Lavoro: 850mila posti a rischio nel 2020. I settori più colpiti

Lavoro: sarebbero 850mila i posti di lavoro a rischio nel 2020 e ci sono dei settori più colpiti di altri. Per i sindacati servono riforme strutturali perché il blocco dei licenziamenti, seppur necessario, non basta.

Lavoro: 850mila posti a rischio nel 2020. I settori più colpiti

Lavoro: 850mila posti di lavoro sono a rischio solo in Italia con dei settori che verranno più duramente colpiti di altri.

Questo emerge, dopo i dati elaborati anche da Svimez, dalle rilevazioni questa volta dei sindacati.

Un impatto gravissimo sul mercato del lavoro quello del COVID-19 che rischia di diventare ancora più grande se delle misure strutturali di sostegno non vengono attuate.

I posti di lavoro a rischio sono 850mila, potrebbero essere di meno se il blocco dei licenziamenti attualmente in vigore fino al 17 agosto venisse prorogato fino a fine dicembre come effettivamente il prossimo decreto Agosto prevede. E dopo? Quali saranno le conseguenze?

Disastrose se dopo la fine delle misure emergenziali non si procederà con riforme più strutturali. Vediamo nel dettaglio quali sono i settori più colpiti dall’emergenza e dove principalmente potrebbero trovarsi gli 850mila posti di lavoro a rischio in Italia nel 2020.

Lavoro, 850mila posti di lavoro a rischio nel 2020: i settori

Lavoro: sono 850mila i posti a rischio e ci sarebbero secondo i sindacati dei settori più colpiti in primis quello del turismo com’è facile immaginare e la filiera della moda.

Come riporta Il Sole24Ore la categoria già ampiamente penalizzata e che rischia di più è quella degli stagionali. Il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini che ha presenziato al tavolo con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e il ministro del Mibact Dario Franceschini ha dichiarato che se tutto dovesse andare per il meglio nel 2020 solo il 50% dei contratti stagionali verrà riattivato.

Lo stesso ha sottolineato come non sia sufficiente l’assistenzialismo, ma servono investimenti pubblici per il turismo e per le infrastrutture. L’assistenzialismo di cui parla fa chiaramente riferimento ai bonus per gli stagionali del Cura Italia, del decreto Rilancio e in ultimo le ulteriori mensilità che dovrebbe prevedere il decreto Agosto.

Un altro settore molto colpito è quello della moda, a detta dei sindacati, cui seguono automotive ed edilizia, settori questi che durante il lockdown si sono completamente fermati.

Se infatti l’alimentare, chimica, farmaceutica, logistica hanno continuato a produrre, ci sono stati appunto settori in cui, come riporta il quotidiano economico, si sono registrate gravi perdite. Una situazione superiore a quella innescata dalla crisi del 2008 con la perdita di 1 milioni di posti di lavoro nei cinque anni successivi.

Proprio nella moda si è avuto un ricorso alla cassa integrazione senza precedenti. Il segretario nazionale della Femca Cisl Raffaele Salvatoni ha affermato in merito alla perdita dei posti di lavoro nel settore:

“Il vero problema, però, non è tanto per i grandi marchi, quanto nella lunga filiera: le piccole imprese non reggono le difficoltà, non riescono a stare sul mercato. E nel momento in cui salta anche solo un anello della filiera, salta l’intero sistema, visto che si tratta di fornitori delle griffe più affermate.”

Una situazione drammatica sulla quale è intervenuta anche la segretaria confederale della UIL Ivana Veronese che ha messo insieme, come riporta il Sole24Ore, dati macroeconomici contenuti nel Def 2020, l’ultimo rapporto della Banca d’Italia e le stime di crescita dell’Unione Europea e come anche i dati sui rapporti di lavoro attivati e cessati, delle aperture e chiusure delle imprese. Come sottolinea la segretaria:

“I posti di lavoro a rischio nel 2020 si possono stimare tra i 530mila e i 655mila e tiene conto dell’auspicabile proroga del blocco dei licenziamenti e della proroga a tutti i settori degli ammortizzatori sociali fino alla fine dell’anno. La forbice si alzerebbe tra i 650mila e gli 850mila posti. È un elenco che non finisce più, dove non dobbiamo dimenticare che a valle dei settori c’è l’indotto. Ed è anche per questo che per noi diventa fondamentale il prolungamento degli ammortizzatori per tutti coloro che ne hanno bisogno.”

Posti di lavoro a rischio nel 2020: servono riforme

Quello che i sindacati ritengono necessario, con i posti di lavoro a rischio nel 2020 che senza il blocco dei licenziamenti diventerebbero 850mila, sono le riforme strutturali.

Per Tania Scacchetti, segretaria confederale della CGIL, primaria è la riforma degli ammortizzatori sociali che anche la ministra del Lavoro Catalfo ha annunciato.

Scacchetti ha evidenziato anche come sia importante il Fondo nuove competenze per le imprese, vale a dire il fondo per la formazione introdotto con il decreto Rilancio e che dovrebbe essere rifinanziato con il decreto Agosto. La sindacalista ne ha parlato come di uno spiraglio:

“Una grande opportunità per riqualificare le persone e rilanciare le politiche attive. È chiaro che non c’è la misura che risolve tutto ma ci sono una serie di trasformazioni che possono aprire strade di ragionamento diverso. Su questo ragionamento si innesta il tema di come far ripartire la domanda e l’occupazione.”

Laddove sono 850mila i posti di lavoro potenzialmente a rischio la segretaria confederale CGIL ha concluso:

“Si deve ragionare sulle leve che possono rilanciare il lavoro, compresa la riduzione dell’orario. Se è vero che non c’è nessuna riforma del mercato del lavoro che può generare occupazione, lo è anche che gli investimenti nelle infrastrutture, anche nel sociale, genererebbero ambiti di crescita esponenziale. Le scelte vanno fatte adesso per evitare che le difficoltà delle aziende si trasformino in esuberi.”

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