Licenziato per un colpo di sonno al lavoro, il giudice reintegra il lavoratore

Laura Pellegrini

10 Febbraio 2026 - 06:33

L’uomo si era addormentato durante l’orario di lavoro ed era stato licenziato. Il giudice ha ribaltato la situazione: il 54enne potrà così tornare in azienda.

Licenziato per un colpo di sonno al lavoro, il giudice reintegra il lavoratore

Si è finalmente concluso l’incubo che ha accompagnato una famiglia pugliese per diversi anni. Mentre i figli frequentavano l’università, il padre di 54 anni, impiegato amministrativo presso l’azienda Ecologistic Spa di Taranto, è stato licenziato dopo essere stato fotografato con gli occhi chiusi e la testa reclinata. Un comportamento interpretato dai vertici aziendali come pericoloso per la sicurezza sul posto di lavoro.

Da qui è iniziato un lungo e difficile percorso per la famiglia che non aveva più una fonte di reddito. La moglie fu costretta a trovarsi un lavoro a tempo parziale per riuscire a mantenere il nucleo familiare. Nel frattempo, l’uomo - che era all’epoca sindacalista - decise di presentare ricorso al licenziamento.

A distanza di tre anni dall’accaduto, la Corte di Appello di Lecce ha dato ragione al lavoratore, stabilendo che il licenziamento era illegittimo e ingiustificato, ordinandone la reintegra poiché non vi era stata alcuna violazione grave e intenzionale tale da ledere il rapporto fiduciario.

Licenziato per un colpo di sonno durante l’orario di lavoro

La vicenda di Francesco Rucci, impiegato di 54 anni, è diventata un caso simbolo di giustizia del lavoro dopo una battaglia legale durata quasi tre anni contro l’azienda Ecologistic di Ginosa a Taranto.

L’uomo lavorava da tempo presso gli uffici di questa azienda che ricicla plastica per la produzione di imballaggi per l’ortofrutta. Il suo ufficio, però, non era affatto accogliente: i muri erano bianchi, c’erano diversi ripiani colmi di scatoloni e una vetrata dalla quale si intravedeva un’altra sala. All’interno del suo ufficio passava anche 12 ore al giorno, in un contesto che lui stesso ha descritto come “alienante” e senza particolari mansioni da svolgere.

Un giorno (il 14 aprile 2023), venne sorpreso da un superiore mentre era seduto alla scrivania con gli occhi chiusi e la testa reclinata. Un collega scattò una foto come prova del fatto che il lavoratore si fosse addormentato durante l’orario di lavoro.

L’azienda, di fronte alla fotografia che incastrava il lavoratore, ha ritenuto opportuno procedere con un licenziamento immediato a fronte di un grave inadempimento e rischio per la sicurezza sul posto di lavoro. Il 10 maggio Francesco fu mandato definitivamente a casa.

La difesa del lavoratore

A nulla sono serviti i tentativi di giustificazione del lavoratore, che non ha negato il fatto, ma lo ha descritto come un mancamento temporaneo di circa 10 minuti dovuto a un periodo di forte stress e insonnia cronica. L’azienda non ha ascoltato giustificazioni e ha provveduto al licenziamento in tronco, al quale il lavoratore ha presentato ricorso.

E in effetti, durante il successivo processo, è emerso che l’uomo soffriva di un forte disagio emotivo legato anche all’isolamento lavorativo a cui si sentiva sottoposto.

I problemi del 54enne erano iniziati ben prima di quel periodo, quando l’azienda aveva proposto una specie di “promozione” al lavoratore (senza alcun aumento di stipendio), spostandolo in un ufficio isolato e riducendo le mansioni da lui svolte, chiedendogli di svolgere il lavoro in modo più rapido. Di fatto, non si trattava di alcuna promozione.

La decisione della Corte di Appello

A distanza di ormai tre anni dall’accaduto, la Corte d’Appello di Lecce ha stabilito che il licenziamento era illegittimo, riconoscendo una sproporzione tra la sanzione disciplinare e l’addebito contestato. Un singolo episodio di sonnolenza sul posto di lavoro, secondo la Corte, non costituiva una violazione così grave da ledere il rapporto di fiducia tra lavoratore e azienda.

Perciò i giudici hanno disposto sia il reintegro del lavoratore nel posto occupato in precedenza sia il pagamento delle mensilità arretrate dal giorno del licenziamento fino all’effettivo reintegro, e il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

La vittoria legale di Francesco ha messo in evidenza l’importanza del diritto alla salute psicofisica sul luogo di lavoro e il divieto di sanzioni espulsive per lievi mancanze dovute a condizioni di stress.

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