Meno spese e più risparmi. Perché la nuova crisi spaventa i giovani ma non gli anziani

Laura Pellegrini

13 Maggio 2026 - 11:19

Il 70% degli italiani avverte nella quotidianità gli effetti della crisi geopolitica. Giovani e anziani adottano strategie diverse per affrontare la situazione.

Meno spese e più risparmi. Perché la nuova crisi spaventa i giovani ma non gli anziani
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La crisi energetica, il conflitto in Medio Oriente e le tensioni geopolitiche mondiali stanno lentamente modificando le abitudini di consumo degli italiani con notevoli differenze in base all’età e alla collocazione geografica. Di fronte a un aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime, delle bollette, dei trasporti e dei beni essenziali, gli italiani adottano maggiore cautela e decidono di tagliare le spese superflue.

Secondo il nuovo sondaggio di Noto Sondaggi commissionato da Il Sole 24 Ore, 8 intervistati su 10 prevedono un peggioramento nei prossimi mesi, mentre 7 su 10 hanno già registrato gli effetti economici dell’instabilità geopolitica. Questo ha richiesto un cambiamento nelle abitudini di consumo e soprattutto la necessità di un risparmio più consapevole e organizzato. Ma non è sempre facile.

L’indagine fotografa un Paese in cui la crisi geopolitica globale (dalle tensioni nel Golfo Persico alla guerra in Ucraina, passando per la battaglia sui dazi) ha già prodotto effetti concreti sul portafoglio degli italiani. Eppure, a leggere bene i dati, emerge una frattura generazionale sorprendente: i giovani sono più spaventati riguardo al futuro, ma anche più reattivi nel presente e più pronti a sacrificarsi. Gli anziani, invece, sembrano reggere l’urto con una stoicità che ha radici profonde.

Meno spese e più risparmio: 7 italiani su 10 sentono la crisi in casa

Il dato più significativo che emerge dall’indagine è proprio la portata della crisi economica attuale: il 70% degli intervistati ha dichiarato di avvertire già nella propria quotidianità gli effetti economici delle guerre internazionali: a partire dai prezzi dei carburanti, dall’aumento delle bollette e dalla spesa al supermercato. Non è una percezione astratta da telegiornale, ma un impatto concreto e misurabile sui conti di casa. I prezzi aumentano e gli stipendi sembrano non bastare.

Le proiezioni sono ancora più cupe: l’80% degli italiani intervistati si aspetta un peggioramento della situazione economica nei prossimi mesi. E se si restringe la finestra temporale ai due mesi successivi, la quota scende leggermente ma rimane altissima: il 60%. Un pessimismo strutturale che attraversa tutte le fasce di età, ma che si distribuisce in modo tutt’altro che omogeneo.

Il motore principale dell’ansia (soprattutto per i più giovani) è il costo energetico. Il 95% degli intervistati afferma di aver percepito un aumento del costo del carburante, mentre l’80% ritiene probabile che nelle prossime settimane emergano difficoltà nel reperimento della benzina, con punte dell’84% tra i giovani. E a cascata, la quasi totalità degli italiani (80%) è convinta che l’aumento del carburante stia alimentando una crescita più generale dei prezzi di beni e servizi.

Come cambiano le abitudini di spesa degli italiani

La crisi geopolitica globale si traduce in comportamenti concreti, quotidiani, misurabili. Il 68% degli italiani ha cambiato le proprie abitudini di acquisto, scegliendo prodotti più economici, marchi meno costosi o approfittando delle promozioni. Il 38% sta riducendo le spese in modo generalizzato e un ulteriore 16% le sta semplicemente rinviando, sperando in tempi migliori.

Le prime spese ad essere tagliate (o almeno ridotte) sono quelle considerate non essenziali: le uscite per il tempo libero (tagliate dal 30% degli intervistati) e le cene al ristorante (rinunciate dal 20%) in primis. Ma anche la mobilità quotidiana ne risente: il 44% degli italiani ha ridotto l’uso dell’auto privata e il 61% ha scelto forme alternative di spostamento, dai mezzi pubblici alla bicicletta, passando per il car sharing e gli spostamenti a piedi.

Sul fronte del risparmio, un terzo degli italiani (33%) ha deciso di accantonare più denaro per far fronte alle spese future. Ma quasi la metà di chi non riesce a risparmiare (45%) non lo fa perché semplicemente non può: i soldi non bastano. Solo il 17% non risparmia perché non lo ritiene necessario. Una distinzione importante, che dice molto sulla struttura delle disuguaglianze economiche del Paese.

