Lo strano problema dell’Irlanda: il suo governo ha troppi soldi

Federico Giuliani

29/11/2024

Lo scorso settembre Dublino aveva un surplus di bilancio di quasi 9 miliardi di euro. Una montagna di soldi, ai quali si sono da poco aggiunti altri 13,8 miliardi.

Lo strano problema dell’Irlanda: il suo governo ha troppi soldi

Nel mondo ci sono Paesi costretti ad aumentare le proprie aliquote fiscali per bilanciare i conti, Stati che devono convivere con debiti mostruosi e nazioni sul punto di finire in bancarotta. C’è però anche un caso diametralmente opposto e unico nel suo genere: il governo dell’Irlanda ha così tanti soldi che non sa letteralmente come spenderli.

Lo scorso settembre Dublino aveva un surplus di bilancio di quasi 9 miliardi di euro. Una montagna di soldi, ai quali si sono da poco aggiunti altri 13,8 miliardi di euro provenienti dalle casse di Apple. La Corte di giustizia dell’Unione Europea, dopo un contenzioso durato otto anni, ha infatti deciso che il colosso di Cupertino dovrà versare alle autorità fiscali irlandesi un bel po’ di quattrini coincidenti con tasse arretrate mai pagate.

Si tratta di una somma importante per l’Irlanda. Il punto è che gli irlandesi non sanno di che farsene di così tanti soldi. O meglio: non c’è ancora un piano su come spenderli...

L’Irlanda naviga nell’oro

I numeri dell’Irlanda parlano chiaro: il reddito nazionale lordo modificato, che tiene conto delle distorsioni create dall’elevato numero di aziende multinazionali con sede in loco, dovrebbe crescere del 4,9% nell’anno corrente e del 2,7% nel 2025. La disoccupazione, ha evidenziato l’Economist, è solo al 4,3%, l’inflazione è scesa sotto il 2%.

E il futuro si prospetta altrettanto roseo per Dublino, visto che i ministri hanno previsto un surplus pari al 7,5% del reddito nazionale nel 2024 e al 2,9% nel 2025 (anche dopo aver aumentato la spesa e tagliato le tasse). Come ha fatto questo Paese a diventare così ricco? Da dove arrivano i soldi?

Semplice: l’Irlanda offre aliquote fiscali competitive per le società straniere con il chiaro obiettivo di attrarle sul proprio territorio. L’imposta sulle grandi società è appena passata dal 12,5% al 15%: modestissima e molto appetitosa per i giganti come Google, Apple e simili.

Tutto è iniziato qualche anno fa. Intorno al 2015, alcune delle più grandi aziende tecnologiche statunitensi erano finite nel mirino di Bruxelles per le loro strategie fiscali (ad esempio: il fatto di dichiarare i profitti in Paesi europei dove erano presenti soltanto uffici di facciata). Molte di loro hanno scelto di piazzarsi in Irlanda, scelta ancor più agevolata dall’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il resto è storia nota.

Le mosse di Dublino

Il governo irlandese intende trattare le sue enormi riserve di denaro nello stesso modo in cui la Norvegia ha trattato le entrate derivanti dal petrolio del Mare del Nord. Dublino ha istituito due fondi sovrani, e la sua speranza è che il loro valore combinato possa raggiungere i 100 miliardi di euro entro il 2040, anno dal quale le autorità inizieranno a spendere il reddito generato.

Nel frattempo le famiglie irlandesi riceveranno un credito energetico di 250 euro nel corso di questo inverno. Sono stati anche revocati gli assegni familiari e aumentate le soglie dell’imposta sul reddito. E aumentati gli investimenti pubblici nelle infrastrutture per un valore di 3 miliardi di euro.

C’è però un problema non da poco: l’economia è poco flessibile, e continuerà ad esserlo almeno fino a quando la Banca centrale europea continuerà a ridurre i tassi di interesse. Ogni altro sussulto derivante dal taglio delle tasse o dall’aumento della spesa pubblica potrebbe poi far aumentare l’inflazione.

Come ha inoltre spiegato l’economista David McWilliams sul Financial Times, “l’Irlanda è un’economia del primo mondo con infrastrutture del terzo mondo”. Eppure, quanti governi sognerebbero maneggiare anche solo una minima parte dei soldi presenti nelle casse irlandesi?

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