Questa guardia giurata è stata licenziata perché non è intervenuta durante un furto, ma ha ottenuto un risarcimento.
Ogni lavoro ha delle mansioni caratterizzanti di massima, per esempio da una guardia giurata ci si aspetta l’intervento tempestivo in caso di furto. Un cittadino francese, però, non ha assolto a questo compito ed è stato infatti immediatamente licenziato. Il datore di lavoro gli ha imputato una grave violazione disciplinare, ritenendo che non avesse rispettato i compiti di sicurezza previsti dalla sua occupazione. Il lavoratore riteneva però di avere buone giustificazioni per aver omesso l’intervento, tant’è che la vicenda si è ribaltata in tribunale, e ha ottenuto 42.000 euro di risarcimento.
Guardia giurata licenziata per non essere intervenuta durante un furto
I fatti risalgono a una notte di febbraio 2020, quando il lavoratore protagonista di questa storia era in servizio presso la società di sicurezza che lo aveva assunto. Come anticipato, uno dei locali dell’azienda ha subito un furto, che ha causato anche parecchi danni, tra cui un PC mancante e una finestra rotta. Secondo la versione del datore di lavoro, pare che sia scattato l’allarme di sicurezza, seguito poco dopo dal sollecito del servizio di monitoraggio da remoto.
Quest’ultimo ha affermato di aver chiesto un riscontro dal lavoratore alle ore 01:26, per avere conferma dell’intervento. L’ultima attività del dipendente, impiegato presso la società di sicurezza da oltre 15 anni, risultava infatti essere alle 00:43. Fino all’alba nessun altro cenno, motivo per cui il datore di lavoro ha ritenuto che il dipendente avesse deliberatamente omesso l’intervento. Per una guardia giurata non intervenire durante un furto nell’area di competenza durante il proprio turno e venire così meno alla sicurezza, per di più nei locali della stessa azienda, è effettivamente un errore non da poco.
Così, il datore di lavoro gli ha inviato immediatamente un reclamo formale e non avendo ricevuto il riscontro sperato dopo la contestazione, lo ha licenziato dopo meno di un mese dai fatti. Il licenziamento disciplinare è stato motivato proprio con questa grave violazione di condotta. Una versione che il lavoratore ha però negato fermamente, affermando di non aver mai ricevuto alcun avviso. In caso contrario, non ci sarebbero state molte giustificazioni da proporre per una mancanza di questo genere, fatta eccezione appunto per motivi straordinari e comprovati. La risoluzione della vicenda giudiziaria, tuttavia, lascia comunque qualche perplessità.
Vince un risarcimento di 42.000 euro
Come premesso, la guardia giurata francese ha contestato il licenziamento della società di sicurezza e la storia è finita in tribunale. In primo grado sono state riconosciute le ragioni del datore di lavoro, proprio in ragione della grave violazione del lavoratore. Quest’ultimo non si è dato per vinto e alla fine ha ottenuto la vittoria in appello, quando il tribunale gli ha addirittura riconosciuto un risarcimento da ben 42.000 euro.
Il motivo di questa decisione è quello che chiamiamo (del tutto impropriamente) un cavillo. Le prove del datore di lavoro non sono state ritenute abbastanza affidabili, pertanto l’invio dell’allarme al lavoratore per l’intervento è rimasto in dubbio. Una situazione che ha inevitabilmente avvantaggiato il dipendente, come d’altronde è giusto che sia. La guardia giurata sosteneva di non aver ricevuto l’allarme e il datore di lavoro non è riuscito a provare in modo certo di averlo inviato, pertanto sarebbe risultato estremamente complesso giustificare una sanzione disciplinare di tanta gravità come il licenziamento.
Nel dettaglio, l’azienda ha prodotto un certificato del servizio di monitoraggio da remoto in cui si attestava il contatto della guardia giurata. Il problema, tuttavia, è che il certificato non è stato redatto dallo stesso operatore che ha effettuato la chiamata e questo lo ha reso inutilizzabile. La legge francese richiede infatti che questi documenti si riferiscano a fatti direttamente appresi per poter avere valore di prova. Il dipendente non ha neanche ricevuto il riconoscimento dei danni morali, nonostante alcuni certificati medici, poiché ritenuti non provati nel nesso causale, ma solo la quota di 42.000 euro (senza reintegra).
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