Meglio investire in BTP o su un EFF obbligazionario?

Stefano Vozza

24 Agosto 2025 - 12:50

Il rialzo dei rendimenti è valso il ritorno massiccio degli investitori sui sovereign bond, specie alle c.d. emissioni retail “speciali”

Meglio investire in BTP o su un EFF obbligazionario?

Da fine ’21 in poi, più salivano i tassi e i rendimenti e più crescevano le sottoscrizioni di bond, specie quelli di matrice sovrana nelle emissioni retail “speciali”. Pensiamo a quanti contratti si sono chiusi in occasione delle varie tornate dei BTP Valore. Una logica che non fa una piega e che risponde all’intento di fondo del massimo rendimento a rischio contenuto.

Il dilemma, tuttavia, era, è e resterà un altro: quale bond di preciso mettere in portafoglio, specie quanto il capitale disponibile è di modesta entità? In altri termini, è meglio investire in 1 o più titoli di Stato come il BTP Valore o tramite un EFF obbligazionario?

Investire in obbligazioni con gli ETF

Gli investitori restii al rischio propendono per le obbligazioni, corporate o sovereign che siano, per almeno due motivi. Uno attiene al rimborso del capitale a scadenza, l’altro al fatto di conoscere a priori il rendimento. Per cui in genere si affidano al ritorno offerto dal bond o dallo strumento del reddito fisso di turno considerato. Gli investitori più propensi al rischio, invece, ricercano in essi la diversificazione, una certa stabilità del portafoglio e/o uno yield comunque sicuro e costante nel tempo.

Tuttavia, in genere vi è la tentazione di esporsi per intero su uno o pochi titoli e/o debitori. E se quest’ultimo dovesse avere difficoltà nel pagare le cedole o rimborsare il capitale a scadenza? E ancora, e se si fosse sbagliato il timing di ingresso sull’asset o il prodotto tipo quando si sottoscrive un titolo a rendimenti irrisori?

L’antidoto contro simili scenari sarebbe quello di diversificare il capitale il più possibile, concetto facile a dirsi ma difficile da mettere in atto. L’ETF obbligazionario risponde alla grande alla logica della diversificazione del capitale su una vasta platea di bond. Quest’ultimi sono inseriti nell’ETF, che è a gestione passiva rispetto a quella attiva del fondo comune di investimento (obbligazionario e non), in base a precisi parametri di fondo. Tipo la durata residua, il grado di rischio dei bond (rating del debitore), la valuta, la natura corporate o sovereign, il Paese o l’area geografica dell’emittente, etc.

Fissati criteri di fondo, e del fondo passivo, poi ogni casa d’investimento lancia il proprio ETF con il fine di replicare il trend del benchmark di riferimento.

I fondi passivi come l’ETF obbligazionario per contenere le spese di gestione

Con un solo prodotto, quindi, si riesce a fare molto bene quello che da soli spesso non riesce di fare. Oltre all’ottimizzazione della diversificazione si ottiene anche l’altro grande vantaggio del contenimento delle spese. Un conto è pagare il TER di un fondo, un altro pagare le commissioni bancarie di una pluralità di bond. Fermo restando che la composizione del portafoglio tramite più obbligazioni richiede più tempo, tanti soldi a disposizione e specifiche competenze.

A dire il vero le dovute competenze servono anche per investire sull’ETF in bond e su tanti altri strumenti finanziari, specie quando gli stessi non prevedono un gestore alle spalle. Ad esempio è bene ricordare che l’ETF in bond ha di norma una duration stabile nel tempo mentre il singolo bond la riduce con il passare degli anni. E così via con le altre valutazioni del caso.

Come scegliere un ETP del tipo obbligazionario?

Sul mercato vi è una vasta platea di prodotti potenzialmente sottoscrivibili in base a una serie di parametri chiave. Sul portale di JustETF.com nella lista dei fondi per classe di attività cliccando “ETF obbligazionari” si trovano più di 700 prodotti alternativi. Si possono scegliere in base al parametro ‘Regione’ o ‘Paese’ o ‘valuta’ o per ‘scadenza’ (ossia: 0-1 anni, 1-3, 3-5, 5-7, 7-10, 10+ e infine ‘tutte le scadenze’) o per il ‘rating’ dei bond.

Ancora, nel parametro ‘Tipo di obbligazioni’ si trovano le corporate, le sovereign, le convertibili, le aggregate, le indicizzate al carovita e le garantite. Un altro potenziale criterio di scelta riguarda la ‘Strategia obbligazionaria’, dove ci sono i bond ‘ Sociali/Ambientali’, i ‘ Derivati su Crediti’ e le ‘Obbligazioni a scadenza’.
Rispetto agli ETF obbligazionari classici, quelli “a scadenza” hanno una “expire date” precisa per cui man mano che si avvicina il fondo diventa molto meno sensibile ai tassi.

L’ETF a scadenza si approssima tanto al concetto di “paniere di obbligazioni” nel senso pieno del termine e ricalca molti comportamenti del bond standard da emissione a rimborso. Anche per essi vi sono prodotti in euro e non, sia su bond governativi tassati al 12,50% che corporate tassati al 26%.

Meglio investire in 1 o più titoli di Stato come il BTP Valore o tramite un EFF obbligazionario?

Ora, quando convenire investire in un ETF obbligazionario rispetto all’investimento diretto su uno o più bond? In verità non c’è una risposta secca e univoca, ma tutto dipende dalle esigenze dell’investitore di turno.
Il singolo titolo si lascia preferire quando si sa già quando servirà il capitale o quella data futura è relativamente vicina e bene o male coincide con la scadenza del bond.

I benefici e le convenienze dell’ETF li abbiamo invece accennati poco prima. Tipo il contenimento dei costi rispetto alla diversificazione in più bond o sul fondo comune a gestione attiva, oppure nell’ampia diversificazione di sottostanti che l’ETF sa offrire. Altri vantaggi sono dati dalla mitigazione del rischio e dal fatto che sono liberamente tradati sul mercato. Tuttavia, va prestata attenzione alla massa raccolta dal fondo, cioè alle sue dimensioni del capitale per stimarne gli effetti in termini liquidità.

Ancora, la libertà di entrata e di uscita dal fondo potrebbe rivelarsi un fattore contro quando il flusso in uscita è consistente e/o nei periodi di tassi in rialzo. In simili scenari, infatti, le vendite deprimono il valore netto (NAV) delle quote, generando una perdita che in genere risulta difficoltoso recuperare dato che la duration degli ETF resta la stessa nel tempo (ma non per tutti). Al pari delle obbligazioni, quindi, anche gli ETF sono sensibili alle variazioni dei tassi, sia al rialzo che al ribasso.

Infine, la convenienza potrebbe scattare quando si vuol investire sul lungo termine tipo 7-10 anni e non si è disposti a tollerare le oscillazioni delle azioni, per esempio. Certo, anche gli ETF obbligazionari oscillano ma hanno volatilità molto più contenute rispetto ad altri asset più rischiosi.