Da UniCredit a Mediobanca, le 5 banche che pagano di più a Piazza Affari (e quella da evitare)

Tommaso Scarpellini

28 Giugno 2026 - 07:53

Piazza Affari premia chi sa leggere i dividendi bancari oltre la superficie. Rendimenti alti nascondono storie diverse. Qualcosa non torna.

Da UniCredit a Mediobanca, le 5 banche che pagano di più a Piazza Affari (e quella da evitare)

Il settore bancario italiano sta attraversando una stagione di dividendi storicamente generosi, ma non tutti i titoli meritano la stessa attenzione. Dietro i numeri apparentemente allettanti si nascondono dinamiche di rischio che l’investitore medio fatica a decifrare senza gli strumenti giusti. Il dividendo fa gola, ma occorre capire quale di questi è sostenibile.

Il comparto creditizio quotato a Piazza Affari ha beneficiato di un contesto macroeconomico particolarmente favorevole alla redditività bancaria negli ultimi trimestri. Il rialzo dei tassi operato dalla Banca Centrale Europea tra il 2022 e il 2024 ha gonfiato i margini di interesse netti, ovvero la differenza tra il rendimento degli impieghi e il costo della raccolta. Questo fenomeno, noto come repricing degli attivi, ha trasformato molti istituti di credito italiani in macchine da dividendo, almeno nell’immediato.

Il problema è che i mercati tendono a prezzare il futuro, non il passato. L’investitore accorto dovrebbe quindi chiedersi: il dividendo che incasso oggi è sostenibile, oppure riflette un picco destinato a non ripetersi?

I 5 titoli con il rendimento da dividendo più elevato

Analizzando i dati aggiornati al 2025, emergono cinque nomi con dividend yield particolarmente significativi tra gli istituti quotati sul listino principale.

Unicredit si conferma al vertice della classifica per remunerazione agli azionisti, con un piano di buyback e dividendi che ha portato il rendimento complessivo in area 8-10% nell’ultimo esercizio. La gestione dell’istituto guidato da Andrea Orcel ha mostrato una disciplina allocativa del capitale notevole, con un CET1 ratio solido che lascerebbe spazio a ulteriori distribuzioni anche in uno scenario di rallentamento economico moderato.

Intesa Sanpaolo si posiziona con un rendimento da dividendo che si aggirerebbe intorno al 7-8%, sostenuto da una politica di payout esplicita e da una diversificazione del modello di business verso il risparmio gestito e l’assicurazione vita, segmenti meno esposti alla volatilità del margine di interesse.

Mediobanca, pur con un profilo diverso rispetto ai due colossi, offrirebbe un rendimento interessante nell’ordine del 5-6%, supportato da una struttura patrimoniale conservativa e da ricavi più stabili grazie all’esposizione al credito al consumo attraverso Compass e alla gestione patrimoniale tramite Mediobanca Premier.

BPER Banca e Banco BPM completano il quadro dei cinque, con rendimenti stimati rispettivamente attorno al 6% e al 7%, entrambi sostenuti da piani industriali che prevedono distribuzioni crescenti nel biennio 2025-2026, sebbene con profili di rischio differenti legati alla qualità del portafoglio crediti e all’esposizione territoriale.

La banca da monitorare con maggiore cautela

Il discorso si fa interessante quando si considera un istituto che, pur offrendo un dividend yield apparentemente elevato sopra la media, presenta segnali che meriterebbero riflessione approfondita. Senza formulare giudizi definitivi, il profilo di rischio di MPS (Monte dei Paschi di Siena) merita una valutazione approfondita proprio in virtù del fatto che il dividendo è sopra la media.

Il che è interessante perché a quanto apre il titolo tratta su multipli che scontano ancora un premio al rischio elevato, il CET1 ratio, pur migliorato, lascerebbe meno margine di sicurezza rispetto ai competitor, e la storia recente dell’istituto senese insegna che le discontinuità strategiche possono impattare rapidamente le politiche di dividendo. Il rendimento apparente potrebbe dunque non riflettere una remunerazione stabile nel tempo.

Dividendi e BTP: il confronto che ogni investitore retail dovrebbe fare

Per un investitore over 40 con un orizzonte orientato alla protezione del capitale, il confronto tra dividendi bancari e BTP è un esercizio tutt’altro che banale. Il BTP decennale offre oggi rendimenti nell’ordine del 3,5-3,8%, con la garanzia dello Stato italiano e una volatilità del capitale molto più contenuta rispetto a un titolo azionario.

Il differenziale di rendimento tra un dividendo bancario all’8% e un BTP al 3,7% sembrerebbe generoso, ma incorpora un rischio fondamentalmente diverso: il dividendo può essere tagliato, sospeso o riassorbito da una discesa del prezzo del titolo, mentre la cedola obbligazionaria è contrattualmente definita. Questa asimmetria di rischio dovrebbe sempre entrare nel processo decisionale, soprattutto in un contesto macroeconomico ancora incerto.

Il rischio sistemico che i numeri da soli non raccontano

Un elemento spesso trascurato nell’analisi dei titoli bancari è l’esposizione sistemica al ciclo del credito. In una fase di potenziale rallentamento economico europeo, le banche italiane potrebbero vedere aumentare il costo del rischio, ovvero le svalutazioni sui crediti deteriorati. Questo fenomeno erode i margini e, di conseguenza, la capacità distributiva.

Il rapporto NPL (Non Performing Loans) del sistema bancario italiano si è notevolmente migliorato rispetto ai picchi post-crisi, ma rimane strutturalmente più elevato della media nordeuropea. Un deterioramento del ciclo economico potrebbe rimettere sotto pressione queste metriche con una rapidità che i modelli di valutazione tradizionali faticano a catturare in anticipo.

E non è un elemento da escludere dopo i rialzi dei tassi della BCE effettuati a giungo. Statisticamente, quando i tassi aumentano le banche devono trovarsi a gestire 2 flussi distinti: uno positivo ovvero l’allargamento dei margini d’interesse. E uno negativo, ovvero l’aumento potenziale dei crediti deteriorati.

La vera domanda non è quanto paga una banca oggi, ma quanto potrebbe continuare a pagare nei prossimi anni senza intaccare la solidità che protegge il tuo investimento.