Mercati emergenti: la guerra commerciale non ostacolerà la crescita

La guerra commerciale non avrà il potere di ostacolare la crescita dei mercati emergenti, malgrado le inevitabili ripercussioni per le società. Il punto

Mercati emergenti: la guerra commerciale non ostacolerà la crescita

La guerra commerciale non ostacolerà la crescita dei mercati emergenti.
A osservarlo è Penelope Foley, co-gestore del fondo TCW, asset manager globale basato a Los Angeles.

Foley ritiene che l’aumento del protezionismo non potrà avere come effetto l’arresto della crescita degli EM, anche se evidenzia una situazione diversa, più complicata, per tutti quei Paesi che dipendono in larga misura dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, come Messico e Vietnam.

Mercati emergenti: quale sarà la reazione alla guerra commerciale?

Il tracollo delle valute, unito allo scivolamento dell’indice MSCI Emerging Markets stabilmente al di sotto dei 1.100 punti, hanno portato spesso gli analisti a sottolineare quanto il caos in arrivo dal conflitto commerciale Cina-USA stia pesando sui mercati emergenti.

Ma non si tratta certo dell’unico fattore in ballo al momento, considerando il più veloce restringimento della politica monetaria della Fed e l’impennata del prezzo del petrolio, elementi che hanno certamente effetti da non sottovalutare sugli EM. Effetti che però - secondo Foley - non vanno in direzione di un blocco di queste economie:

“[Il conflitto commerciale] colpirà le aziende sia nelle economie emergenti che in quelle sviluppate. Tuttavia, ad eccezione di alcuni mercati che dipendono fortemente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti (come Messico e Vietnam), non riteniamo che l’aumento del protezionismo di per sé sia sufficiente a far deragliare la crescita di questi Paesi”.

Secondo l’esperta, Washington e Pechino non saranno in grado di risolvere nel breve periodo i loro conflitti. Le difficoltà di un accordo tra i due Paesi arrivano in primis dalle richieste in molti casi poco chiare dell’amministrazione Trump, che di fatto è riuscita a palesare in maniera efficace solo il suo obiettivo: ridurre il deficit commerciale bilaterale con la Cina.

Fooley nota come la gestione del Presidente USA vada avanti perlopiù tramite minacce, cosa che ha reso più difficile la conclusione di accordi per i politici della Cina e di molti altri Paesi. Questo porterà a un inevitabile scambio reciproco di dazi. Tuttavia, la crescita degli EM sarà sempre maggiore rispetto a quella dei Paesi sviluppati in futuro:

“La crescita superiore al trend negli Stati Uniti (caricata a turbo dallo stimolo fiscale) e in Europa, insieme all’ancora solida espansione della Cina, forniscono un’importante base per lo sviluppo dei mercati emergenti, e ci aspettiamo che il divario di espansione rispetto alle economie sviluppate si allargherà nei prossimi anni”.

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