Lo strano caso di Piazza Affari. Capitalizzazione record, ma vale solo la metà del PIL Italia

Laura Naka Antonelli

13 Luglio 2026 - 13:43

Parla Mosca, Presidente vicario della Consob, nel Discorso annuale al mercato. La capitalizzazione di mercato di Piazza Affari ha toccato il record, ma occhio al rapporto con PIL.

Lo strano caso di Piazza Affari. Capitalizzazione record, ma vale solo la metà del PIL Italia

Piazza Affari: una Borsa che ha macinato fino a qualche sessione fa continui record della storia, vedendo la propria capitalizzazione di mercato balzare fino a oltre 1 trilione di euro. E una Borsa tuttavia che vale appena la metà del PIL dell’Italia, molto meno rispetto alla media delle Borse europee.

Lo strano caso della Borsa italiana è stato illustrato oggi da Chiara Mosca, Presidente vicario della Consob, nel Discorso annuale al mercato.

Mosca ha ricordato che, alla fine del 2025, la capitalizzazione di mercato (di Piazza Affari) ha toccato il picco di 1.077 miliardi, per poi arrivare a valere 1.209 miliardi al 30 giugno 2026, forte di acquisti sulle azioni quotate che avevano già consentito all’indice benchmark Ftse Mib di riportare l’anno scorso un rally pari a +31,5%, mettendo così a segno “il suo miglior risultato degli ultimi 20 anni”.

Piazza Affari, Consob: la capitalizzazione vale appena il 51% del PIL, rispetto al 75% della media in Europa

E tuttavia, il valore di mercato di Piazza Affari è pari solo al “51% del PIL”. rispetto al 75% della media in Europa e al ben 247% di Wall Street rispetto al PIL USA.

L’aumento della capitalizzazione di mercato della borsa di Milano è lampante, con Mosca che ha ricordato che, nel corso del primo semestre del 2026, il valore del listino Ftse Mibha continuato a crescere, superando il suo record storico che resisteva dal marzo 2000”.

Una bella soddisfazione, che è stata più volte manifestata dal governo Meloni e dalla stessa Presidente del Consiglio Giorgia Meloni più volte.

Fuga da Piazza Affari, tra delisting per OPA e assenza di IPO

E tuttavia, i nei non mancano, e sono stati tutti segnalati dal Presidente vicario della Consob, che ha messo in evidenza la fuga delle società da Piazza Affari, avvenuta con il fenomeno del delisting, e anche l’assenza di IPO sul mercato regolamentato.

Mosca ha parlato esplicitamente di “due traiettorie opposte” che il mercato italiano continua a seguire:

“Da un lato, un incremento della capitalizzazione per effetto della crescita dei prezzi azionari, dall’altro, una perdita imputabile all’eccedenza dei delisting sulle nuove quotazioni”.

Un numero che dice molto: 2,5 miliardi è stata la “capitalizzazione persa” a causa di ben 30 addii al Ftse Mib, nel corso del 2025.

Nella relazione annuale del 2026 presentata oggi da Chiara Mosca si legge che “i delisting a seguito di OPA od OPAS sono stati 9 su 11 nel mercato regolamentato Euronext Milan Milan, con una capitalizzazione persa di 1,75 miliardi di euro e 11 su 19 da Euronext Growth Milan con una capitalizzazione persa pari a 570 milioni”.

Dunque, “la capitalizzazione persa nel 2025 in seguito a tutti i delisting, non solo a seguito di OPA è stata di circa 2,5 miliardi di euro”.

Rriguardo ai “nuovi ingressi sul mercato regolamentato” che “sono stati del tutto assenti”, Mosca ha fatto notare che, “nell’ultimo biennio, si è registrato 1 solo caso di translisting da Euronext Growth Milan al mercato regolamentato, a fronte delle 24 migrazioni che avevano caratterizzato il periodo 2018-2023. Al contempo, le ammissioni nette su Euronext Growth Milan sono passate da un picco di 36 nel 2021 a sole 2 unità nel 2025”.

Praticamente, “nel 2025 si sono registrati 21 nuovi ingressi (pari al numero del 2024) per una raccolta di 127 milioni di euro per una capitalizzazione acquisita complessiva (stimata al primo giorno di negoziazione) di 485 milioni di euro, a fronte di 19 delisting e di una capitalizzazione persa pari a 773 milioni di euro”.

Ma il fenomeno del delisting riguarda tutta l’Europa. Non Wall Street, e le recenti IPO lo dimostrano

Detto questo, è vero che secondo il Presidente vicario della Consob il fenomeno del delisting non ha interessato soltanto l’Italia: “La contrazione della borsa è tendenza diffusa a livello internazionale, in particolare in Europa”, ha chiarito Mosca, ricordando che, nell’ultimo decennio, il numero di società sul mercato regolamentato è diminuito del 20% nel Regno Unito e del 46% in Francia, rispetto alla flessione pari a -20% in Italia.

Anche il mercato statunitense ha attraversato una prolungata fase di crisi che, tra la fine degli anni Novanta e il 2015, ha quasi dimezzato il numero delle società quotate.

Detto questo, Wall Street ha recuperato poi terreno, in tema di IPO: “Nell’ultimo decennio, tuttavia, queste (società quotate) sono aumentate del 14%, grazie al contributo del Nasdaq (+25% di società quotate, rispetto alla flessione del 4% sul NYSE)”. E la voglia di quotarsi a Wall Street è confermata dalle recenti IPO, sotto i riflettori per i livelli record della raccolta a cui hanno puntato le società che le hanno lanciate: come l’IPO di Space X e la più recente di venerdì scorso, che ha visto sbarcare sul Nasdaq la sudcoreana SK Hynix. Occhio, però. Dopo la stasi che dura da un po’, la stagione delle IPO potrebbe tornare a far parlare di sé presto a Piazza Affari. Già lo si sta facendo.