Meglio investire 10.000 euro in oro o in petrolio oggi?

Stefano Vozza

11 Luglio 2026 - 15:39

Due materie prime da inserire in portafoglio secondo pesi, tempi e obiettivi differenti. Capire le divergenze per scegliere e operare al meglio poi

Meglio investire 10.000 euro in oro o in petrolio oggi?

Almeno dal Novecento, ma nel caso dell’oro molto prima, oro e petrolio sono stati asset tra i più cercati ed acquistati per tanti scopi differenti. Il primo per il suo essere la riserva di valore per eccellenza, il bene rifugio che accompagna l’uomo sin dalla notte dei tempi. L’altro è ormai da decenni il carburante dell’economia globale, la risorsa che alimenta trasporti, industria, produzione elettrica, etc. Tutto, insomma.

Visti da una prospettiva finanziaria, entrambi appartengono alle commodity, ma hanno dinamiche, trend e rendimenti radicalmente diversi. Comprendere le rispettive differenze e potenzialità di portafoglio è cruciale prima ancora di capire dove e come e perché prediligere l’uno o l’altro asset. Ad esempio, meglio investire 10.000 euro in oro giallo o in oro nero? Dove stanno i maggiori profitti?

Oro e petrolio: due asset, due storie diverse

L’oro purtroppo non stacca cedole, non paga dividendi, non si mangia e non produce utili, ma rappresenta un “simil-denaro” esterno a tutti i sistemi monetari. Anzi, negli accordi di Bretton Woods lo si assunse come sottostante del $ USA, unica valuta convertibile in oro (35 $ = 1 oncia) e poi tutte le altre monete contro il $ (cambi fissi).

Malgrado ciò lo si acquista tanto in chiave “difensiva”, cioè per proteggere il capitale dall’inflazione, difendersi dalle crisi geopolitiche o nei grandi crolli dei mercati azionari. Ma anche per ragioni speculative, per esigenze di diversificazione del portafoglio, per l’esigenza di investire in asset scorrelati, e per l’assenza del «rischio di controparte».

Il petrolio, invece, è la materia prima cruciale e strategica dato che è l’input tra i più impiegati in moltissime produzioni di beni e servizi. Se la sua estrazione si bloccasse totalmente, l’economia mondiale scalerebbe immediatamente marcia di velocità, dalla quinta alla prima. Sui mercati gli operatori finanziari lo acquistano anzitutto per l’elevata domanda e la sua relazione positiva con la crescita mondiale. Inoltre è uno degli asset tra i più scambiati e liquidi, mentre il suo trend è molto influenzato dalle crisi geopolitiche. Rispetto al petrolio è più volatile dato che dipende dal livello delle scorte, dalle decisioni OPEC, dai conflitti, dalla crescita e domanda mondiale, etc.

ETF per investire nell’oro giallo

Il modo più semplice per partecipare ai loro rally è tramite i fondi, attivi o passivi a seconda delle preferenze. Qui vedremo solo i passivi, e quindi ETF ed ETC a replica diretta sui rispettivi sottostanti.

Nel caso dell’oro giallo, sui siti di categoria gli ETC per investire sull’asset si sprecano. Non potendoli elencare tutti, citiamo i primi 5 in ordine di massa gestita, non di “migliore/peggiore”. Abbiamo (fonte: JustETF):

  • iShares Physical Gold ETC, ISIN IE00B4ND3602, TER 0,12% p.a.;
  • Invesco Physical Gold ETC, identificativo IE00B579F325, TER 0,12% p.a.;
  • Amundi Physical Gold ETC (C), matricola FR0013416716 e TER a 0,12% p.a.;
  • WisdomTree Physical Gold, ISIN JE00B1VS3770, TER 0,39;
  • Xtrackers IE Physical Gold ETC Securities, matricola DE000A2T0VU5, TER 0,11% p.a.

