È sempre importante fare il punto dei settori che performano di più sui mercati finanziari. In termini sia di Paesi sia di settori.
La prima fotografia relativa al 2026 e quindi ai primi due mesi evidenzia un verdetto netto.
Chi vince il confronto?
A sorpresa la Corea e quindi tutti i vari ETF che replicano Seul e dintorni. Su Borsa Italiana sono in totale otto, con caratteristiche diverse. Di qui performance differenti fra i vari replicanti. Il primo in classifica è l’iShares Msci Korea (Isin IE00B5W4TY14), che è anche quello di dimensioni maggiori. Replica i titoli a più elevata capitalizzazione ma ha come valuta di denominazione l’Usd. Logicamente l’indice replica azioni nella divisa nazionale, il won. Non c’è solo l’ottima performance da inizio 2026 (+33,8%) da segnalare ma anche quella ben più rilevante a un anno, semplicemente strepitosa (+122%).
A cosa si deve tutto questo?
A una popolazione molto propensa a investire in Borsa, al punto tale che in Asia la si è soprannominata “esercito di formiche del trading”. In effetti ciò dipende anche da un’elevata propensione alle tecnologie e alle app dell’intelligenza artificiale. C’è però ora un segnale preoccupante. Il listino principale, il Kospi, è crollato letteralmente di quasi il 20% in due sedute, a seguito delle tensioni mediorientali. Ciò ha fatto temere che si stesse assistendo a una bolla, destinata a sgonfiarsi.
Al secondo posto nella graduatoria dei "best performer”?
Il settore delle società impegnate nell’esplorazione e produzione del petrolio. È un mondo in piena trasformazione, complici le evoluzioni tecnologiche e le pressioni da guerra mediorientale. In quest’ambito si sono evidenziati due ETF: il VanEck Oil Services (Isin IE000NXF88S1), con un +35,3% su due mesi, e l’Invesco US Energy Sector (Isin IE00B435CG94), con un +24,8%. Il secondo si caratterizza per una quotazione molto elevata, scambiando oltre i 650 Usd, con una lunga storia alle spalle.
Terzo infine?
A sorpresa il mondo dell’estrazione di uranio, che ha perfino battuto quello dei produttori di oro. L’HANetf Sprott Junior Uranium Miners (Isin IE00075IVKF9) – relativo alle società di piccole e medie capitalizzazioni – ha raddoppiato di prezzo nell’arco di un anno, con un “minore” +33% da inizio 2026.
Petrolio e uranio risulteranno ancora interessanti nei prossimi mesi?
Sì ma dobbiamo fare presente che in entrambi i casi si tratta di ETF che replicano l’azionario dell’industria estrattiva e non le materie prime. La differenza è sostanziale, sebbene ci siano logicamente relazioni fra la prima e le seconde, pur con tempistiche non sempre coincidenti.
I settori emergenti da valutare sempre con gli ETF
Ce n’è uno un po’ diverso in un contesto correlato con l’intelligenza artificiale. Va valutato soprattutto perché è innovativo.
Di cosa si tratta? Del Robeco NextGen Global Small-Cap (Isin IE000OHXGWO8), ora quotato su Borsa Italiana. Le small cap (piccole capitalizzazioni) globali sono uno dei segmenti più ampi del mercato azionario ma risentono anche di una copertura poco efficiente da parte degli analisti. Con migliaia di società, valutazioni relativamente carenti e indici non sempre efficaci, l’asset class offre un terreno fertile per le strategie attive. Il nuovo ETF di tale tipo di Robeco si avvale dell’apprendimento automatico per identificare le opportunità offerte da questo ampio universo, individuando in modo dinamico le caratteristiche più importanti per ciascun titolo. La strategia è in grado di scoprire la presenza di schemi che altri modelli potrebbero ignorare, creando un contesto ideale per la generazione di alpha, che consiste nell’individuare titoli che sovraperformino il proprio indice di riferimento, offrendo buoni rendimenti rispetto ai rischi di mercato. Dato che neppure i modelli di IA più avanzati possono però prescindere dal giudizio umano, soprattutto in condizioni estreme o impreviste, i gestori di portafoglio di Robeco si sono dati il compito di verificare la costante validità delle ipotesi generate dall’intelligenza artificiale.
Le small cap
Naturalmente quello delle small cap è un asset molto volatile e correlato all’andamento dell’economia mondiale.
Negli ultimi anni non ha sovraperformato, come accaduto invece per le grandi capitalizzazioni. Vediamo il caso dell’ETF Ishares Msci Emu Small Cap (Isin IE00B3VWMM18), relativo all’area europea. Ha come valuta di denominazione naturalmente l’euro. Nell’ultimo anno ha accelerato al rialzo (+21,5%) con una buona progressività ma l’accelerazione è avvenuta quasi solo da metà 2025, mentre precedentemente il settore era rimasto calmo.
Quanto è strategico?
Lo è in ottica di diversificazione di un portafoglio. Di solito gli investitori tendono a concentrarsi troppo sull’azionario delle big, soprattutto dopo la sbornia da intelligenza artificiale. Ora è meglio differenziare l’economia su cui si punta, sebbene si debba tenere conto che la specifica volatilità delle small cap è una variabile spesso di non facile gestione.
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