Nei mercati trionfa il dollaro. E la Cina delude ancora

Violetta Silvestri

7 Settembre 2022 - 08:31

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I mercati finanziari globali restano avvolti dalle turbolenze: dollaro sempre più forte, crisi energetica in Europa e una Cina che stenta a riprendere il ritmo di crescita spingono in basso le azioni.

Nei mercati trionfa il dollaro. E la Cina delude ancora

Mercati finanziari globali alle prese con le profonde incertezze sulla ripresa.

La prospettiva di un’aggressiva stretta monetaria della Federal Reserve ha alzato l’indicatore del dollaro a un altro record oggi, danneggiando azioni e materie prime e stimolando gli sforzi in Asia per arginare la debolezza valutaria.

Le azioni globali sono diminuite nell’ultima settimana e mezzo, con i trader concentrati sulla prospettiva di tassi di interesse elevati e sostenuti nonostante un rallentamento economico. Le preoccupazioni si stanno aggravando dopo che la Cina ha pubblicato dati commerciali peggiori del previsto per agosto.

Sotto i riflettori ci sono soprattutto le Borse europee, che stanno lottando negli ultimi giorni a causa dei crescenti timori per la crisi energetica della regione. Mosca ha dichiarato che sospenderà le forniture di gas attraverso il gasdotto Nord Stream 1 fino a quando l’Occidente non avrà revocato le sanzioni. Domani, inoltre, torna la Bce con nuovi annunci sulla politica monetaria.

L’incertezza spinge il dollaro

La forza del biglietto verde, alimentata dall’aumento dei rendimenti dei Treasury e dalle preoccupazioni per le prospettive economiche, si sta diffondendo in tutto il mondo, portando a condizioni finanziarie più restrittive che potrebbero ulteriormente minare le attività di rischio.

L’indice del dollaro è schizzato oltre i 110 punti stamane e il rendimento dei titoli di Stato Usa a 30 anni è stato il più alto dal 2014, a causa di un’ondata di vendite di obbligazioni esacerbata dalle scommesse su altri 75 punti base di aumento dei tassi di interesse della Fed per contrastare l’inflazione elevata.

Da evidenziare, oltre all’inasprimento delle impostazioni monetarie e a un dollaro apparentemente inarrestabile, che i mercati stanno lottando con una crisi energetica debilitante in Europa e con i blocchi del Covid in Cina. In questa cornice c’è apprensione sugli utili delle società, visti in significativo ribasso.

Nelle materie prime, il greggio è precipitato ai minimi da gennaio e il minerale di ferro ha esteso i ribassi. Bitcoin ha flirtato con un test dei minimi dell’anno e l’oro è sceso sotto i 1.700 dollari l’oncia.

La Cina rallenta ancora: i dati sul commercio deludono

Gli ultimi dati hanno mostrato che la crescita delle esportazioni cinesi è rallentata più del previsto ad agosto, aggiungendo segnali di un’economia mondiale in declino.

Nel dettaglio, import ed export del dragone hanno perso slancio, con una crescita che ha notevolmente mancato le previsioni poiché l’aumento dell’inflazione ha paralizzato la domanda estera e le ondate di caldo e di Covid hanno interrotto la produzione, riaccendendo i rischi al ribasso per l’economia già vacillante del gigante asiatico.

In numeri, le esportazioni della Cina sono aumentate del 7,1% ad agosto rispetto all’anno precedente, rallentando da un aumento del 18,0% a luglio, secondo i dati ufficiali della dogana mostrati mercoledì, ben al di sotto delle aspettative degli analisti per un aumento del 12,8%.

L’indebolimento dello yuan, che ha recentemente toccato i minimi degli ultimi due anni, non ha stimolato la crescita delle esportazioni cinesi, evidenziando la debole domanda estera.

Le importazioni sono state nuovamente tiepide, in aumento solo dello 0,3% ad agosto dal 2,3% del mese precedente e ben al di sotto della previsione di un aumento dell’1,1%. Sia le importazioni che le esportazioni sono cresciute al ritmo più lento degli ultimi quattro mesi.

La debole domanda interna, frenata dalle peggiori ondate di caldo degli ultimi decenni, da una crisi immobiliare e da consumi fiacchi, ha paralizzato l’import.

Intanto, la banca centrale lunedì ha dichiarato che taglierà la quantità di riserve valutarie che le istituzioni finanziarie devono detenere, una mossa volta a rallentare il recente deprezzamento dello yuan.

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