Oltre alle spese e alla massa gestita vanno appurati parametri chiave come la valuta (ed eventuale copertura), lo storico, la durata, la volatilità, etc. Un aspetto importante è che questi ETC investono in oro fisico custodito in caveau specializzati, per cui la replica è fisica e molto efficiente. In tal modo il valore del fondo segue da vicino il prezzo spot dell’oro, al netto delle spese, ben prestandosi come strumento per prendere una posizione sulla commodity.

Investire nell’oro nero

A differenza dell’oro, il petrolio è difficile da possedere e custodire fisicamente. Per cui spesso i fondi prendono posizione sul sottostante tramite futures, attuando la c.d. replica sintetica contrapposta a quella fisica. Tale strategia espone ai rischi di contango e di backwardation, cioè al rischio di acquistare nuovi futures con scadenze successive più cari di quelli in possesso e in scadenza. La differenza di pezzo genera il c.d. roll yield negativo.

Premesso ciò, anche qui citiamo solo alcuni tra gli ETC-ETF disponibili sul mercato (senza un particolare ordine preciso; fonte: JustETF):

  • WisdomTree WTI Crude Oil, matricola GB00B15KXV33, TER 0,49%, Acc;
  • Invesco European Oil & Gas Sector UCITS ETF, ISIN IE00B5MTWH09, TER 0,20%, Acc;
  • ProShares K-1 Free Crude Oil ETF, identificativo US74347G8042, TER 0,69%, Distr;
  • WisdomTree Brent Crude Oil, ISIN JE00B78CGV99, TER 0,49%, Acc.

Come prima, invitiamo il Lettore a consultare integralmente la scheda del prodotto di interesse, specie sui dati qui non riportati. Parimenti, di estendere la ricerca e i confronti agli altri fondi passivi qui non citati per ovvie ragioni di esposizione.

Puntare sul petrolio o sull’oro?

La domanda chiave è su quale delle due commodities prendere oggi posizione per sfruttarne il potenziale di crescita. Purtroppo nessuno dispone di notizie certe, sicure e incontrovertibili sul futuro prossimo a venire. Tutto dipenderà da quale curva, tra quella di domanda e di offerta, prevarrà sull’altra sui rispettivi mercati. Inoltre, dal contesto macroeconomico che di giorno in giorno in andrà delineando.

Uno scenario che vedrebbe l’oro vincente sarebbe quello di recessione economica e/o aumento dell’incertezza e/o una crisi finanziaria e/o tassi reali negativi. Cioè un macro contesto in cui gli operatori ricercano la qualità evergreen, il porto sicuro in attesa che passi la tempesta. Le conclusioni si invertirebbero se l’economia mondiale tornasse a crescere e/o in contesti di inflazione elevata: qui il petrolio potrebbe avere la meglio.

Meglio investire 10.000 euro in oro giallo o in oro nero? Chi farà fare più profitti?

Ad ogni modo, per gli esperti l’oro giallo andrebbe visto in ottica strategica di lungo termine, e il petrolio più come un asset tattico. In tutti i casi, sempre come una quota residuale del proprio portafoglio e mai in ottica all-in. Messe insieme, le due commodity non dovrebbero pesare più del 10-15% dell’intero portafoglio investito.

È sulle quote da destinare tra uno o l’altro che si può personalizzare la scelta. Se invece la scelta dovesse ricadere o sull’una o sull’altra commodity, l’oro si lascia sicuramente preferire, specie sul lungo termine. È una materia prima più stabile e definita nel trend e non soffre di problemi tecnici come il contango.

Un investitore dal profilo prudente potrebbe destinare 8mila €, su ipotetici 10mila, sull’oro giallo e il residuo 20% su quello nero. Nel caso di approcci più speculativi, e si è più propensi e tolleranti al rischio, si potrebbe anche optare per un 50% e 50%. In tutti i casi, e a prescindere dall’approccio aggressivo o conservativo o bilanciato che sia, sempre meglio farsi guidare dal proprio consulente di fiducia.