Un’ex infermiera statunitense ha lasciato il lavoro in ospedale per aprire una lavanderia a gettoni. Oggi lavora solo 5-6 ore a settimana e nell’ultimo anno ha incassato 475.000 dollari.
Dalla corsia di un ospedale a un’attività imprenditoriale capace di generare centinaia di migliaia di dollari l’anno. È la storia di Cami, 38 anni, statunitense, che ha lasciato il lavoro da infermiera per investire in una lavanderia a gettoni, trasformandola in un business altamente redditizio e, soprattutto, gestibile con poche ore settimanali.
Per circa tre anni, Cami ha infatti dedicato all’attività 5-6 ore a settimana, affidando le operazioni quotidiane a un team di 6 dipendenti. Parallelamente, ha investito circa 10 ore settimanali nella creazione di contenuti social per promuovere il business e aumentare la visibilità del brand.
Solo nel 2024 la sua lavanderia ha registrato un fatturato di $475.000 e i profitti hanno superato i $119.000, di cui circa 66.000 destinati allo stipendio della proprietaria e la restante parte reinvestita nell’attività. Tali ricavi provengono sia dalle tariffe fisse per l’uso delle macchine – dai 25 centesimi per sette minuti di asciugatura fino a 12 dollari per lavaggi industriali da 36 kg – sia dai servizi di ritiro e consegna, con prezzi variabili in base al carico.
Un’ulteriore fonte di entrate è arrivata proprio dai social media: i contenuti digitali prodotti da Cami hanno infatti generato oltre $22.000. Ma come ha fatto Cami ad avviare l’attività e a raggiungere questi risultati?
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Da infermiera a imprenditrice: il percorso di Cami
Per acquistare la lavanderia, Cami ha venduto la propria abitazione per $310.000 e ha versato un anticipo di circa $200.000 su un prezzo complessivo di $300.000. Il saldo è stato finanziato a un tasso del 6%, che l’imprenditrice ha estinto in appena 18 mesi. Ai costi del locale si sono aggiunti circa $20.000 per ristrutturazioni interne, più il rimborso dei prestiti per macchinari e veicoli utilizzati nel servizio di ritiro e consegna, pari a circa $4.900 dollari.
Prima di avviare l’attività, Cami non aveva alcuna esperienza nella gestione aziendale. Le maggiori difficoltà hanno riguardato leadership, organizzazione del personale e pianificazione operativa. Per colmare queste lacune ha seguito corsi online, ascoltato podcast di settore, letto libri di management e partecipato a conferenze dedicate al mondo delle lavanderie self service.
Diventare imprenditrice le ha consentito di gestire autonomamente il proprio tempo, essere più presente per la famiglia e ridurre la dipendenza da turni rigidi come quelli ospedalieri. Oggi valuta se mantenere l’attività delegandone la gestione oppure espandere il business con nuove sedi, aumentando ulteriormente fatturato e redditività.
Quanto si può guadagnare da una lavanderia a gettoni (anche in Italia)?
La storia di Cami si svolge negli Stati Uniti, dove il mercato delle lavanderie self-service è particolarmente maturo. Secondo i dati di settore statunitensi, una lavanderia a gettoni può infatti generare un flusso di cassa tra $15.000 e $300.000 l’anno, con valori di mercato che variano da $50.000 a oltre un milione.
Anche in Italia, tuttavia, l’apertura di una lavanderia a gettoni può rappresentare un’interessante opportunità imprenditoriale.
Il potenziale di guadagno di una lavanderia self-service dipende però da numerosi fattori. Innanzitutto la localizzazione: zone ad alto passaggio pedonale o veicolare, ben servite dai mezzi pubblici, con disponibilità di parcheggio e in prossimità di altre attività commerciali garantiscono un maggiore afflusso di clienti, soprattutto di chi deve gestire capi voluminosi o pesanti difficilmente lavabili a domicilio.
Altri elementi determinanti includono il numero e la tipologia di macchinari installati, i prezzi al pubblico, gli orari di apertura, la concorrenza locale e la densità abitativa della zona. Anche la qualità del servizio offerto, la pulizia del locale e l’eventuale presenza di servizi aggiuntivi (come ritiro e consegna) possono fare la differenza nel fidelizzare la clientela.
In Italia, considerando le dimensioni più contenute del mercato e le differenze nei costi operativi, i margini possono essere inferiori rispetto agli Stati Uniti, ma restano comunque interessanti per chi cerca un’attività scalabile, una gestione semi-automatizzata e la possibilità di generare ricavi senza una presenza costante.
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