Meglio investire in bond e titoli di Stato ad elevato rating o con bassa duration?

Stefano Vozza

22 Agosto 2026 - 14:54

Una scelta di investimento sul reddito fisso dovrebbe privilegiare altri criteri di scelta rispetto alla nuda e cruda analisi del rendimento a scadenza

Meglio investire in bond e titoli di Stato ad elevato rating o con bassa duration?

Si fa presto a dire reddito fisso se prima non si considerano tanti parametri oltre a quello più osservato per antonomasia, il rendimento. Hanno lo stesso peso, importanza e grado di “successo” un 6% in 2 mesi rispetto a un 6% in 2 anni? Tutti preferirebbero il primo payout al secondo, e tutti, se potessero, lo sostituirebbero con un 6% in 2 giorni o in 2 ore. Il tempo vale sicuramente tantissimo, probabilmente molto più del ritorno assoluto in sé.

Parimenti non è da meno il rischio insito a una determinata operazione finanziaria. Il capitale di rischio è quello che solitamente rende di più sul lungo termine (sottostante diversificato e non singolo titolo secco). Tuttavia, non garantisce mai la certezza del capitale a scadenza per cui si finisce per prediligere il fixed income per azzerare il rischio, salvo default emittente.
Difficile, quindi, uscirne in piedi da simili dilemmi gestionali. Vediamo allora se sia meglio investire in bond e titoli di Stato ad elevato rating o con bassa duration.

Quando preferire la duration rispetto al rating?

Il termine duration allude alla durata finanziaria di un’obbligazione, si indica in anni ed esprime il tempo che serve per rientrare del capitale investito. In finanza viene utilizzata per stimare il rischio di un investimento obbligazionario secondo regole ben precise. Ossia più la scadenza del titolo è lontana nel tempo, cioè ha molti anni residui prima del rimborso finale, o le cedole sono basse, più la duration è alta.

La duration modificata, invece, calcola di quanto variano i corsi di mercato del bond alla variazione dell’1% dei tassi di interesse. Usando un termine più economico che finanziario, ne stimano l’elasti
cità dei prezzi ai tassi, al pari dell’elasticità della domanda (quantità) al variare dei prezzi di vendita di beni e servizi.
Ora, la bassa duration andrebbe scelta quando alla base delle proprie preferenze di investimento c’è la stabilità del capitale nel periodo di maturazione. Al netto del rating e delle vicende-emittente, che incidono sui corsi di mercato, il breve e il breve-medio termine sono quelli che danno le maggiori garanzie al riguardo. In termini temporali, scadenza entro i 30-48 mesi (2,5-4 anni) a seconda del giudizio del rischio-prodotto.

Brevi durate contro lunghe scadenze obbligazionarie

La ratio di una simile preferenza è presto detta. La scadenza ravvicinata del prestito fa sì che il prezzo del bond sul mercato secondario resti relativamente stabile. Non solo, ma i prezzi si portano tendenzialmente verso la parità con l’approssimarsi dell’expire date, sia che si trovino sopra che sotto cento. Inoltre tenendolo fino alla fine si annulla completamente il rischio di prezzo, dato che a scadenza l’emittente rimborsa il 100% del valore nominale.

Questo potrebbe coincidere o meno con il proprio controvalore a seconda del prezzo di carico. Se è avvenuto sopra cento, si monetizzerà una perdita in conto capitale data dalla differenza dei due prezzi (il Fisco permette di recuperarla nei modi e tempi di Legge). Se sotto cento, invece, una plusvalenza in capital gain tassata al 12,50%.

Ora l’attuale contesto di mercato con le varie yield curve in rialzo permette di ottenere buoni ritorni a scadenze anche su bond a breve-media durata. Alcuni esempi:

  • BTP Tf 2,20% Gn27: duration a 0,79 e duration modificata a 0,75, yield a 2,72% e prezzi min-max YTD a 99,19 e 100,29;
  • BTP Tf 2,50% DC32: duration intorno a 5,8 e duration modificata a 5,6, mentre l’effettivo a scadenza è in area 3,6%. Invece i prezzi min-max YTD sono stati a 93,99 e a 98,06;
  • BTP Tf 4,75% St44: duration intorno a 12 circa, duration modificata a 11,62 e min-max annuo 102,79-112,18. L’effettivo a scadenza attuale si attesta al 4,53.

I titoli corti, quindi, andrebbero prescelti quando si è particolarmente avversi alle oscillazioni dei prezzi sul mercato. Alternativamente, quando l’esigenza prima è il parcheggio “sicuro” e remunerato, oltre che di breve termine, della liquidità destinata a una spesa futura.

Meglio investire in bond e titoli di Stato ad elevato rating o con bassa duration?

Di contro l’attenzione sul rating andrebbe posta quando il criterio primo di ricerca in un investimento è la solidità emittente, cioè la qualità del debitore. Un conto è prestare i soldi allo Stato tedesco, debitore tra i più solidi al mondo, un altro a uno Stato neanche in via di sviluppo e con rating non investment grade. Il primo pagherà bassi tassi di interesse perché un soggetto affidabile, il secondo faticherà a raccogliere capitali pur offrendo elevati tassi nominali annui. Non solo, ma le difficoltà saliranno di tanto all’aumentare della durata e/o in presenza di una valuta differente dall’euro (per noi europei).

Oltre alla ricerca dell’affidabilità emittente, questo criterio andrebbe anteposto quando si teme che vi sia una grave recessione economica alle porte. In simili contesti, infatti, il c.d. fly to quality premia gli emittenti con i maggiori livelli di rating. Magari il prezzo da pagare sarà la rinuncia a maggiori ritorni a scadenza rispetto ad altri titoli pari durata, ma intanto si preserva il capitale da spiacevoli sorprese. Un discorso che in linea di massima dovrebbe valere sempre, nel caso di grandi patrimoni da gestire e/o strategie di lungo termine e/o un portafoglio già infarcito da molte azioni.