Il panico sembra essersi placato dopo l’esplosione di volatilità delle azioni statunitensi della scorsa settimana, ma se la storia ci può essere d’aiuto, i mercati potrebbero rimanere nervosi per settimane. Almeno fino a che la Fed non avrà parlato chiaramente circa le future mosse di politica monetaria.
L’indicatore di ansia degli investitori più attentamente osservato da Wall Street, il Cboe Volatility Index (VIX), si è rapidamente allentato dopo aver chiuso a un massimo di quattro anni la scorsa settimana e le azioni sono tornate ad un moderato rally dopo il peggior crollo giornaliero dell’anno.
Il VIX dipende dalla salita del prezzo delle opzioni put (e call) sull’indice principale SP500.
In particolare, è la media ponderata delle volatilità implicite delle opzioni sull’indice SP500, opzioni “at the money” e calcolate sulla scadenza mensile e settimanale più vicina (fra i 27 e i 37 giorni scadenza).
Se tutti corrono a comprare coperture, il prezzo della copertura sale e la volatilità implicita (non la storica) sale, e viceversa.
Attenzione: non confondiamo la causa con l’effetto: VIX e SP500 sono inversamente correlati perché se l’indice SP500 scende, aumenta la domanda di opzioni put su SP500, e quindi aumenta la volatilità implicita delle opzioni e quindi aumenta il VIX. Non è vero l’inverso, cioè se il VIX sale allora l’indice SP500 scende. Il VIX è sempre la variabile dipendente e l’SP500 è la variabile indipendente.
L’SP 500 è salito del 3% rispetto ai minimi della scorsa settimana, mentre il VIX si aggira intorno a 20, ben al di sotto della chiusura del 5 agosto di 38,57 (con uno spike fulmineo che ci fu anche a 60 della durata di 2 minuti).
Gli investitori hanno accompagnato la rapida dissipazione dell’ansia del mercato in questi ultimi due giorni, il 12 e il 13 agosto, come ulteriore prova che il crollo della scorsa settimana è stato alimentato dallo scioglimento di massicce posizioni a leva finanziaria (posizioni al rialzo fatte con i futures chiuse drasticamente e velocemente) tra cui i carry trade finanziati con i prestiti in yen, piuttosto che da preoccupazioni a lungo termine sulla crescita globale e sulla inflazione.
Ciononostante, gli episodi turbolenti in cui il VIX è schizzato più in alto mostrano che l’assestamento richiede tempo. Infatti, i mercati tendono a rimanere nervosi per settimane, anche per mesi, dopo un’esplosione del VIX, opponendosi al tipo di appetito per il rischio che aveva fatto aumentare i prezzi degli asset nella prima parte dell’anno.
In effetti, un’analisi di Reuters ha mostrato che il VIX ha impiegato in media 170 sessioni per tornare alla sua mediana a lungo termine di 17,6% una volta che ha chiuso sopra i 35%, un livello che è solitamente associato a un’elevata ansia degli investitori.
Una volta che (il VIX) si assesta in un intervallo 20-30, le persone torneranno a essere un po’ più passive nel seguire i movimenti sull’indice. Ma per 3-6 mesi, di solito si ripetono fasi di nervosismo e oscillazioni anche violente ed improvvise del VIX.
Il tumulto del mercato azionario statunitense di questo mese segue un lungo e placido periodo in cui l’S&P 500 è salito fino al 19% per l’anno 2024, raggiungendo un massimo storico all’inizio di luglio.
Le prime crepe del trend rialzista si sono formate quando i deludenti guadagni di diverse società tecnologiche altamente quotate fino alla metà del mese scorso hanno innescato una violenta svendita dei titoli nel comparto a pronti, provocando una corsa all’acquisto di opzioni put su larga scala e hanno sollevato il VIX dal suo range 20-25 verso la fascia alta dei 30-35.
A fine luglio e inizio agosto sono seguite altre gravi turbolenze.
La Banca del Giappone ha inaspettatamente aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, mettendo alle strette i player del cambio dollaro-yen, cioè interrompendo quel gigantesco processo di carry trade alimentato dai trader, quel processo in base al quale - durante tutto il 2024 - avevano preso in prestito a basso costo yen giapponesi per trasformarli in dollari e acquistare asset ad alto rendimento in USA, dai Teasury a 2 anni con rendimenti al 5% alle azioni tecnologiche statunitensi al Bitcoin.
Nel frattempo, sono giunte anche le preoccupazioni di una recessione in USA: gli investitori si sono affrettati a valutare la possibilità di un rallentamento degli Stati Uniti a seguito di una serie di dati economici allarmanti. L’S&P 500 così è sceso il 5 agosto fino all’8,5% rispetto ai record di luglio, mancando di poco la soglia del 10% comunemente considerata una correzione. Ma comunque vi ricordo che alla data del 13 agosto l’indice è ancora in rialzo del 13% circa quest’anno.
Insomma, quello che abbiamo visto lunedì 5 agosto è stato davvero isolato al solo mercato azionario e al solo mercato dei cambi. Non abbiamo visto un corrispondente aumento della volatilità nelle altre classi di attività, come la volatilità dei tassi sui governativi e la volatilità degli spread del mercato del credito.
Tuttavia, gli investitori hanno ragione a restare nervosi nei mesi a venire. Molti stanno aspettando i dati degli Stati Uniti, tra cui il rapporto sui prezzi al consumo del 14 agosto, per determinare se l’economia USA sta semplicemente rallentando o si sta dirigendo verso un rallentamento più serio. Nel frattempo oggi 13 agosto i dati sui prezzi alla produzione sono stati più bassi delle aspettative, generando una certa serenità sul mercato, perché se anche il CPI del 14 agosto confermerà una inflazione in rallentamento, apre le porte alla Fed più accondiscendente in politica monetaria.
Tuttavia l’incertezza politica che va dalle elezioni statunitensi di novembre alla prospettiva di maggiori tensioni in Medio Oriente può anche tenere gli investitori sulle spine in autunno, non dimentichiamolo.
Per capire se il mercato si lascerà alle spalle la paura della recessione, il VIX dovrà rimanere stabilmente per almeno 2 settimane al di sotto della sua media a lungo termine di 19,5%, e solo da lì potremo determinare se la calma sta davvero tornando o no sui mercati.
Finché il VIX non scenderà al di sotto di 19,5 (la media a lungo termine) almeno per qualche giorno, dobbiamo fare i conti con l’incertezza del mercato e restare pazienti (ed umili, perché nessuno ha la sfera di cristallo) nel cercare di individuare i minimi nei mercati. Ma a dicembre 2024 il mercato dovrebbe stare su livelli superiori a quelli attuali, data la politica monetaria ribassista della Fed e la tenuta dei profitti delle imprese americane.
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