Le ammissioni di Victoria Nuland sull’Ucraina e sulla pace mancata

Roberto Vivaldelli

10 Settembre 2024 - 12:15

Victoria Nuland ha ammesso che gli Stati Uniti hanno «consigliato» all’Ucraina di abbandonare le trattative con i russi nel 2022.

Le ammissioni di Victoria Nuland sull’Ucraina e sulla pace mancata

Victoria Nuland è uno dei «falchi» della politica estera statunitense, sostenitrice di una politica estera aggressiva e fortemente inteventista. Fino al marzo di quest’anno è stata Sottosegretario di Stato per gli affari politici nell’amministrazione Biden. Diplomata in storia alla Brown University, ha ricoperto vari ruoli di rilievo nella diplomazia statunitense, sia con i democratici che con i repubblicani, tra cui quello di assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici sotto Obama, portavoce del Dipartimento di Stato durante l’amministrazione Clinton e ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO sotto George W. Bush. Ha anche lavorato come Senior Counselor presso l’Albright Stonebridge Group, è stata Senior Fellow presso la Brookings Institution e ha svolto incarichi diplomatici in Russia, Cina, Mongolia e presso la NATO a Bruxelles.

Nuland parla russo, francese e cinese, ed è sposata con Robert Kagan, un noto pensatore neoconservatore. In una recente intervista rilasciata al giornalista russo Mikhail Zygar, Nuland ha ammesso che Stati Uniti e Regno Unito si opposero, nell’aprile 2022, all’accordo di pace che Russia e Ucraina stavano per siglare.

Cosa ha detto Nuland

Victoria Nuland ha confermato che gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno «consigliato» all’Ucraina di abbandonare l’accordo di pace di Istanbul poiché questo imponeva limitazioni sui sistemi d’arma in Ucraina. I mediatori, Israele e Turchia, hanno sostenuto che gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni su Zelensky affinché rinunciasse all’accordo di pace, vedendo in questo un’opportunità per usare gli ucraini per indebolire un rivale strategico. La ragione dichiarata da Nuland non riguarda la strage di Bucha, che i sostenitori della guerra per procura hanno insistito essere il motivo per cui l’Ucraina si è ritirata dall’accordo. Invece, Nuland ha affermato che l’accordo avrebbe imposto «limiti sui precisi tipi di sistemi d’arma che l’Ucraina avrebbe potuto avere, tanto che l’Ucraina sarebbe stata praticamente neutralizzata come forza militare». «Il sabotaggio statunitense dell’accordo di pace di aprile 2022 è stato efficacemente censurato dai media statunitensi, inclusi quelli progressisti» nota su X il giornalista investigativo Aaron Matè. «Forse questa ammissione da parte di una delle principali sabotatrici romperà il loro giuramento di silenzio collettivo».

Le pressioni occidentali su Kiev

Nel 2022, infatti, ci furono negoziati in Bielorussia e Turchia che avrebbero potuto porre fine al conflitto, ma che si interruppero bruscamente. L’accordo fallì a causa delle pressioni occidentali, in particolare da parte del Regno Unito e degli Stati Uniti, che preferirono continuare il conflitto piuttosto che accettare un compromesso con la Russia. Nonostante il massacro di Bucha, i negoziati proseguirono fino ad aprile 2022, con una bozza di accordo che prevedeva un’Ucraina neutrale e non nucleare, ma con garanzie di sicurezza da parte di vari paesi. Tuttavia, Boris Johnson e altri leader occidentali si opposero all’accordo, sostenendo che avrebbe rappresentato una vittoria per Putin. In un’intervista alla televisione israeliana, l’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett ha rivelato che gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno ostacolato un accordo di pace tra Russia e Ucraina, che avrebbe potuto mettere fine al conflitto nel 2022. Questa affermazione trova conferma anche nelle parole dell’ambasciatore ucraino Oleksandr Chalyi, membro della delegazione ai negoziati di Istanbul.

Durante un evento pubblico a Ginevra, Chalyi ha ricordato quanto Kiev e Mosca fossero vicine a raggiungere una soluzione pacifica, sottolineando che il presidente russo Vladimir Putin sembrava intenzionato a concludere un accordo e desideroso di porre fine alla guerra. Tuttavia, l’opportunità di una pace duratura fu bloccata a causa delle pressioni occidentali, lasciando il conflitto irrisolto. Inoltre, come ammesso anche dalla rivista Foreign Affairs, «i partner occidentali di Kiev erano riluttanti a lasciarsi coinvolgere in un negoziato con la Russia”, in particolare “in un negoziato che avrebbe creato nuovi impegni per garantire la sicurezza dell’Ucraina».

Nuland ed Euromaidan

È bene ricordare che Victoria Nuland ha avuto un ruolo significativo durante le proteste di Euromaidan in Ucraina nel 2013-2014. All’epoca, era la Sottosegretaria di Stato per gli Affari Europei ed Euroasiatici degli Stati Uniti. In questa posizione, Nuland è stata una delle figure chiave della diplomazia statunitense coinvolte nel sostenere le proteste contro il presidente ucraino Viktor Yanukovych, il quale aveva rifiutato un accordo di associazione con l’Unione Europea in favore di legami più stretti con la Russia.

Il suo ruolo più noto durante Euromaidan è legato a una telefonata trapelata tra lei e l’ambasciatore statunitense in Ucraina, Geoffrey Pyatt, in cui discutevano della formazione del futuro governo ucraino post-Yanukovych, evidenziando l’influenza e l’interesse diretto degli Stati Uniti negli sviluppi politici in Ucraina. Durante quella conversazione, Nuland si riferì all’Unione europea con la famosa espressione «F**k the EU».

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