Ecco una classifica aggiornata delle città più sporche d’Italia con analisi su rifiuti, smog, raccolta differenziata e degrado urbano.
La pulizia urbana continua a rappresentare uno degli elementi più importanti per valutare la qualità della vita nelle città. La gestione dei rifiuti, l’efficienza della raccolta differenziata, il livello di smog, il decoro delle strade e l’organizzazione dei servizi pubblici, d’altronde, incidono in modo diretto sulla vivibilità quotidiana dei cittadini.
Per realizzare questa classifica delle città più sporche d’Italia sono stati analizzati i dati più recenti pubblicati da Legambiente nel rapporto “Ecosistema Urbano 2025”, quelli contenuti nel Rapporto Rifiuti Urbani ISPRA 2025 e le rilevazioni ARPA relative a PM10, biossido d’azoto e qualità dell’aria. L’obiettivo non è quello di individuare semplicemente le città con più rifiuti in strada, ma evidenziare le realtà urbane che mostrano le maggiori difficoltà ambientali complessive.
Dove si trovano le città più sporche d’Italia
Nella valutazione sono stati considerati diversi fattori, come la percentuale di raccolta differenziata, la quantità di rifiuti urbani prodotti, l’efficienza del servizio di raccolta, il numero di superamenti dei limiti di PM10, le criticità infrastrutturali e la presenza di fenomeni di degrado urbano. Dall’analisi emerge una situazione molto eterogenea.
Alcune città del Sud continuano a soffrire gravi problemi nella gestione dei rifiuti, mentre diversi grandi centri del Nord risultano fortemente penalizzati dall’inquinamento atmosferico. In molti casi le criticità derivano da anni di carenze strutturali, mancanza di impianti adeguati e difficoltà amministrative. Di seguito la classifica aggiornata delle città italiane che presentano le maggiori problematiche legate a rifiuti, smog e qualità ambientale urbana.
Taranto
Taranto è una delle città italiane che presenta il quadro ambientale più complesso. Secondo ilrapporto Ecosistema Urbano 2025, il capoluogo pugliese si colloca nelle ultime posizioni della classifica nazionale sulla sostenibilità urbana. Il dato più critico riguarda la raccolta differenziata, ferma al 23,1%, una delle percentuali più basse registrate in Italia.
La città continua a pagare anni di difficoltà nella gestione del ciclo dei rifiuti, con problemi legati all’organizzazione del porta a porta e alla presenza di aree interessate da abbandono illecito di spazzatura. A peggiorare ulteriormente la situazione contribuisce il peso storico dell’area industriale ex Ilva, che continua a incidere sulla qualità dell’aria e sulla percezione complessiva del degrado urbano. Taranto registra inoltre livelli di inquinamento atmosferico elevati rispetto alla media nazionale, soprattutto per quanto riguarda polveri sottili e emissioni industriali.
Reggio Calabria
Reggio Calabria compare stabilmente tra le città italiane con maggiori difficoltà ambientali. La raccolta differenziata resta distante dagli standard nazionali e, secondo i dati più recenti, si ferma intorno al 36,6%. Il sistema di gestione dei rifiuti continua a mostrare criticità legate alla carenza di impianti e a un servizio di raccolta non sempre efficiente.
In diverse aree periferiche persistono problemi di degrado urbano e accumulo di rifiuti. Negli ultimi anni l’amministrazione comunale ha avviato alcuni interventi per migliorare il servizio, ma il divario rispetto alle città più virtuose italiane rimane ancora molto ampio.
Palermo
Palermo continua a essere una delle città italiane più associate all’emergenza rifiuti. Nonostante alcuni miglioramenti rispetto al passato, il sistema di raccolta urbana resta fortemente sotto pressione. La raccolta differenziata rimane inferiore agli obiettivi previsti dalle normative europee e la città soffre ancora frequenti accumuli di rifiuti in strada, soprattutto nei periodi di maggiore criticità del servizio.
Anche sul fronte della qualità dell’aria Palermo presenta valori problematici, con livelli di PM10 spesso superiori alle soglie raccomandate. Tra traffico intenso, impianti insufficienti e difficoltà organizzative, il capoluogo siciliano continua a convivere con criticità ambientali molto evidenti.
Napoli
Napoli ha superato la grande emergenza rifiuti che aveva caratterizzato gli anni Duemila, ma continua comunque a presentare problemi significativi sotto il profilo ambientale. La città registra ancora numerosi sforamenti annuali dei limiti di PM10 e continua a soffrire la forte pressione generata dall’elevata densità abitativa e dalla grande quantità di rifiuti prodotti ogni giorno.
Nelle periferie si verificano ancora periodicamente accumuli di spazzatura, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà logistica. Le differenze tra quartieri centrali e zone periferiche restano molto marcate, sia nella qualità del servizio sia nel livello di decoro urbano.
Catania
Catania continua a essere una delle città più problematiche d’Italia sul fronte della gestione dei rifiuti e del decoro urbano. La raccolta differenziata resta inferiore agli obiettivi europei e la città continua a soffrire una carenza di infrastrutture adeguate per il trattamento dei rifiuti. Il traffico intenso e l’elevato utilizzo delle automobili contribuiscono inoltre a peggiorare la qualità dell’aria.
