La prima tranche di licenziamenti annunciata dal colosso tech partirà a maggio, con circa 8.000 esuberi pari al 10% della forza lavoro. È il taglio più grande dal cosiddetto “anno dell’efficienza”.
Meta ha fissato al 20 maggio 2026 la data della prima ondata di licenziamenti, che coinvolgerà circa 8.000 dipendenti, pari al 10% della forza lavoro complessiva di 79.000 persone. Si tratta della prima fase di un piano di riduzione più ampio, la cui portata complessiva non è ancora definita, e che si accompagna a una riorganizzazione interna già in corso, con spostamenti di personale e riassetti dei team.
Non tutti i dipendenti coinvolti nella ristrutturazione usciranno dall’azienda. Una parte verrà reindirizzata verso Meta Small Business, una divisione più recente, segnale che il riassetto riguarda anche la ridistribuzione delle risorse interne verso aree ritenute prioritarie.
Perché Meta licenzia 8.000 dipendenti
L’ondata di maggio non arriva dal nulla. Nell’ottobre 2025 il colosso guidato da Mark Zuckerberg aveva già eliminato circa 600 posizioni nella divisione AI, nell’ambito di una riorganizzazione della leadership. A marzo 2026 erano seguiti altri tagli su team interni alle aree Facebook, recruiting, vendite e Reality Labs. La prima ondata di maggio rappresenta però un salto di scala significativo rispetto a queste riduzioni precedenti e porta il totale dei tagli nell’anno a circa 11.000 posizioni.
I mercati di previsione avevano anticipato la mossa. Su Polymarket, piattaforma di mercati predittivi USA sostenuta da Intercontinental Exchange, i contratti sul numero di dipendenti Meta erano già orientati verso un organico finale sotto le 77.000 unità, prima che la notizia diventasse pubblica. Il titolo aveva guadagnato circa il 3% il giorno in cui era trapelata la prima indiscrezione.
Intelligenza artificiale e riduzione dei costi
Il filo che lega i tagli alla strategia di Meta è la scommessa sull’intelligenza artificiale. L’azienda sta investendo miliardi in infrastrutture AI e la riduzione del personale è uno dei modi con cui intende finanziare quella spesa. Bank of America ha stimato risparmi annualizzati tra i 7 e gli 8 miliardi di dollari dalla ristrutturazione, alzando il proprio obiettivo di prezzo sul titolo a 885 dollari. Gli analisti di Bernstein hanno scritto ai propri clienti che il vantaggio competitivo di Meta sul fronte dell’AI “potrebbe essere insormontabile”.
Lo stesso Mark Zuckerberg aveva anticipato la direzione di marcia all’inizio dell’anno, osservando che progetti che un tempo richiedevano team numerosi possono oggi essere portati a termine da “una singola persona molto talentuosa”. La logica sottesa ai licenziamenti - meno persone, più automazione - accomuna Meta ad altri grandi nomi del settore. Andy Jassy di Amazon aveva scritto ai dipendenti a giugno 2025 che i nuovi strumenti AI avrebbero ridotto l’organico complessivo man mano che l’azienda avrebbe acquisito efficienza. Marc Benioff di Salesforce aveva dichiarato che il proprio staff di supporto era sceso da 9.000 a circa 5.000 unità.
Il confronto con il 2022-2023
Il riferimento resta il cosiddetto “anno dell’efficienza” del 2022-2023, quando Meta eliminò 21.000 posizioni nel tentativo di correggere la sovraespansione del periodo pandemico. I tagli di maggio non raggiungeranno quella soglia, ma si collocano nella stessa categoria per entità e impatto simbolico.
Il quadro più ampio del settore conferma la tendenza. I dati aggregati indicano oltre 95.000 licenziamenti nel comparto tecnologico dall’inizio dell’anno, contro circa 30.000 nello stesso periodo del 2025. Un’indagine condotta da Duke University e dalla Federal Reserve su oltre 750 direttori finanziari ha tuttavia rilevato che oltre l’80% delle aziende non ha ancora registrato guadagni di produttività dall’uso dell’AI, pur proiettando circa 502.000 tagli attribuibili all’intelligenza artificiale negli Stati Uniti nel 2026, nove volte il dato del 2025.
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