Messaggi vocali su WhatsApp, è legale condividerli con altre persone?

Ilena D’Errico

4 Luglio 2026 - 18:40

Ecco cosa c’è da sapere sulla condivisione di messaggi vocali su WhatsApp ad altre persone: è legale inoltrarli? e farli solo sentire?

Messaggi vocali su WhatsApp, è legale condividerli con altre persone?

WhatsApp ha cambiato la comunicazione e ancora di più lo hanno fatto i suoi messaggi vocali, accessibili come una telefonata ma pratici da ascoltare quando e quanto si vuole. A differenza della classica chiamata per cui bisogna premunirsi di registrare, inoltre, gli audio sono facilmente condivisibili con altre persone, sia inoltrando i messaggi che facendoli ascoltare direttamente dal proprio dispositivo. È un gesto così rapido e automatico che viene fatto con noncuranza, ma quando si sposta la prospettiva e si pensa alle proprie parole che arrivano alle orecchie di sconosciuti cambia tutto. Nessuno vorrebbe che uno sfogo, un’informazione confidenziale o comunque privata finisse alla mercé di chiunque e a volte la fiducia nel destinatario non è sufficiente, anche perché appunto il tema è spesso sottovalutato. Vediamo quindi cosa prevede la legge in merito e come difendersi.

È legale condividere con altri un messaggio vocale?

Facilità e abitudine non rendono automaticamente un comportamento legale, tanto che il tema dei messaggi inoltrati a terzi (o pubblicati attraverso social e siti web) è spesso nelle aule di tribunale. Spesso si trascura la delicatezza dell’argomento perché il messaggio vocale non contiene immagini della persona né dati come invece potrebbe fare uno screenshot dei messaggi di testo. Senza dubbio condividere le immagini di una persona senza il suo consenso e altri suoi dati personali è illecito, fatti salvi i casi e i limiti previsti dalla legge, ma resta il fatto che la corrispondenza è privata, inoltre anche la voce è considerata un dato biometrico.

Di conseguenza, non è possibile inoltrare un messaggio vocale a persone terze, a cui non era destinata la corrispondenza, a meno di ricevere il consenso del diretto interessato. Le sentenze n. 5334/2025 e 5936/2025 della Cassazione, per esempio, hanno giudicato l’inoltro di un messaggio a terzi da parte di un partecipante a una chat di gruppo come una violazione della corrispondenza. La situazione peggiora ulteriormente quando il contenuto del messaggio è potenzialmente lesivo dell’onore e della reputazione del mittente, anche in relazione al destinatario della condivisione illecita, potendo configurare anche il reato di diffamazione. In assenza di diffamazione, invece, commette reato di violazione della corrispondenza solo chi ascolta il messaggio altrui e non anche chi lo condivide (ammesso che fosse un destinatario legittimo), che è comunque responsabile di un illecito.

C’è inoltre la violazione della privacy, ogni volta in cui il messaggio contiene dati personali del mittente che lo stesso non ha acconsentito a condividere. In linea generale, quindi, è sempre illegale condividere un messaggio vocale senza consenso (fatto salvo il diritto di cronaca e comunque nei limiti dello stesso). La voce è infatti un dato personale e per questo da tutelare, soprattutto con le nuove tecnologie. Sarebbe diverso nel caso di un semplice messaggio di testo, che può essere privato dei dati e condiviso liberamente se il contenuto lo consente. In assenza di diffamazione, quindi in circostanze neutre o informazioni di pubblico dominio, è invece lecito far sentire il messaggio vocale a terzi dal proprio smartphone.

Come difenderti?

Al di fuori delle ipotesi di reato, per le quali si può procedere penalmente, il classico rimedio contro i messaggi condivisi senza autorizzazione è la richiesta di un risarcimento. Ma attenzione: la giurisprudenza ha più volte chiarito che la mera violazione non riconosce automaticamente un risarcimento, per il quale è invece necessario che ci sia stato anche un danno, di cui deve essere provato il nesso causale rispetto alla condotta. Ecco perché, ammesso che i contenuti non siano lesivi, la condivisione dei messaggi vocali è spesso impunita. Si tratta sovente di condivisioni limitate a una sola persona terza, prive di dati personali oltre alla voce. Naturalmente, il risarcimento arriva invece a cifre considerevoli se lede il mittente del messaggio vocale, a seconda del contenuto e delle circostanze di diffusione.

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