Quest’ultima già compromessa da frequenti superamenti dei livelli di PM10. Nelle periferie restano diffusi i fenomeni di abbandono dei rifiuti, mentre durante i mesi estivi le alte temperature aggravano ulteriormente le difficoltà nella gestione della raccolta urbana.
Roma
Roma rappresenta uno dei casi più complessi tra le grandi città europee per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani. Nonostante alcuni miglioramenti registrati negli ultimi anni, la Capitale continua a soffrire una cronica insufficienza impiantistica. Secondo il report Ecosistema Urbano 2025, la raccolta differenziata si attesta al 46,5%.
Un dato, quest’ultimo, ancora considerato insufficiente per una città delle dimensioni di Roma. Le difficoltà logistiche legate all’enorme estensione urbana, la presenza di cassonetti spesso saturi e gli episodi di abbandono dei rifiuti contribuiscono a peggiorare il decoro cittadino, soprattutto nelle periferie.
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Frosinone
Frosinone compare frequentemente nelle classifiche italiane relative all’inquinamento atmosferico. Secondo i dati ARPA e Legambiente, il comune laziale registra uno dei numeri più alti di superamenti annuali dei limiti di PM10.
La conformazione geografica della Valle del Sacco favorisce il ristagno degli inquinanti, aggravando gli effetti del traffico e delle emissioni industriali. Pur non essendo tra le città peggiori per raccolta differenziata, Frosinone viene penalizzata soprattutto dai livelli elevati di smog.
Torino
Torino continua a essere una delle città italiane più colpite dall’inquinamento atmosferico. I dati ambientali del 2025 mostrano concentrazioni elevate di PM10, PM2,5 e biossido d’azoto. La posizione geografica favorisce il ristagno degli inquinanti durante i mesi invernali.
Se tutto questo non bastasse, il traffico urbano e l’elevato numero di veicoli privati aggravano ulteriormente il problema. Nonostante una raccolta differenziata più efficiente rispetto a molte altre città, Torino resta penalizzata da livelli di smog tra i peggiori del Paese.
Milano
Milano dispone di servizi urbani generalmente più efficienti rispetto ad altre grandi città italiane, ma continua a essere una delle realtà più problematiche per qualità dell’aria. Secondo i dati pubblicati da ARPA Lombardia, il capoluogo lombardo registra ancora livelli elevati di PM10 e PM2,5, soprattutto durante i mesi invernali, quando le condizioni atmosferiche della Pianura Padana favoriscono il ristagno degli inquinanti.
L’altissima densità abitativa, il traffico intenso e la grande quantità di rifiuti prodotti quotidianamente incidono negativamente sulla sostenibilità urbana complessiva. Pur avendo una gestione della raccolta più moderna rispetto ad altre città italiane, Milano resta una delle aree urbane più inquinate del Paese.
Crotone
Crotone occupa ancora le ultime posizioni nelle classifiche ambientali italiane. Le principali criticità riguardano la gestione dei rifiuti, la carenza di infrastrutture ambientali e il basso livello di sostenibilità urbana. I servizi di raccolta risultano spesso insufficienti.
Se tutto questo non bastasse, il comune continua a fare i conti con difficoltà economiche che incidono direttamente sull’efficienza dei servizi pubblici. Negli ultimi anni si sono registrati alcuni miglioramenti nella raccolta differenziata, ma il divario rispetto alle città italiane più virtuose resta ancora significativo.
Un’Italia ancora divisa sul fronte ambientale
La classifica delle città più sporche d’Italia nel 2026 evidenzia un Paese ancora profondamente disomogeneo dal punto di vista ambientale. In molte città del Sud pesano carenze infrastrutturali, assenza o insufficienza di impianti di trattamento e difficoltà amministrative che rallentano il miglioramento dei servizi di gestione dei rifiuti. Allo stesso tempo, diverse città del Nord risultano penalizzate soprattutto dalla qualità dell’aria. In particolare nella Pianura Padana, la conformazione geografica favorisce il ristagno degli inquinanti, contribuendo a livelli elevati di smog durante gran parte dell’anno.
Nel complesso, la qualità urbana non dipende soltanto dalla presenza visibile di rifiuti nelle strade, ma da un insieme di fattori più ampio che include l’efficienza amministrativa, la qualità del trasporto pubblico, gli investimenti ambientali e la capacità di pianificazione a lungo termine. La classifica delle città più sporche d’Italia non va quindi interpretata in senso assoluto, bensì come un’analisi basata su indicatori ambientali e gestionali che mettono in evidenza criticità differenti tra le varie realtà urbane.
Il quadro che emerge è quello di un Paese diviso, che vede da un lato città che hanno raggiunto livelli vicini agli standard europei di sostenibilità urbana, dall’altro realtà che convivono ancora con emergenze legate a rifiuti, smog e degrado urbano. Le sfide principali per i prossimi anni riguarderanno l’ammodernamento degli impianti, il miglioramento della raccolta differenziata e la riduzione dell’inquinamento atmosferico. Per molte città italiane, l’obiettivo non sarà soltanto diventare più pulite, ma anche più vivibili.