Certo, è in piena campagna elettorale e ogni sua dichiarazione pubblica deve essere pesata in relazione al contesto. Le parole che ha usato Donald Trump pochi giorni fa hanno tuttavia fatto sobbalzare sulla sedia i leader europei. Nel bel mezzo di un comizio a Conway, in Carolina del Sud, l’ex inquilino della Casa Bianca ha dichiarato che incoraggerebbe la Russia a fare “quel diavolo che vuole” a qualsiasi Paese membro della Nato che non rispetti le linee guida di spesa per la difesa.
Chiaro il messaggio di Trump: chi non paga – e cioè chi spende meno del 2% del suo pil per la difesa – nel caso in cui dovesse essere attaccato non sarà protetto dagli Stati Uniti. Altro che clausola di difesa collettiva dell’Alleanza atlantica: The Donald minaccia, almeno a parole, di stravolgere gli equilibri atlantici.
Gli effetti delle sue affermazioni sono apparsi ben visibili in occasione della recente Conferenza di Monaco, tenutasi presso il famigerato Bayerischer Hof, dove il vicepresidente degli Usa, Kamala Harris, ha dovuto rassicurare gli europei ancora scossi dalle frasi dell’ex presidente, papabile successore di Joe Biden: “L’America deve difendere con forza la democrazia. Dobbiamo difendere le regole e le norme internazionali e dobbiamo stare al fianco dei nostri alleati”.
Ebbene, in un simile contesto la Cina ha cercato di fare la sua parte sfruttando il trambusto diplomatico creato da Trump tra le due sponde dell’Atlantico. Una nutrita delegazione cinese era presente a Monaco, dove ha preso parte a eventi pubblici e privati, e soprattutto si è impegnata per trarre vantaggio dall’orrore maturato dall’Europa al solo pensiero di una potenziale ritirata dell’America dal teatro continentale.
La Cina tra l’Europa e Trump
Per bilanciare le dichiarazioni di Trump, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, presente a Monaco, ha preparato un discorso emblematico volto a raffigurare una Cina desiderosa di collaborare con l’Europa. “Non importa come cambia il mondo, la Cina è un grande Paese responsabile che manterrà i suoi principali principi e politiche coerenti e stabili. In un mondo turbolento la Cina sarà una forza di stabilità”, ha affermato, lasciando intendere una chiara contrapposizione tra gli eventuali Stati Uniti a guida trumpiana e la Cina di Xi Jinping. Il South China Morning Post ha scritto che quando Wang ha in seguito parlato di “promuovere le relazioni Cina-Usa sulla falsariga del rispetto reciproco”, il suo sguardo era fisso sui funzionari americani presenti tra il pubblico.
In ogni caso, Pechino ha inviato in quel di Monaco ben tre delegazioni: una guidata dal citato Wang, un secondo gruppo di funzionari militari e un terzo di membri appartenenti a think tank e accademici guidati da Fu Ying, ex vice ministro degli Esteri. In un turbinio diplomatico, Wang ha incontrato almeno 10 ministri degli Esteri, tra cui il segretario di Stato americano Antony Blinken e l’ucraino Dmytro Kuleba, e un certo numero di leader mondiali, tra cui il tedesco Olaf Scholz e il serbo Alexander Vucic.
A porte chiuse, altri delegati cinesi hanno parlato insieme ad accademici e legislatori europei che sono stati sanzionati da Pechino, e in alcuni casi hanno discusso le modalità con cui le sanzioni potrebbero essere revocate. In una stanza poco illuminata nel cuore del Bayerischer Hof, il Centro per la Cina e la Globalizzazione (CCG) ha ospitato una tavola rotonda che incoraggiava la “Cooperazione climatica in un’era di politiche di grande potenza”.
Pechino prova a rassicurare Bruxelles
Sia chiaro: tra Cina e Ue non è affatto tutto rose e fiori. Al di là del fatto che l’Europa è una solida alleata Usa (Trump permettendo), l’asse Pechino-Bruxelles è scosso da molteplici altri dossier economici, inclusi quelli relativi alle esportazioni nel Vecchio Continente delle auto elettriche cinesi – finite nel mirino della stessa Unione europea – e dei pannelli solari made in China.
Per sciogliere questi nodi, e in mezzo alle preoccupazioni del continente europeo per il possibile ritorno di The Donald alla Casa Bianca, a Monaco Wang ha giocato al meglio le sue carte diplomatiche con l’obiettivo di trovare aperture e agganci con i leader presenti. Insomma, la Cina intende prepararsi in vista di un ipotetico Trump bis.
È per questo che il suo massimo diplomatico ha effettuato un viaggio in Europa per sottolineare la visione cinese, coincidente con la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità e incentrato sulla difesa di un mondo multipolare equo e ordinato. Resta da capire se l’Ue sceglierà di turarsi il naso, accettando di andare a braccetto con lo spettro Trump, o se le cancellerie del continente preferiranno invece dare una nuova, impensabile chance a Pechino. Almeno negli ambiti in cui le due parti hanno interessi condivisi.