In un mercato ormai saturo di tutti i dispositivi tech possibile (e anche inutili, a volte), sta tornando di moda un particolare tipo di fotocamera: le punta e scatta
Il vintage non è una moda ma un vero e proprio business. Il “vecchio” è affascinante, spesso nostalgico, con quella punta di «si stava meglio quando si stava peggio» che non guasta mai. In realtà, ci siamo accorti che avere tutto a portata di mano non è sempre una buona soluzione, soprattutto quando si perde la poesia di fare un gesto, di catturare un momento. Come quello di scattare una foto, ad esempio. Ecco, in un certo senso gli smartphone hanno rovinato questa abitudine.
La sovrabbondanza difficilmente genera interesse. Ed è proprio per questo motivo che spesso una buona fetta di foto e video della propria galleria finisce presto nel dimenticatoio, con buona pace di chi, invece, in un tempo andato contava gli scatti disponibili del rullino. Ecco, c’è una tendenza a tornare all’antico anche su questo aspetto - magari non proprio al rullino fotografico, ovviamente.
In Giappone, infatti, si stanno vendendo molte più macchinette fotografiche datate che quelle nuove di zecca. Un trend che dimostra il fatto che molti appassionati vogliono tornare a scattare una foto semplicemente cliccando su un tasto, contando le immagini e riscoprendo il piacere di una buona macchina digitale senza orpelli, accessori o funzionalità «AI» da videomaker. Al naturale, se possibile.
Cosa sta succedendo in Giappone con le macchinette fotografiche (e perché è un segnale per tutti)
La tendenza arriva direttamente dal Giappone, uno dei mercati tecnologici più competitivi e avanzati al mondo. Secondo i dati pubblicati da BCN+R, società che monitora le vendite nelle principali catene di elettronica nipponiche e negli store online, la classifica delle fotocamere compatte più acquistate ad aprile 2026 racconta qualcosa di sorprendente: ai primi posti non ci sono modelli futuristici o super accessoriati, ma vere e proprie digicam in stile anni 2000.
A dominare la top 10 è la Kodak Pixpro FZ55, una compatta lanciata nel 2017. Costa meno di 100 euro, registra video in Full HD, ha uno zoom ottico 5x e soprattutto punta tutto sulla semplicità. Subito dietro c’è la Kodak Pixpro C1, recentissima ma costruita appositamente per ricreare l’esperienza visiva delle vecchie digitali dei primi Duemila. Nella classifica compaiono anche la Canon PowerShot SX740 HS Lite, evoluzione di un modello del 2018 con zoom ottico 40x, la Fujifilm Instax Mini Evo dal look rétro e la Canon Ixy 650 M, pensata addirittura per essere usata in verticale come se fosse nata per TikTok.
Il dettaglio più interessante è che molti di questi modelli stanno tornando popolari non tra collezionisti nostalgici, ma tra ragazzi della Generazione Z e creator social. Su TikTok e Instagram, infatti, video dedicati alle vecchie Canon PowerShot, Sony Cyber-shot o Nikon Coolpix accumulano milioni di visualizzazioni. Le immagini poco perfette, con flash aggressivi, colori slavati e rumore digitale evidente, oggi vengono percepite come più autentiche rispetto alle foto ultra elaborate degli smartphone moderni.
Ecco cosa significa questa ennesima tendenza vintage
Dietro il ritorno delle vecchie compatte digitali non c’è soltanto nostalgia. C’è soprattutto un rifiuto della perfezione artificiale prodotta dagli smartphone moderni. Oggi qualsiasi telefono utilizza fotografia computazionale, algoritmi e intelligenza artificiale per migliorare automaticamente ogni scatto. Il risultato è impeccabile, ma spesso anche freddo, uniforme e prevedibile. Le vecchie digicam, invece, fanno esattamente il contrario: sbagliano, bruciano le luci, esagerano col flash, producono immagini rumorose. Ed è proprio questo il fascino.
C’è poi un altro aspetto fondamentale: la fotografia torna a essere intenzionale. Accendere una compatta, aspettare qualche secondo, inquadrare e decidere quando premere il pulsante restituisce valore al momento. Nessuna notifica, nessun messaggio, nessuna distrazione. Solo una macchina fotografica che serve a fare fotografie.
E pensare che nei primi anni 2000 possedere una fotocamera digitale di qualità era quasi un lusso. Anzi, era un lusso. Basta guardare i vecchi listini dell’epoca: nel dicembre del 2000 una Canon EOS D30 arrivava a costare oltre 6 milioni di lire, mentre modelli professionali Kodak o Nikon potevano superare tranquillamente i 30 milioni di lire (oltre 15mila euro oggi). Anche fotocamere considerate “accessibili” sfondavano facilmente quota 2 milioni di lire. Oggi, invece, alcune delle compatte più desiderate dai giovani costano molto meno di uno smartphone di fascia media. Un ribaltamento totale che spiega perfettamente perché queste vecchie macchinette stiano diventando, ancora una volta, oggetti del desiderio.
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