La crisi spaventa più i giovani rispetto agli anziani

L’indagine fa emergere anche una interessante e preoccupante frattura generazionale: i giovani italiani sono più ansiosi e più proattivi rispetto alle generazioni precedenti. Sul fronte della preoccupazione per il futuro, sono soprattutto i giovani, insieme agli adulti di mezza età, a temere un peggioramento della situazione economica: la quota raggiunge l’82%. Tra questi, l’84% è convinto che ci saranno problemi nel trovare carburante alle pompe nei prossimi mesi, la percentuale più alta di qualsiasi fascia d’età.

Come affrontano la crisi i ragazzi con meno di 30 anni? Il 41% degli intervistati dichiara di voler aumentare i propri risparmi per cautelarsi, contro il 26% degli anziani. I giovani sono anche i più disponibili a sacrificare il tempo libero (35%, contro il 29% degli anziani e il 28% degli adulti), nonché i più propensi a rinviare acquisti importanti: il 21% lo farà, contro il 16% degli adulti e il 18% degli anziani.

C’è però una voce di spesa sulla quale i giovani non cedono: i viaggi. Quando si parla di rinunciare alle vacanze o agli spostamenti, le proporzioni si invertono rispetto alle altre categorie. Segno che, per questa generazione, l’esperienza e l’avventura rimangono una priorità difficile da negoziare anche in tempi di crisi. Questa combinazione racconta di una generazione che ha già imparato, attraverso la pandemia e le crisi degli ultimi anni, a convivere con l’incertezza senza rassegnarsi completamente.

Gli anziani sono più vulnerabili nel presente

Gli anziani sono la fascia d’età meno spaventata dal futuro, ma anche quella che soffre di più nel presente. Sono loro infatti a guidare la classifica di chi ha percepito maggiormente gli aumenti dei prezzi: 83% contro il 75% dei giovani e il 78% degli adulti. Sentono i rincari più di tutti, ma reagiscono con meno allarme. Perché?

La risposta sta probabilmente nella memoria storica: chi ha attraversato l’iperinflazione degli anni ’70 e ’80, le crisi petrolifere, Tangentopoli e il crollo della lira ha un’esperienza tale che i giovani non posseggono. La crisi attuale, per quanto seria, non è la prima che affrontano.

Il dato più drammatico, però, riguarda le possibilità concrete di risparmio: anche tra gli anziani, uno su due dichiara di non risparmiare semplicemente perché non può permetterselo. Pensioni spesso inadeguate, spese sanitarie crescenti, impossibilità di adattare il proprio reddito alle nuove condizioni di mercato: gli anziani italiani risparmiano meno perché il margine è già esaurito.

Il Sud è più esposto alla crisi globale

L’indagine evidenzia anche come a soffrire siano i territori dove la vita era già difficile ancora prima dell’inasprimento della tensione internazionale. Le regioni del Sud Italia si confermano il territorio più fragile del Paese, con una concentrazione di indicatori negativi che vanno ben oltre la media nazionale.

L’86% dei residenti nel Mezzogiorno è in apprensione per la disponibilità di carburante nei prossimi mesi, la quota più alta d’Italia. Il 72% ha già percepito gli aumenti di prezzo della benzina, e il 56% dichiara che questi rincari stanno incidendo concretamente sul bilancio familiare, contro il 50% al Nord e il 46% al Centro.

Il dato forse più preoccupante è che il 54% di chi vive nel Sud dichiara di non poter risparmiare. E il 43% sta adottando una riduzione generalizzata della spesa come strategia di sopravvivenza economica, la percentuale più alta tra tutte le ripartizioni geografiche. Anche in questo caso, la crisi non inventa una fragilità che non c’era, ma la acuisce, la rende più visibile e più urgente da affrontare.

La crisi è arrivata e richiede un cambiamento delle abitudini di consumo

Al di là dei numeri e delle percentuali, questa indagine ci dice qualcosa di più. Gli italiani non stanno aspettando che la crisi arrivi: la crisi è già arrivata, e si misura in carrelli più leggeri al supermercato, in weekend trascorsi a casa o in famiglia, in acquisti rinviati a data da destinarsi. Si riscopre una vita lenta, fatta di piccole cose e di grandi rinunce in attesa di un periodo migliore.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, la differenza tra giovani e anziani non è una questione di carattere o di resilienza. È una questione di struttura: i giovani hanno il futuro davanti e hanno di più da perdere in termini di aspettative e ambizioni. Gli anziani, invece, hanno già ridotto al minimo i margini e vivono una crisi economica che si aggiunge a condizioni di partenza già difficili.

Quello che accomuna tutte le generazioni, invece, è la consapevolezza che qualcosa sta cambiando in modo permanente. Non si tratta di un’ondata temporanea da attraversare tenendo il respiro: la geopolitica instabile, i costi energetici strutturalmente alti e le catene di approvvigionamento ancora sotto pressione stanno riscrivendo le regole del gioco economico quotidiano. E gli italiani, di fronte a tutto questo, stanno già adattando le proprie abitudini di conseguenza.

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