Lavorare in Svizzera ora costerà di più per gli italiani

Simone Micocci

27 Febbraio 2026 - 18:00

Meno frontalieri dall’Italia, Svizzera preoccupata. Le nuove regole sul calcolo d’imposta comportano una perdita di attrattività.

Lavorare in Svizzera ora costerà di più per gli italiani

Abbiamo già spiegato perché lavorare in Svizzera non è più conveniente come un tempo. E non per gli stipendi – che restano elevati e, secondo alcune stime, addirittura in crescita – ma per un mercato del lavoro meno espansivo rispetto al passato, dove il numero di disoccupati è in crescita.

C’è però un altro fattore che sta incidendo sull’attrattività oltreconfine: l’entrata in vigore di un nuovo regime fiscale che aumenta il carico per molti lavoratori frontalieri, ossia per chi vive in Italia e ogni giorno attraversa il confine per beneficiare di retribuzioni più alte ma con un costo della vita più basso come quello del nostro Paese.

I numeri lo confermano: negli ultimi mesi il totale dei frontalieri è diminuito, e tra le cause viene indicata proprio la stretta fiscale introdotta con le nuove regole. E attenzione, perché a questo potrebbe aggiungersi un ulteriore prelievo, la cosiddetta “tassa sulla salute” allo studio del governo Meloni, che renderebbe ancora più oneroso lavorare oltreconfine.

I sindacati protestano e anche in Svizzera cresce la preoccupazione per il calo della manodopera italiana. È davvero l’inizio della fine per il mito del lavoro oltralpe?

Perché adesso lavorare in Svizzera costa di più per gli italiani

Come anticipato, la ragione della perdita di attrattività non dipende solo dagli stipendi - che restano mediamente più alti rispetto a quelli italiani con previsioni di crescita nel 2026 - ma le nuove regole fiscali entrate in vigore con l’aggiornamento dell’accordo sui frontalieri tra Italia e Svizzera, ratificato con la legge 217/2025 e applicato retroattivamente dal 1° gennaio 2024.

La novità principale riguarda la distinzione tra “vecchi” e “nuovi” frontalieri. I primi, ossia coloro che risultavano già frontalieri alla data del 17 luglio 2023, continuano a essere tassati esclusivamente in Svizzera, come avveniva in passato. Per loro il carico fiscale resta sostanzialmente invariato.

Diversa, invece, la situazione per i nuovi frontalieri, cioè chi ha iniziato a lavorare oltreconfine dopo quella data. In questo caso la tassazione avviene in parte in Svizzera - con un limite massimo pari all’80% dell’imposta ordinaria applicabile nello Stato di lavoro - e in parte in Italia. I redditi sono infatti soggetti a imposizione anche nel nostro Paese, con una franchigia di 10.000 euro e il riconoscimento del credito d’imposta per quanto già versato in Svizzera.

Il risultato, nella maggior parte dei casi, è un carico fiscale complessivo più elevato rispetto al passato, tanto che per alcuni lavoratori, soprattutto se con coniuge occupato in Italia o con redditi familiari medio-alti, la differenza può tradursi in migliaia di euro in meno di reddito disponibile.

A questo scenario potrebbe aggiungersi un ulteriore elemento di incertezza: la cosiddetta “tassa sulla salute” allo studio del governo Meloni, con un prelievo stimato tra il 3% e il 6% a carico dei frontalieri. Se introdotta, rappresenterebbe un terzo esborso che ridurrebbe ulteriormente la convenienza economica del lavoro oltreconfine.

Svizzera preoccupata per il calo di frontalieri

Non è una sensazione: sono i dati a dimostrare la perdita di attrattività della Svizzera in questi ultimi anni. Nel dettaglio, i numeri mostrano che, dall’entrata in vigore del nuovo accordo fiscale, il totale dei frontalieri italiani è sceso da oltre 80.000 unità a circa 78.000.

È vero che 2.000 lavoratori in meno non deve far gridare all’allarme, ma si tratta comunque di un dato significato perché interrompe una crescita costante, che dura da anni.

Specialmente in Ticino la questione è seguita con attenzione. Le imprese temono una progressiva perdita di attrattività del mercato del lavoro locale, mentre le associazioni di categoria sottolineano come l’aumento del carico fiscale, unito alla denatalità e alle tensioni politiche tra Roma e Berna, possa nel tempo ridurre la disponibilità di manodopera qualificata.

Anche i sindacati, pur riconoscendo che la Svizzera resta competitiva per livelli salariali e prospettive pensionistiche, segnalano che la doppia imposizione per i nuovi frontalieri cambia radicalmente i conti in tasca rispetto al passato.

Il timore, soprattutto sul versante ticinese, è che la combinazione tra nuova fiscalità e possibili ulteriori prelievi - come la tassa sulla salute - renda meno conveniente per gli italiani attraversare il confine ogni giorno. E per un’economia che da decenni si regge anche sul contributo dei lavoratori frontalieri, non è un dettaglio di poco conto.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.