Quasi un mese di ferie sulla carta, ma se ne fruisce di molti meno. In Italia c’è un problema con le vacanze, i dati lo confermano.
I lavoratori italiani hanno un serio problema con le ferie: spesso non riescono a fruirne come dovrebbero.
D’altronde, la normativa italiana lascia un ampio margine di discrezionalità al datore di lavoro e consente di far fruire una parte delle ferie maturate entro un arco temporale piuttosto lungo, pari ai 18 mesi successivi alla fine dell’anno di maturazione.
Il risultato è che molti dipendenti finiscono per accumulare giorni di ferie senza godere pienamente di quel periodo di riposo per il quale questo strumento è stato previsto.
Nel dettaglio, le ferie servono a tutelare la salute psicofisica del lavoratore, permettendogli di riposarsi, recuperare energie e trascorrere più tempo con i propri affetti. Proprio per questa ragione rappresentano un diritto irrinunciabile e non possono essere sostituite da un’indennità economica, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro termini prima che siano state utilizzate.
Ma cosa accade nella pratica? A fornire una risposta è un’indagine condotta da SD Worx Italy in 16 Paesi, dalla quale emerge con chiarezza il problema delle ferie in Italia. Gli italiani, infatti, vantano un primato poco invidiabile: sono tra i lavoratori europei che riescono a godere di meno giorni di ferie rispetto a quelli effettivamente disponibili.
Perché si verifica una situazione del genere, nonostante i lavoratori abbiano a disposizione quasi un mese di ferie ogni anno? Le ragioni sono diverse e mostrano quanto possa essere ampia la distanza tra ciò che prevede la normativa e quanto accade realmente nei luoghi di lavoro.
Perché i lavoratori italiani prendono sempre meno ferie
Nel dettaglio, secondo la ricerca condotta da Sd Worx Italy in 16 Paesi, dietro al mancato utilizzo delle ferie in Italia c’è una combinazione di fattori legati alla cultura del lavoro e al senso di responsabilità nei confronti dei colleghi, come pure alla scarsa abitudine a programmare periodi di pausa sufficientemente lunghi.
In media, i lavoratori italiani hanno diritto a 24,7 giorni di ferie retribuite all’anno. Nonostante ciò, l’Italia è penultima in Europa per utilizzo dei giorni maturati, davanti solamente alla Serbia. Quasi un lavoratore su due, infatti, non riesce a esaurire tutte le ferie disponibili.
Uno dei problemi principali riguarda la difficoltà di assentarsi senza avere la sensazione di mettere in difficoltà chi resta al lavoro: il 44% degli italiani, infatti, dichiara di non sentirsi libero di andare in ferie senza aumentare la pressione sui colleghi. Una percentuale peggiore si registra solamente in Spagna, Slovenia e Serbia.
La situazione è molto diversa nei Paesi in cui la cultura delle ferie appare maggiormente consolidata. In Finlandia, Regno Unito e Irlanda, ad esempio, più della metà dei lavoratori afferma di riuscire a staccare senza provare sensi di colpa nei confronti dei colleghi.
A incidere potrebbe esserci anche la convinzione di aver bisogno di pochi giorni per recuperare le energie. Alla domanda su quanto tempo sia necessario per ricaricare completamente le batterie, gli italiani indicano in media 9,2 giorni consecutivi, contro una media europea di 13,4, mentre in Spagna e Svezia, invece, i lavoratori ritengono necessarie circa due settimane.
In Italia c’è un problema di cultura, ma anche di norme
Il report ci dice quindi che il problema è prima di tutto culturale. Ma la domanda da porsi è un’altra: chi ha contribuito a trasformare le ferie, almeno nella percezione di molti lavoratori, da diritto irrinunciabile a concessione da chiedere quasi con cautela?
Una parte della responsabilità può dipendere anche da come è scritta la normativa. Il datore di lavoro dispone infatti di un ampio margine nella gestione delle ferie e può consentire che una parte di quelle maturate venga utilizzata entro i 18 mesi successivi alla fine dell’anno di riferimento, prima che possano scattare eventuali sanzioni.
È giusto che l’ultima parola spetti al datore di lavoro, visto che i periodi di riposo devono essere conciliati con le esigenze produttive e organizzative dell’azienda.
Diverso, però, è il caso di quei datori di lavoro che fanno sentire il dipendente quasi in colpa nel momento in cui presenta una richiesta di ferie, come se assentarsi significasse creare un problema. Servirebbe allora guardare agli esempi più virtuosi del Nord Europa, dove il lavoro viene considerato una parte della giornata e non l’elemento attorno al quale deve ruotare tutto il resto. In questi Paesi il riposo non è percepito come tempo sottratto alla produttività, ma come una condizione necessaria per recuperare energie e lavorare meglio.
D’altronde, come si può pensare che un lavoratore stanco possa rendere al massimo? E quanto può essere produttiva una persona che vive con disagio persino la richiesta di qualche giorno di ferie?
I dati non ci permettono di conoscere nel dettaglio tutte le ragioni che spingono quasi un lavoratore su due a non utilizzare interamente le ferie maturate. Confermano però che in Italia il problema non può essere risolto soltanto modificando le regole, magari riducendo il termine entro cui le ferie devono essere utilizzate o introducendo limiti più precisi alla discrezionalità del datore di lavoro. Prima ancora serve un cambiamento nel modo in cui il riposo viene considerato nei luoghi di lavoro. Finché chiedere le ferie continuerà a essere vissuto come un favore, e non come l’esercizio di un diritto, qualsiasi intervento normativo rischierà di risolvere soltanto una parte del problema.