I bond americani non bastano più. Ecco dove si nascondono i veri rendimenti sull’obbligazionario

Redazione Money Premium

6 Agosto 2026 - 09:29

Secondo Invesco, i prodotti cartolarizzati sono più convenienti rispetto alle obbligazioni societarie sia in termini di valutazione assoluta sia di dinamiche tecniche di offerta e domanda.

I bond americani non bastano più. Ecco dove si nascondono i veri rendimenti sull’obbligazionario

Gli investitori orientati al reddito, in un contesto di politiche monetarie sempre più divergenti a livello globale, dovrebbero guardare oltre i confini statunitensi per intercettare rendimenti solidi e opportunità di arbitraggio cross-market.

È questa la tesi sostenuta da Invesco, che attraverso le parole di Kristina Campmany, senior portfolio manager per il debito globale della società, sottolinea come le differenti traiettorie delle banche centrali stiano creando un terreno fertile per strategie flessibili di reddito fisso.

Mentre la Federal Reserve e la Bank of England hanno mantenuto i tassi stabili nel corso del 2026 dopo i tagli di fine 2025, altre istituzioni hanno intrapreso percorsi opposti: la European Central Bank, la banca centrale australiana e la Bank of Japan hanno alzato il costo del denaro a seguito delle tensioni scatenate dal conflitto in Medio Oriente, mentre il Brasile ha avviato un ciclo di allentamento. Questa eterogeneità, secondo Campmany, apre spazi concreti per estrarre valore al di fuori del mercato americano, dove le dinamiche interne risultano più omogenee e meno ricche di leve operative.

Gli strumenti da valutare

Il veicolo scelto da Invesco per tradurre questa visione in portafoglio è l’Invesco Flexible Income ETF (FLXI), lanciato a febbraio 2026. Con un rendimento a 30 giorni del 4,93% e un expense ratio dello 0,39%, il fondo destina fino al 40% delle proprie attività a strumenti internazionali. Si tratta di un profilo competitivo se confrontato con prodotti puramente domestici come il Vanguard Total Bond Market ETF (BND), che offre un rendimento SEC a 30 giorni del 4,65% a fronte di costi dello 0,03%, o l’iShares Core U.S. Aggregate Bond ETF (AGG), fermo al 4,68% con lo stesso livello di spese. La differenza di rendimento, sebbene non abissale, riflette la capacità di FLXI di catturare premi di rischio e di carry provenienti da mercati meno correlati, compensando in parte i costi di gestione più elevati attraverso una maggiore diversificazione geografica e settoriale.

L’approccio non è isolato. Anche Rick Rieder, responsabile del reddito fisso globale di BlackRock e gestore dell’iShares Flexible Income Active ETF (BINC), ha dichiarato a luglio di aver incrementato l’esposizione al credito europeo e ad alcune obbligazioni dei mercati emergenti, portando la componente internazionale di BINC a circa il 30%. La convergenza di vedute tra due delle principali case di gestione conferma che la ricerca di rendimento sta spingendo i portafogli oltre i confini tradizionali, proprio in un momento in cui i “crosswinds” – le correnti incrociate di politica monetaria, geopolitica e liquidità – moltiplicano le opportunità di posizionamento tattico.

All’interno di FLXI, la maggiore allocazione geografica al di fuori degli Stati Uniti riguarda il Regno Unito. A luglio la Bank of England ha deciso a maggioranza di 6 a 3 di lasciare i tassi invariati, con i tre dissenzienti che avrebbero preferito un rialzo di 25 punti base. Campmany riconosce che il mercato britannico porta ancora le cicatrici dell’episodio Liz Truss del 2022, quando il breve governo della premier provocò un’impennata della volatilità e una crisi di liquidità sui gilt. Tuttavia, proprio questa memoria traumatica ha creato distorsioni di prezzo che oggi appaiono attraenti per chi è disposto a sezionare con attenzione i flussi e la struttura della domanda istituzionale.

I segmenti emergenti sull’obbligazionario

Ancora più interessante appare il segmento dei mercati emergenti. Dopo la pandemia, le banche centrali di queste economie hanno alzato i tassi in modo più aggressivo rispetto alle controparti dei paesi sviluppati, partendo da livelli nominali già elevati. Di conseguenza dispongono oggi di un margine di manovra superiore per ridurre il costo del denaro senza compromettere la stabilità dei cambi. Campmany punta in particolare su Brasile e Sudafrica: FLXI detiene il 5,2% in asset sudafricani e l’1,5% in brasiliani. Il Brasile ha già effettuato tre tagli e, secondo un recente sondaggio Reuters, è atteso un ulteriore allentamento nella riunione di mercoledì. Il Sudafrica, dopo aver alzato i tassi a maggio per la prima volta in tre anni, li ha mantenuti stabili a luglio, offrendo un profilo di carry ancora generoso. Nell’Europa centro-orientale le preferenze vanno a Ungheria e Repubblica Ceca, mercati che combinano valutazioni ragionevoli con prospettive di convergenza verso politiche più accomodanti.

Sul fronte interno, Invesco privilegia i prodotti cartolarizzati – asset-backed securities, mortgage-backed securities e strumenti a tasso variabile – ritenuti più convenienti rispetto alle obbligazioni societarie sia in termini di valutazione assoluta sia di dinamiche tecniche di offerta e domanda. Questi strumenti, inoltre, risultano meno esposti agli shock che potrebbero derivare dall’evoluzione dell’intelligenza artificiale e dai relativi flussi di finanziamento, costituendo così un ammortizzatore naturale all’interno di un portafoglio che già incorpora rischi geopolitici e di politica monetaria esterna.

La strategia delineata da Invesco non si limita a inseguire il rendimento nominale più elevato, ma costruisce un mosaico di esposizioni che sfruttano le divergenze cicliche e le inefficienze residuali lasciate dagli shock degli ultimi anni. In un ambiente in cui le banche centrali non si muovono più all’unisono, la capacità di gestire leve multiple – duration, credito, valute e segmenti cartolarizzati – diventa il vero vantaggio competitivo per gli investitori di reddito. FLXI rappresenta, in questo senso, non soltanto un veicolo di rendimento, ma un laboratorio attivo di allocazione globale, in cui la flessibilità operativa e la selettività geografica si combinano per generare un profilo di rischio-rendimento difficilmente replicabile con soli strumenti domestici.

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