Nel panorama degli investimenti obbligazionari italiani, pochi confronti suscitano tanto interesse tra i risparmiatori quanto quello tra i BTP e i CCTEu. Entrambi rappresentano titoli di Stato emessi dal Tesoro, accomunati da un elevato grado di sicurezza legato alla garanzia sovrana, dalla tassazione agevolata al 12,5 per cento sui rendimenti e da una liquidità generalmente buona sul mercato secondario. Eppure, la scelta tra questi due strumenti dipende in modo cruciale dalle aspettative sui tassi di interesse, dal profilo di rischio dell’investitore e dall’orizzonte temporale di investimento. A giugno 2026 la situazione di mercato offre un quadro chiaro per orientare la decisione.
Chi acquista un BTP sa esattamente quanto incasserà ogni semestre, indipendentemente dall’andamento futuro dei tassi. In un contesto di tassi stabili o in discesa, come quello che molti analisti hanno ipotizzato negli ultimi cicli, i BTP possono offrire un vantaggio aggiuntivo attraverso l’apprezzamento del prezzo sul mercato secondario. Un calo dei rendimenti di mercato fa salire il valore del titolo a tasso fisso, generando potenziali plusvalenze in conto capitale oltre alla cedola prestabilita.
Al contrario, i CCTEu – Certificati di Credito del Tesoro indicizzati all’Euribor – presentano cedole variabili che si aggiornano ogni sei mesi in base all’Euribor a sei mesi, maggiorato di uno spread fisso determinato all’emissione. Il loro rendimento si adegua dinamicamente all’evoluzione del costo del denaro in Europa, offrendo una protezione naturale contro un eventuale ritorno dell’inflazione o contro nuovi rialzi dei tassi decisi dalla BCE. Nei periodi di incertezza monetaria, quando le banche centrali mantengono una politica restrittiva o quando l’inflazione mostra segni di resilienza, i CCTEu tendono a performare meglio perché le cedole future aumentano automaticamente, preservando il potere d’acquisto del reddito generato.
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Cosa sta accadendo sul mercato obbigazionario?
A giugno 2026, con l’Euribor a sei mesi intorno al 2,75-2,78 per cento, un tipico CCTEu con spread dello 0,80-1,15 per cento genera cedole semestrali lorde che si attestano tra l’1,75 e il 1,95 per cento circa per semestre. Questo si traduce in un rendimento annualizzato lordo effettivo vicino al 3,5-3,9 per cento per i titoli più recenti, in linea con quanto emerso nelle ultime aste. Per fare un esempio concreto, un investitore che ha sottoscritto un CCTEu decennale in emissione recente incassa una cedola che si adegua rapidamente se l’Euribor dovesse risalire, offrendo un reddito che segue l’andamento dei tassi monetari europei.
Uno degli aspetti più rilevanti nel confronto riguarda la volatilità del prezzo. I BTP a media-lunga scadenza, come il decennale ISIN IT0005706285, hanno una duration elevata, ovvero sono più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse. Un rialzo improvviso dei rendimenti di mercato può provocare una correzione significativa della quotazione, esponendo l’investitore a perdite temporanee se dovesse vendere prima della scadenza. I CCTEu, invece, presentano una duration molto più contenuta, prossima al periodo di rivalutazione della cedola semestrale. Questo li rende meno volatili: il prezzo tende a rimanere più stabile vicino alla pari perché il meccanismo di indicizzazione compensa rapidamente i movimenti dei tassi. Per chi prevede di dover liquidare il titolo in anticipo o per gli investitori più prudenti che temono sorprese sui mercati, questa caratteristica rappresenta un vantaggio concreto.
I numeri recenti delle aste confermano questa dinamica. Nel corso del 2026 i rendimenti dei benchmark BTP triennali si sono mossi intorno al 2,8-3,0 per cento, quelli decennali (come l’ISIN IT0005706285) tra il 3,65 e il 3,87 per cento a seconda delle fasi di mercato, mentre i trentennali superano spesso il 4,5 per cento. I CCTEu di riferimento hanno invece offerto rendimenti lordi intorno al 3,4-3,8 per cento, beneficiando dell’adeguamento all’Euribor corrente. Quando i mercati scontano un ciclo di tagli da parte della BCE, i BTP con cedole fissate in momenti di rendimenti più alti – come quelli emessi tra il 2024 e l’inizio 2026 con cedole intorno al 3-3,8 per cento – diventano particolarmente appetibili, perché bloccano un reddito elevato mentre il prezzo del titolo può beneficiare dell’abbassamento generale dei tassi. La differenza di comportamento è evidente soprattutto nelle fasi di transizione di politica monetaria.
Cosa scegliere?
Chi ha un mutuo a tasso variabile potrebbe trovare nei CCTEu uno strumento di hedging interessante: quando i tassi salgono, anche le rate del mutuo aumentano, ma parallelamente crescono le cedole del certificato, compensando in parte il maggior costo del debito familiare. Al contrario, chi privilegia la pianificazione pensionistica o ha bisogno di flussi certi preferirà i BTP (ad esempio il decennale ISIN IT0005706285), perché la certezza della cedola permette di calibrare meglio le entrate future.
In entrambi i casi, l’orizzonte temporale gioca un ruolo decisivo: per scadenze brevi o medie, la differenza tra i due si attenua; su orizzonti più lunghi, la sensibilità dei BTP ai tassi diventa più marcata.Oggi, con un contesto macroeconomico ancora caratterizzato da inflazione sotto controllo ma non scomparsa e da una BCE che procede con cautela nei tagli, la scelta dipende dalle convinzioni personali sull’evoluzione dei tassi.
Se si ritiene che i rendimenti rimarranno su livelli relativamente elevati o che possano risalire per nuove tensioni inflattive, i CCTEu offrono una protezione dinamica e una minore esposizione alle oscillazioni di prezzo. Se invece si prevede un prolungato periodo di tassi in discesa verso livelli più normalizzati, i BTP con cedole fissate in momenti favorevoli – come l’ISIN IT0005706285 al 3,80% – possono garantire un rendimento bloccato superiore e potenziali guadagni in conto capitale.
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