La casa è sempre in cima ai pensieri degli italiani.
Su una ricchezza netta complessiva delle famiglie di oltre 10 mila miliardi, quella immobiliare ne rappresenta oltre il 51%.
Un record italiano
La propensione a essere proprietari emerge anche dai dati Eurostat sulla condizione abitativa dei cittadini europei, secondo cui oltre il 75% degli italiani vive in una famiglia proprietaria della casa di residenza, a livelli quindi superiori alla media Ue (69%). Eppure, per molti la prospettiva di acquistare un’abitazione è proibitiva o realistica solo a fronte di sacrifici considerevoli.
A dirlo è un’analisi del Centro Studi dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), che ha elaborato un indice di accessibilità per misurare la quota di reddito disponibile che le famiglie italiane devono destinare all’acquisto di una casa tramite un mutuo.
Lo studio prende in considerazione l’acquisto di un immobile da 80 metri quadrati e con un mutuo equivalente all’80% del prezzo dell’abitazione. La soglia al di sopra della quale l’acquisto di una casa è ritenuto inaccessibile è fissata al 30% del reddito: solo stando sotto questa quota l’acquisto è considerato sostenibile.
Dove acquistare casa costa di più
Per le famiglie con un reddito annuo compreso tra 15.000 e 24.000 euro (secondo quintile), la percentuale di reddito destinata al mutuo per l’acquisto di una casa varia notevolmente a seconda della città. In media, questa quota si aggira intorno al 24,9%, ben al di sotto della soglia di accessibilità del 30%. Tuttavia, in alcune città, l’incidenza del mutuo può essere significativamente più alta.
Ecco la classifica delle città in base alla percentuale di reddito destinata al mutuo, dal valore più alto al più basso:
1. Milano – 54,1%
2. Napoli – 41,2%
3. Firenze – 41,1%
4. Salerno – 39,7%
5. Roma – 38,3%
6. Bologna – 36,6%
7. Venezia – 36%
8. Imperia – 35,9%
9. Aosta – 33%
10. Matera – 32,9%
11. Alessandria – 11,6%
Alessandria è la città con l’incidenza più bassa del mutuo sul reddito.
La situazione diventa insostenibile per le famiglie meno abbienti, che si trovano nel primo quintile, cioè con un reddito indicativamente fino a 15 mila euro. Nel loro caso pagare le rate del mutuo assorbe in media il 38,8% del reddito sul territorio nazionale, quindi già ben oltre la soglia considerata critica, raggiungendo livelli proibitivi a Milano (82,9%), Roma (61,4%) e Firenze (61%). All’opposto sempre Alessandria, dove una famiglia a basso reddito può permettersi un mutuo a cui destinare in media appena il 16,8% del proprio reddito, Biella (18,3%) e Vercelli (18,4%), che risultano i tre capoluoghi in cui i nuclei meno abbienti possono più facilmente acquistare casa in Italia con un mutuo.
Le cose non vanno molto diversamente anche per chi una casa vorrebbe prenderla in affitto. Considerando sempre al 30% la soglia di accessibilità, risulta che in Italia le famiglie con redditi sotto i 15 mila euro devono spenderne per l’affitto in media il 36,1%, con punte del 70,2% a Milano, del 62,4% a Roma e del 59,2% a Firenze. Tra le famiglie con redditi fino a 24 mila euro la casa in locazione diventa più accessibile e per l’affitto basta in media il 23,2% del reddito, anche se permettersela nei grandi capoluoghi del Nord e del Centro, così come a Napoli, Salerno e Cagliari, risulta possibile solo a patto di spendere tra circa un terzo e quasi metà del proprio reddito.