Mercati in bolla speculativa dopo la vittoria di Trump? “Disastro in vista”

Laura Naka Antonelli

12/11/2024

Attenti al rally post vittoria Trump alle Elezioni USA. Parla l’esperto che ha creato un fondo che batte il 97% delle rivali.

Mercati in bolla speculativa dopo la vittoria di Trump? “Disastro in vista”

Wall Street in preda alla bolla Trump?

Dopo la vittoria del tycoon repubblicano alle Elezioni USA a Wall Street, così come in altri mercati, si sono inanellate sessioni continue di buy: forse anche troppo, secondo qualche esperto.

Gli acquisti scatenati non si sono riversati soltanto su quelle azioni considerate vincitrici, in quanto direttamente interessate dalla prossima presidenza di Trump: come Tesla-TSLA, per citare l’esempio più illustre, o le crypto stocks, ovvero quelle azioni che stanno balzando pregustando la deregulation trumpiana che, secondo diversi analisti, farà la fortuna del Bitcoin e del mondo delle criptovalute.

A brindare è stato l’intero mercato azionario USA, come confermano i continui massimi storici che sono stati testati ripetutamente fino a ieri, in particolare dagli indici azionari S&P 500 e Nasdaq Composite.

Wall Street inondata da boom di buy, ma qualcuno inizia a dire basta

Il risultato della raffica di buy è che lo S&P 500 è salito fino a oltre la soglia dei 6.000 punti, mentre il Nasdaq Composite ha toccato nuovi record sfondando i 19.000 punti.

Il motivo di tanto ottimismo è stato il senso di sollievo che i trader hanno provato nel contastare che le Elezioni USA non hanno dato alcun esito incerto: la vittoria di Trump è stata netta, fattore che ha allontanato subito la minaccia di un risultato poco chiaro del voto, che avrebbe portato incertezza sui mercati.

Eppure qualcuno inizia a dire basta, avvertendo addirittura che Wall Street rischia di incorrere in “un disastro”.

Non si tratta certo di uno qualsiasi: lui è Bill Smead, fondatore di Smead Capital Management, che ha lanciato un avvertimento sul rischio bolla che l’azionario USA starebbe correndo. La storia di Bill Smead è una storia di successo come dimostra il fatto che, nel corso di questi ultimi 15 anni, il suo fondo Smead Value Fund (SMVLX), stando ai dati di Morningstar, ha battuto il 97% dei fondi rivali.

L’esperto ha citato la stessa lezione impartita dalla storia, ricordando cosa accadde quando a vincere le Elezioni USA di un bel po’ di anni fa fu Ronald Reagan.

La storia insegna: la reazione di Wall Street alla vittoria di Ronald Reagan

Anche in quel caso, Wall Street brindò alla vittoria del candidato repubblicano all’Election Day - che si tenne 44 anni fa, nel novembre del 1980, forte - così come è avvenuto quest’anno - di un rally che l’aveva accompagnata dal marzo di quell’anno, pari a +29% fino al giorno delle Elezioni.

Tuttavia, dopo il brindisi alla vittoria di Ronald Reagan, non solo l’euforia si dissolse, ma Wall Street entrò addirittura in una fase di mercato orso, che durò, ha ricordato Smead, fino al luglio del 1982, portando l’indice S&P 500 ad affondare del 27%, a causa della recessione che si abbatté sull’economia degli Stati Uniti. E la capitolazione della borsa USA avvenne nonostante il rapporto P/E a 12 mesi fosse nel 1980 pari a 7,5 volte, rispetto alle 24 volte di oggi.

Il parallelismo tra la presidenza di Ronald Reagan e quella di Donald Trump ha ancora più senso, ha fatto notare Smead, se si considera che l’agenda economica di Reagan era molto simile a quella che il tycoon repubblicano vuole adottare, in quanto imperniata sulla deregulation e sul taglio delle tasse: ma proprio questi due fattori, che secondo molti analisti dovrebbero in teoria far salire Wall Street, non sono bastati a Reagan.

