Perché i mercati “ignorano” l’attacco in Siria?

I mercati alla prova dell’attacco aereo sferrato da Stati Uniti, Francia e Regno Unito contro la Siria. Quali conseguenze dall’offensiva?

Perché i mercati “ignorano” l'attacco in Siria?

I mercati finanziari di nuovo alla prova delle tensioni geopolitiche internazionali.

Gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito hanno sferrato un attacco aereo nella giornata di sabato, indirizzando 105 missili contro la Siria, o meglio, contro le armi chimiche di Assad, per dirla con le stesse parole dell’offensiva.
Quest’ultima ha avuto l’obiettivo di rispondere a quel presunto attacco avvenuto lo scorso 7 aprile a Douma, nel quale sono morte circa 100 persone a causa dell’utilizzo di armi chimiche.

I mercati asiatici hanno viaggiato contrastati nella prima sessione della settimana, mentre il prezzo del petrolio è tornato a perdere quota. Il tutto ha segnalato un certo grado di tranquillità, se non di assuefazione, da parte degli investitori, che non hanno dato vita a nessun pesante sell-off.

Questo il tweet di Trump con il quale il presidente ha mostrato tutto il suo orgoglio verso un «attacco aereo perfettamente eseguito» grazie al supporto della Francia e del Regno Unito contro la Siria. «Missione compiuta!», ha concluso il tycoon.

La reazione dei mercati all’attacco in Siria

Come molti hanno evidenziato fino a questo momento, l’attacco in Siria non ha particolarmente scosso l’andamento dei mercati internazionali in quanto già largamente anticipato da alcuni tweet di Donald Trump.

Nessuno sta ad oggi temendo conseguenze di nota e questo perché gli attacchi sono stati mirati e né la Russia né l’Iran hanno ancora risposto con azioni concrete agli Stati Uniti, alla Francia e al Regno Unito.

“Avevamo avvertito che azioni del genere non sarebbero state esenti da conseguenze. Tutta la responsabilità di esse ricade su Washington, Londra e Parigi. Insultare il presidente russo è inaccettabile e inammissibile,”

è stato il commento dell’ambasciatore russo negli USA Anatoly Antonov. Un commento che tuttavia è stato praticamente ignorato.

Tra gli osservati speciali sul mercato dopo l’attacco in Siria, il prezzo del petrolio è tornato a perdere quota nelle ultime ore. Le quotazioni hanno risentito in parte della cautela oggi osservata tra gli investitori e in parte del nuovo aumento degli impianti di produzione USA, saliti così su quota 815, la più alta da marzo 2015 secondo Baker Hughes.

La Siria non è sicuramente uno dei più importanti produttori di greggio al mondo, ma le tensioni nell’area mediorientale imporranno comunque un attento monitoraggio del prezzo del petrolio. Al momento della scrittura il Brent perde l’1% su quota $71,84, mentre il Wti scambia con un rosso dello 0,86% su quota $66,81.

“Gli investitori continuano a temere l’impatto di un conflitto più ampio in Medio Oriente”,

hanno ribadito da ANZ Bank.

Se il prezzo del petrolio continuerà ad essere monitorato con attenzione, anche il mercato azionario non mancherà di attirare lo sguardo di esperti e osservatori. Le prime a reagire all’attacco in Siria (semplicemente per i diversi orari di apertura) sono state le Borse asiatiche che hanno avviato la prima sessione della settimana in maniera decisamente contrastata.

Se il mercato azionario di Giappone e Australia è avanzato, quello di Hong Kong e quello cinese hanno registrato le perdite maggiori. Al momento della scrittura lo Shanghai perde l’1,64% e l’Hang Seng l’1,63%. Il Kospi e il Nikkei hanno registrato rispettivamente un +0,12% e un +0,29%. L’S&P/ASX 200 ha chiuso a -0,10%.

Lo Yen dal canto suo è rimbalzato, ma l’apprezzamento è stato determinato da alcuni sondaggi sul crollo del supporto al governo di Shinzo Abe, che ha fino ad oggi favorito una valuta debole.

L’oro, invece, ha continuato a guadagnare terreno seppur senza lasciar intravedere rally improvvisi e stupefacenti in quanto bene rifugio per eccellenza. Al momento della scrittura la quotazione del metallo giallo scambia in ribasso dello 0,10% su quota $1.344,11 l’oncia.

“C’è stata molta paura in merito ad una possibile escalation che tuttavia non si è verificata fino ad ora. Bisognerà vedere quanto ancora avanzeranno i mercati in virtù di questo fattore specifico - se e quando la Russia rispenderà”,

ha affermato Callum Henderson, managing director di Eurasia Group.

I mercati, per dirla in altre parole, non hanno lasciato intravedere alcuna reazione di nota dopo l’attacco in Siria. Tutti gli occhi saranno ora puntati su una possibile reazione della Russia di Putin. In quel caso i timori degli investitori potrebbero emergere in maniera più evidente.

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