I missili dell’Iran possono arrivare a colpire l’Italia?

Simone Micocci

05/03/2026

C’è preoccupazione per cosa sta succedendo in Iran. Italiani preoccupati dai missili: possono arrivare in Italia e colpire le nostre basi Usa? Facciamo chiarezza.

I missili dell’Iran possono arrivare a colpire l’Italia?

La guerra in Iran preoccupa, con bombardamenti continui e minacce di escalation in un panorama geopolitico già altamente instabile. In questo contesto la posizione dell’Italia, almeno per il momento, è quella di mantenere una linea prudente, senza fornire alcun tipo di sostegno diretto all’azione degli Stati Uniti.

Non manca però la preoccupazione da parte degli italiani, spaventati dall’ipotesi che i missili in possesso dell’Iran possano arrivare fino al nostro Paese. D’altronde, in questi giorni tra gli obiettivi di Teheran figurano diverse basi statunitensi e, come noto, diverse si trovano anche in Italia.

Ma i missili dell’Iran potrebbero davvero arrivare da noi? E ci sono possibilità che colpiscano i nostri territori? Per rispondere a questa domanda serve un’analisi tecnica: bisogna guardare alle caratteristiche dei missili di cui sappiamo essere in possesso dell’Iran, valutare a quale velocità viaggiano e quale distanza possono coprire, ma anche capire se l’Italia dispone o meno di sistemi di difesa adeguati per proteggersi da un eventuale attacco.

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I missili dell’Iran possono arrivare in Italia?

Il timore che i missili iraniani possano arrivare fino all’Italia nasce soprattutto dalla gittata di alcuni vettori sviluppati da Teheran. In termini puramente teorici, infatti, esistono sistemi che avrebbero una portata sufficiente a coprire la distanza tra i due Paesi, soprattutto se si prende come riferimento il nord-ovest dell’Iran.

Nel dettaglio, secondo una simulazione basata sui dati di Iran Watch, il portale di monitoraggio del Wisconsin Project on Nuclear Arms Control, esistono almeno tre sistemi missilistici iraniani che, sulla carta, potrebbero raggiungere il territorio italiano. L’analisi parte da un’ipotesi precisa: il lancio dalla zona di Tabriz, città nel nord-ovest dell’Iran dove si trovava una base missilistica utilizzata come riferimento per calcolare la distanza tra i due Paesi.

Il primo sistema preso in considerazione è il Khorramshahr, un missile balistico con una gittata stimata tra 2.000 e 3.000 chilometri, uno dei più avanzati sviluppati dall’industria militare iraniana che, secondo alcune analisi, potrebbe anche essere in grado di trasportare persino una testata nucleare. Nella configurazione con la portata massima, questo vettore potrebbe teoricamente raggiungere alcune regioni del Sud Italia, parte del Centro e del Nord-Est, oltre alla Sicilia.

Un secondo sistema citato nelle simulazioni è il Ghaem-100, un razzo sviluppato nell’ambito del programma spaziale iraniano per il lancio di satelliti. Non nasce come arma militare, ma utilizza tecnologie simili a quelle dei missili balistici a lungo raggio. Proprio per questo motivo alcuni Paesi europei hanno espresso preoccupazione durante i test effettuati negli ultimi anni, ritenendo che queste tecnologie possano essere adattate anche a scopi militari.

Infine viene spesso menzionato il Simorgh, un altro vettore collegato al programma spaziale iraniano e sviluppato con il contributo tecnologico della Corea del Nord. Secondo alcune analisi e organizzazioni di opposizione al regime di Teheran, questo sistema potrebbe essere adattato per trasportare testate militari e avrebbe una gittata potenzialmente sufficiente a raggiungere gran parte dell’Europa.

Un ulteriore elemento da considerare riguarda il sistema di lancio. I missili possono infatti essere installati su Tel (Transporter erector launcher), cioè lanciatori mobili montati su camion militari. Questo significa che i vettori non devono necessariamente partire da una base fissa come quella di Tabriz, ma potrebbero essere lanciati da diverse aree del territorio iraniano, anche da zone più vicine all’Europa, riducendo ulteriormente la distanza da coprire.

I missili dell’Iran possono colpire l’Italia?

Teoricamente, quindi, un missile lanciato dall’Iran potrebbe arrivare in Italia, soprattutto se l’obiettivo fossero infrastrutture militari legate alla presenza statunitense.

Il fatto che alcuni vettori iraniani possano raggiungere queste distanze non significa però che l’Italia sia priva di difese. Il Paese dispone infatti di una rete di sorveglianza e difesa aerea basata su radar di acquisizione e sistemi di intercettazione integrati nel dispositivo della Nato, progettati proprio per individuare e neutralizzare eventuali minacce missilistiche o attacchi con droni.

Questo non equivale però a una protezione assoluta.

Come ha spiegato a Fanpage il generale Giorgio Battisti, già comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della Nato, i missili iraniani con gittata tra 2.000 e 3.000 chilometri potrebbero teoricamente raggiungere le coste meridionali italiane e mettere nel mirino obiettivi sensibili come le basi militari presenti sul territorio. Allo stesso tempo, Battisti richiama la rete di difesa inserita nel sistema Nato, ma avverte che in caso di attacco “qualche missile potrebbe riuscire ad arrivare a destinazione”.

Una valutazione più prudente arriva invece dal generale Vincenzo Santo, già capo di Stato maggiore della missione Nato in Afghanistan, che su Repubblica invita a distinguere tra capacità teorica e probabilità reale. Secondo Santo non è affatto certo che i sistemi oggi in possesso dell’Iran possano colpire efficacemente obiettivi così lontani, e “l’ipotesi resta altamente improbabile”, anche perché per Teheran sarebbe molto più logico concentrare risorse militari su obiettivi più vicini al teatro di guerra.

In altre parole, le probabilità che possano arrivare in Italia ci sono, ma quelle che possa davvero succedere e che un eventuale attacco riesca ad andare a segno colpendo l’obiettivo sono alquanto remote.

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