Il Messico può diventare la nuova Dubai. Grazie alle sue miniere d’oro

Ilena D’Errico

23 Giugno 2026 - 20:49

Le miniere d’oro messicane potrebbero rendere il Paese la nuova Dubai, ma perché non è già successo e cosa potrebbe cambiare?

Il Messico può diventare la nuova Dubai. Grazie alle sue miniere d’oro

Il Messico è il principale produttore mondiale di argento, un primato che spesso oscura le grandi quantità di oro del Paese. Potrebbe diventare la nuova Dubai grazie alle sue miniere d’oro, se non fosse che sono prevalentemente in mano a società straniere. È emblematico il caso della miniera di Peñasquito, con riserve già campionate in grandi quantità:

  • 99,5 milioni di tonnellate d’oro;
  • 700.000 tonnellate di piombo;
  • 1.500.000 tonnellate di zinco.

Ancora più esorbitanti le riserve stimate, pari a 52,8 tonnellate di oro, 1,4 milioni di tonnellate di zinco e 6.068 tonnellate d’argento. Questa è infatti la quinta miniera d’argento più grande del mondo, ma le sue ricchezze non sono da poco neanche per quanto riguarda il resto della produzione mineraria.

Di fatto, la miniera di Peñasquito garantisce da sola un’ampia fetta della produzione mineraria messicana, arrivando addirittura al 30% dell’oro prodotto dal Messico e generando ogni anno 1,66 miliardi di euro. Negli anni la miniera di Peñasquito ha effettivamente contribuito fortemente all’economia messicana, ma non quanto avrebbe potuto fare se lo sfruttamento fosse rimasto dentro i confini nazionali. Al contrario, e non stupisce, la miniera più promettente del Paese è di proprietà di una società americana, la Newmont Corporation.

Il Messico potrebbe diventare la nuova Dubai…

Come anticipato, la miniera di Peñasquito è di proprietà della Newmont Corporation, che l’ha acquisita dalla Goldcorp nel 2019. È un complesso minerario davvero enorme, produce oro, argento, piombo e zinco dal 2009 in quantità esorbitanti. Secondo i dati della società statunitense, in particolare, ogni anno vengono prodotti:

  • 28 milioni di once di argento;
  • 451.000 once di oro;
  • 231.000 once di zinco;
  • 98.000 once di piombo.

Ci viene così confermato che il Messico ha delle risorse invidiabili, che sulla carta potrebbero garantirgli una prosperità non tanto diversa dal lusso di Dubai, se non fosse che il contesto è completamente diverso. Il controllo statunitense non è certo arrivato per caso, trovando un terreno fertile nelle difficoltà strutturali messicane e nell’instabilità governativa. Per sfruttare le miniere a livello nazionale servirebbero risorse da investire, tecnologie avanzate e soprattutto un controllo centralizzato solido. Il Messico ha senza dubbio affrontato una crescita esponenziale in questi anni, ma ancora arranca a causa della criminalità e della frammentazione interna, con il sistema di cessioni alle aziende estere - accettato per ottimizzare le capacità interne in mancanza di risorse - non fa che impoverire ulteriormente il Paese.

…ma si arricchisce solo Washington. Ancora per poco?

Naturalmente, il Messico continua a ricevere i diritti di sfruttamento minerario, ma è una fetta esigua rispetto ai profitti miliardari delle società straniere e soprattutto si disperde per l’assenza di un piano di reinvestimento solido e a lungo termine. La ricchezza resta potenziale o si consolida in modo circoscritto, come il bonus di partecipazione agli utili da poco concesso ai minatori arrivato fino a 75.000 euro a testa. Il benessere non arriva però a espandersi a livello nazionale, se non per l’entrata esigua delle concessioni e i circa 2.600 posti di lavoro creati dalla miniera di Peñasquito, sotto il peso dei rigidi trattati firmati con Stati Uniti e Canada per il libero scambio. Oltre alle conseguenze finanziarie, peraltro, questo sfruttamento minerario intensivo sta progressivamente impoverendo il territorio.

Proprio la miniera di Peñasquito, nonostante le sue grandi ricchezze, sta generando un forte dibattito all’interno del Paese per il massiccio uso di acqua che lascerà i terreni inutilizzabili economicamente, per non parlare dell’inquinamento. Gli Stati Uniti, d’altro canto, ottengono massicci profitti dalle miniere messicane e riescono contestualmente a mantenere un’influenza considerevole nello Stato. C’è però da dire che il Messico ha preso una svolta considerevole con il nuovo governo, intenzionato a rivedere il meccanismo delle concessioni nel limite degli accordi internazionali, revocando un migliaio di concessioni per ragioni ambientali e chiudendo le porte a nuovi contratti ai privati. Se questa strada sarà seguita com’è iniziata potrà davvero cambiare qualcosa.

Argomenti

# Oro