Lavori di pubblica utilità, 8 ore a settimana per il reddito di cittadinanza: quali sono?

Per beneficiare del reddito di cittadinanza bisogna effettuare - per 8 ore a settimana - dei lavori di pubblica utilità, o meglio dei lavori socialmente utili; ecco alcuni esempi delle attività che bisognerà svolgere.

Lavori di pubblica utilità, 8 ore a settimana per il reddito di cittadinanza: quali sono?

I beneficiari del reddito di cittadinanza, come noto, riceveranno un sostegno economico mensile fino ad un importo di 780€; allo stesso tempo, però, hanno degli obblighi da rispettare tra i quali figura il rendersi disponibili per 8 ore a settimana per svolgere dei lavori di pubblica utilità. In realtà, per motivi che vi spiegheremo meglio nel prosieguo dell’articolo, in questo caso è più corretto parlare di lavori socialmente utili.

A tal proposito è interessante capire quali sono i lavori socialmente utili per cui il beneficiario del reddito di cittadinanza dovrà offrire - in maniera del tutto gratuita - la sua disponibilità per 8 ore alla settimana.

Sarà proprio con queste 8 ore lavorative gratuite di pubblica utilità, infatti, che il beneficiario “ripagherà” l’investimento che lo Stato fa concedendogli il reddito di cittadinanza; allo stesso tempo, ricordiamo, questo dovrà comunque impegnarsi nel formarsi partecipando a dei corsi finalizzati al conseguimento di una qualifica professionale e ad accettare una delle prime tre proposte di lavoro che gli verranno presentate dal centro per l’impiego.

Ma torniamo a parlare dei lavori di pubblica utilità facendo chiarezza su quali potrebbero essere le attività che - in accordo con il sindaco del Comune di residenza - si potrebbe essere chiamati a svolgere.

I lavori di pubblica utilità

Gli LPU sono quelle prestazioni non retribuite a favore della collettività che solitamente si svolgono presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o anche per organizzazioni di assistenza sociale o volontariato. Nel caso del reddito di cittadinanza, almeno secondo quanto dichiarato da Di Maio, sembra che l’attività verrà svolta esclusivamente presso l’ente comunale, visto che il lavoro da effettuare verrà deciso in accordo dal Sindaco.

Per fare alcuni esempi di lavori di pubblica utilità possiamo fare riferimento a quanto stabilito dal decreto ministeriale pubblicato dal Ministero della Giustizia in data 26 marzo 2001; dovete sapere, infatti, che il concetto di lavoro di pubblica utilità è stato introdotto al fine di essere considerato a tutti gli effetti come una sanzione penale sostitutiva.

Quando si parla di lavori di pubblica utilità, quindi, si fa riferimento a quel modo alternativo di scontare una condanna penale, attraverso un’attività riparativa e restitutiva.

Nel suddetto decreto ministeriale si legge che la prestazione di lavoro di pubblica utilità è quella svolta, ad esempio, in favore dei seguenti soggetti:

  • persone affette da HIV;
  • portatori di handicap;
  • malati;
  • anziani;
  • minori;
  • ex detenuti;
  • extracomunitari.

Possono essere considerati dei lavori di pubblica utilità, anche quelli svolti nel settore de:

  • la Protezione Civile;
  • tutela del patrimonio pubblico o ambientale;
  • altre attività pertinenti alla specifica professionalità della persona.

I lavori socialmente utili

Come abbiamo appena visto il termine “lavoratori di pubblica utilità” - LPU - si riferisce perlopiù ad una sanzione penale sostitutiva. Nel caso del reddito di cittadinanza, quindi, ci sembra più corretto parlare di lavori socialmente utili - LSU - ossia la partecipazione ad iniziative di pubblica utilità al quale si dedicano, limitatamente nel tempo, i soggetti svantaggiati nel mercato del lavoro.

Oggi i lavoratori che si dedicano ai lavori socialmente utili l’Inps riconosce un assegno mensile, cosa che invece non avverrà per i percettori del reddito di cittadinanza visto che questi già ricevono l’assegno di 780€.

Per lavori socialmente utili si intendono quindi tutte quelle attività che hanno come oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva. Nel dettaglio, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 468/1997, nella categoria dei lavori socialmente utili - nella quale rientrano anche gli LPU - troviamo quelle svolte all’interno dei seguenti settori:

  • cura della persona;
  • ambiente;
  • territorio;
  • sviluppo rurale;
  • montano;
  • acquacoltura;
  • riqualificazione degli spazi urbani.

Per capire meglio vediamo alcuni esempi di lavori socialmente utili. Oltre ai sopracitati assistenza all’infanzia, agli anziani, ai portatori di handicap e recupero di tossicodipendenti e di persone detenute, troviamo anche:

  • raccolta differenziata e gestione di discariche e di impianti per il trattamento di rifiuti solidi urbani;
  • tutela delle aree protette e dei parchi naturali;
  • miglioramento della rete idrica;
  • realizzazione delle opere necessarie allo sviluppo e alla modernizzazione dell’agricoltura (anche nelle zone di montagna);
  • conservazione e riqualificazione di aree urbane, quartieri e centri minori;
  • recupero e valorizzazione del patrimonio culturale;
  • miglioramento delle condizioni per lo sviluppo del turismo.

Come potete vedere ci sono molti esempi di lavori socialmente utili e di pubblica utilità; molto dipenderà quindi dalle esigenze del vostro territorio e dalle necessità del Comune di appartenenza.

Concludiamo ricordando che il Consiglio di Stato, con la sentenza 3664/2007 ha chiarito che le caratteristiche dei lavori socialmente utili non ne “consentono la qualificazione come rapporto di impiego”. Questo perché il “rapporto dei lavoratori socialmente utili trae origine da motivi assistenziali e riguarda un impegno lavorativo certamente precario”.

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