La Corte di Cassazione ribadisce che durante la fruizione delle ferie la retribuzione non deve essere inferiore rispetto a quella delle giornate lavorative.
La retribuzione durante il periodo di ferie deve corrispondere integralmente a quella che il dipendente percepisce durante i normali giorni di lavoro, nel calcolo devono essere incluse anche le indennità di turno, le indennità compensative e gli eventuali buoni pasto.
A ribadirlo è la sentenza 5051/2026 della Corte di Cassazione del 6 marzo 2026 che chiarisce, inoltre, che i 4 giorni di permesso che al dipendente spettano per le festività soppresse (San Giuseppe, Ascensione, Corpus Domini e Santi Pietro e Paolo) devono essere considerati come normali giorni di ferie retribuite. La Corte di Cassazione già nell’ordinanza 25840 del 2024 aveva stabilito, sulla scia di una sentenza della Corte di Giustizia europea, che i buoni pasto devono essere pagati anche durante le ferie.
Durante le ferie lo stipendio non deve diminuire
Nella sentenza la Cassazione ribadisce che lo stipendio durante la fruizione delle ferie non può essere più basso rispetto ai giorni lavorati. Se dalle giornate di ferie, infatti, si escludono le indennità e i buoni pasto lo stipendio sarebbe evidentemente più basso e questo potrebbe disincentivare il lavoratore a godere del riposo. Si tratta di una violazione del diritto sancito dall’Unione europea.
Anche eventuali clausole inserite all’interno dei contratti collettivi che non considerano le indennità e i buoni pasto nella retribuzione delle giornate di ferie devono essere considerate nulle. I Giudici chiariscono, infatti, che se un contratto stabilisce regole che sono meno vantaggiose per il dipendente di quanto prevede la legge, la clausola è nulla. In questo caso il lavoratore ha il diritto di chiedere all’azienda quanto ricevuto in meno negli anni passati durante i periodi di ferie.
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Cosa spetta durante le ferie?
La base di calcolo per la retribuzione dei giorni di ferie deve comprendere tutte le voci che normalmente prevede una giornata lavorativa. Va sottolineato che non si parla dello stipendio base, ma della retribuzione che comprende tutte le indennità connesse all’attività lavorativa.
Rientrano nella retribuzione dei giorni di ferie:
- l’indennità compensativa;
- l’indennità perequativa;
- i buoni pasto;
- l’indennità di turno.
Questi importi, infatti, non sono remunerazioni occasionali, ma delle componenti fisse della retribuzione. Se un lavoratore riceve ogni mese l’indennità perché lavora per turni e i buoni pasto, questi elementi devono essere riconosciuti anche durante la fruizione delle ferie.
Se queste voci fossero escluse dalla retribuzione lo stipendio del periodo di ferie sarebbe più basso e ricordiamo che le ferie sono un diritto costituzionale del lavoratore dipendente.
Lo stesso discorso valido per le ferie, si applica anche alle festività soppresse (i quattro giorni che abbiamo citato in precedenza) poiché queste giornate devono essere considerate esattamente come un giorno di ferie.
Calcolo delle differenze retributive
Per capire cosa comporta questa decisione per i lavoratori dipendenti prendiamo l’esempio di un lavoratore che percepisce buoni pasto e lavora 20 giorni al mese. Se il lavoratore fruisce di 10 giorni di ferie e durante gli stessi non gli viene riconosciuto il buono pasto, perde, sulla retribuzione di quel mese, 80 euro.
Nel caso preso in esame dalla Corte di Cassazione l’azienda è stata condannata a rimborsare al lavoratore tutte le somme che gli sarebbero spettate negli ultimi quattro anni per i periodi di ferie goduti.
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