Smead ha poi spiegato, riferendosi alle condizioni attuali in cui versa Wall Street che, a suo avviso, i buy sfrenati che hanno fatto la fortuna dell’azionario USA nelle sessioni immediatamente successive all’Election Day hanno gonfiato ulteriormente una situazione di rischio già presente sull’azionario.

Trump Bump ha esacerbato condizione già a rischio per Wall Street

Quel “Trump bump” di Wall Street, così come è stato definito - che ha visto l’indice Dow Jones balzare del 3,5% in una sola sessione, e lo S&P 500 e il Nasdaq Composite puntare continuamente verso l’alto - ha reso dunque ancora più probabile l’avvento di un bagno di realtà per gli investitori che hanno continuato a scommettere sui mercati azionari.

In poche parole, la vittoria di Trump non ha fatto altro che esarcerbare una condizione già presente in cui Wall Street era salita troppo.

Il disastro è dietro l’angolo”, ha così profetizzato il fondatore di Smead Capital Management, ricordando anche quanto scritto da Goldman Sachs.

La divisione di ricerca di Goldman Sachs ha avvertito infatti appena un mese fa che lo S&P 500 potrebbe garantire su base annua, nel corso dei prossimi 10 mesi, un ritorno su base annualizzata pari ad appena il 3%, praticamente meno di quanto al momento i Treasury rendono oggi.

Smead ha motivato il suo allarme dando anche un’altra motivazione, oltre a quella delle valutazioni dei titoli: il livello storicamente elevato della stessa euforia degli investitori, confermato da un parametro ad hoc, ovvero dalle quote di azioni che sono in mano alle famiglie americane.

Si tratta di una cifra decisamente importante, ha fatto notare il gestore, che si aggira attorno al 42% di tutti gli asset in mano in questo momento alle famiglie. La percentuale fa la storia in tutti i sensi, in quanto è la più alta mai testata in precedenza.

Livelli particolarmente consistenti si sono manifestati in altre occasioni ben note, e di certo non di buon auspicio: durante l’apice della bolla dot-com; quando l’azionario testò i massimi nel 2007 prima che la crisi finanziaria decretasse l’avvento della Grande Recessione; nel 2021, prima che Wall Street crollasse del 25%.

Bolla peggio di quella dot-com?

La cosa peggiore è che, secondo Smead, stavolta la bolla potrebbe essere peggiore rispetto a quella dot-com: “in quel momento, furono soprattutto i titoli hi-tech a riportare un trend stellare. Stavolta, si tratta sia dei titoli tecnologici che di qualsiasi altra cosa”.

Il veterano di Wall Street ha citato a tal proposito il caso CostCo, la grande catena retail di alimentari made in USA: “Vi assicuro che il titolo CostCo non era certo scambiato a un valore pari a 53 volte gli utili, alla fine del ’99”.

Occhio anche all’alert che è stato lanciato da Dave Sekera, strategist senior dei mercati di Morningstar, che ha già detto che, a suo avviso, gli investitori dovrebbero evitare di prendere decisioni affrettate in questa fase immediatamente successiva all’esito delle Elezioni USA.

Sekera ha citato lo stesso modello di valutazione di Morningstar, secondo il quale lo S&P 500 è al momento più costoso di quanto lo sia stato l’80% delle volte dal 2010.

Infine, sempre citando le recenti analisi di Goldman Sachs, Smead ha messo in evidenza che, se nel breve termine non ci sarà probabilmente un grande impatto, nel corso dei prossimi 10 anni le valutazioni a quanto pare estreme delle azioni smorzeranno la portata dei guadagni degli investitori. “Non diventerete ricchi puntando sul quarto maggiore episodio di euforia finanziaria degli ultimi 100 anni dello S&P 500. Non diventerete ricchi, ma diventerete poveri”, ha sentenziato il guru.