001. Gli altri paesi si sono mobilitati per aiutare gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, da cui sono scaturite missioni come quelle in Afghanistan. In quel caso, però, si trattava di attacchi che hanno causato migliaia di morti, e con la minaccia del terrorismo islamico che prometteva di continuare a colpire l’occidente. È vero che ci sono state due vittime in territorio polacco, chiarisce Marrone, ma è da valutare se questo viene considerato un attacco contro lo stato polacco come paese (e quindi la Polonia potrebbe chiedere l’attivazione dell’articolo 5, e gli alleati decidere se concordare nell’attivarlo).

Non tutti gli attacchi hanno la stessa gravità, la stessa valenza politica e militare. Anche perché, anche se venisse valutato come attacco russo alla Polonia, non è seguita l’invasione russa del territorio polacco. Per esempio, ricorda Marrone, «né Spagna, né Regno Unito e nemmeno la Francia hanno invocato l’articolo 5 Nato dopo attacchi molto gravi come alla stazione d Madrid, l’autobus di Londra e il Bataclan a Parigi».

La priorità della Nato è quella di dissuadere un attacco russo a un paese membro, ma il compito dell’organizzazione è anche quello di reagire in caso di aggressione. «Se ci fosse attacco volto, per esempio, ai Paesi baltici, ci sarebbe reazione diversa, ma ora non siamo a quel livello. L’articolo 5 ha un valore lealmente vincolante, ma stati membri valutano in base alla gravità dell’attacco e alle informazioni a disposizione».

Il ruolo dell’inverno nel conflitto Russia-Ucraina

La Russia sta ritirando le sue truppe dalla città di Kherson e dalla zona intorno a Kharkiv perché sta perdendo. «Gli ucraini sono meglio addestrati, hanno il morale più alto, combattono per il proprio paese e hanno anche armi occidentali». Insomma, sono meglio organizzati, sia dal punto di vista strategico che tattico-operativo. La Russia, analizza Marrone, ha commesso vari errori, tra cui quello di sottovalutare l’Ucraina. Inoltre, è a corto di equipaggiamenti e il morale delle truppe è molto più basso dopo centinaia di migliaia di morti (e infatti hanno anche cambiato i vertici militari). «Questi sono dati strutturali che non cambiano: probabilmente la Russia continuerà a tenere i terreni occupati, se la controffensiva ucraina non riuscirà a riprenderseli».

La svolta del conflitto ci sarà quando sia la Russia che l’Ucraina non avranno nulla da guadagnare e tutto da perdere dalla continuazione della guerra, e quindi si siederanno al tavolo negoziale con chance realistiche di discussione. Finché una parte dell’establishment russo continua a ritenere che in futuro si potrà ribaltare questa serie di sconfitte, la Russia non si siederà al tavolo dei negoziati, così come finché l’Ucraina penserà di poter liberare i suoi territori occupati continuerà a farlo.

Come si può modificare questo trend militare? Solo se alla Russia riesce una campagna di distruzione delle infrastrutture energetiche ucraine, così da mettere in ginocchio il paese. Ci sta provando da settimane, e l’Ucraina a sua volta ripara i danni causati dai droni e dai missili e va avanti con grandi sacrifici da parte dei cittadini. Qui c’è il punto interrogativo: dipende da come (e se) l’Ucraina riesce a superare l’inverno. Se la Russia riesce ad avere la meglio dal punto di vista energetico sull’Ucraina, si apre un tipo di scenario. Se invece non solo sopravvive all’inverno, ma riesce a riconquistare i suoi territori occupati, allora in primavera l’Ucraina forse starà ancora combattendo, ma vincendo.

Quello che è successo ieri con i due morti in Polonia, conclude Marrone, non è un fattore di svolta, perché non dimostra che la voglia di negoziare ci sia da Russia o da Ucraina. Può suscitare una reazione da parte dei paesi Nato, che però in questo momento sono molto cauti. È ancora tutto da vedere, e nel frattempo la guerra tra Russia e Ucraina continua.

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