Due località pugliesi sono le peggiori in Europa per inquinamento da polveri sottili nell’aria. E anche nel resto del Paese la situazione è drammatica
L’Italia continua a essere uno dei Paesi Europei meno virtuosi a livello ambientale e il peggiore della parte occidentale del Vecchio Continente. E come se non bastasse la lunga serie di sanzioni che ci ha imposto l’UE in questi anni per mancato rispetto degli standard sull’inquinamento, è arrivato un nuovo report sulla qualità dell’aria dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) a rendere più drammatica la situazione.
Secondo l’agenzia, l’Italia ha una delle più alte concentrazioni di PM2,5 d’Europa e due comuni pugliesi, Ceglie Messapica e Torchiarolo, nel brindisino, hanno battuto tutti i record negativi: 117 e 113 microgrammi per metro cubo di media annuale contro un limite di sicurezza fissato dalla UE a 25 μg/m³ e dall’OMS a 5 μg/m³.
Perché le PM2,5 sono pericolose
Le particelle PM2,5 sono tra le più pericolose del “gruppo” delle polveri sottili. A causa delle loro dimensioni estremamente ridotte, sono impossibili da intercettare per le vie respiratorie superiori e riescono a entrare direttamente nei polmoni e nel sangue tramite le membrane alveolari.
Le PM2,5 vengono prodotte dal traffico veicolare, dagli incendi, dai combustibili fossili e dall’industria. Il caso delle due cittadine pugliesi, però, è molto particolare. Sembra infatti che il picco di concentrazione sia stato causato dalla combinazione tra la complessa situazione ambientale locale e l’uso dei caminetti domestici durante i mesi invernali.
Il tasso di mortalità causato dall’esposizione al PM2,5
Il caso di Torchiarolo e Ceglie Messapica è unico nel suo genere, ma questo non significa che il problema sia circoscritto alla Puglia. È sufficiente leggere i dati relativi ai tassi di mortalità del report Aea per capire quanto sia grave la situazione.
L’Italia conta 101 decessi ogni 100.000 abitanti attribuibili al contatto eccessivo con le PM2,5. Gli altri Paesi con densità demografica ed economia simili alle nostre sono la Spagna, la Francia e la Germania e il loro tasso di mortalità è, rispettivamente di 41 decessi ogni 100.000 abitanti, 34 e 37.
Allargando il discorso a tutta l’Europa si nota che la qualità dell’aria è migliore nei Paesi a Nord come quelli Scandinavi, mentre è decisamente peggiore nei Paesi Balcanici e nella zona orientale. Maglia nera (ad esclusione delle località pugliesi) per Sarajevo e le zone industriali macedoni dove le stazioni di rilevazione hanno registrato le più alte concentrazioni di PM2,5 del continente.
I consigli per ridurre il tasso di esposizione
La qualità media dell’aria in Europa è decisamente bassa e quasi tutti i Paesi superano i limiti indicati come sicuri dall’OMS.
Per questo motivo è una buona idea imparare alcune semplici regole di comportamento per ridurre più possibile l’esposizione alle polveri sottili.
Gli esperti, ad esempio, consigliano di evitare di arieggiare l’abitazione nelle ore di maggior traffico e di investire soldi su un purificatore d’aria per interni.
Altre buone regole sono quelle di usare soltanto stufe certificate, di evitare di bruciare materiali combustibili nelle giornate invernali e di ridurre al minimo le attività all’aperto nei periodi di maggior concentrazione di inquinanti.
Per capire quali sono è sufficiente tenersi informati attraverso le varie app che forniscono dati geolocalizzati sulla qualità dell’aria in tempo reale.
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