Mark Zuckerberg prova a risollevare il morale dei dipendenti Meta rimasti dopo 8.000 licenziamenti con un hackathon e scrivanie fisse, ma la proposta è stata accolta con freddezza.
Mark Zuckerberg ha provato a risollevare il morale dei dipendenti di Meta rimasti in azienda dopo l’ultima ondata di licenziamenti, che negli ultimi mesi ha portato all’uscita di circa 8.000 persone, pari a circa il 10% della forza lavoro. La mossa, però, ha sortito l’effetto contrario.
Il fondatore del colosso dei social network ha annunciato per luglio un hackathon, evento aziendale dedicato allo sviluppo di nuove idee e progetti. Ha inoltre promesso a molti lavoratori una scrivania personale, superando il sistema delle postazioni condivise adottato dall’azienda statunitense negli ultimi anni. Le due iniziative, tuttavia, sono state accolte con fastidio da gran parte del personale.
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La proposta che ha spiazzato i dipendenti Meta
In un promemoria interno diffuso venerdì 19 giugno, Zuckerberg ha presentato l’evento come un “momento di condivisione e svago collettivo”. La reazione, però, è stata gelida. Meta organizza hackathon da anni, ma dopo il taglio di 8.000 posti di lavoro del mese scorso, pari a circa il 10% della forza lavoro, l’iniziativa è apparsa fuori luogo. “Sono già impegnato a mandare avanti il mio team. Non ho alcun incentivo a partecipare e non ne ho nemmeno il tempo”, ha scritto un dipendente in un messaggio interno citato da Wired.
Anche altri lavoratori hanno espresso lo stesso disagio. “Non credo che questa azienda sostenga ancora una cultura da hackathon”, ha osservato un impiegato, sottolineando come al personale venga chiesto di gestire un carico di lavoro sempre più crescente con meno supporto, mentre i colleghi vengono licenziati. Un altro ha spiegato di aver partecipato alle edizioni precedenti, ma di non ritenere più possibile conciliare l’iniziativa con i ritmi serrati del suo reparto.
All’hackathon Zuckerberg ha affiancato una seconda misura: l’assegnazione di una postazione fissa a molti dipendenti. Fino a oggi gran parte del personale lavorava infatti con il sistema degli “hot desk”, che prevede l’utilizzo di scrivanie condivise senza una postazione assegnata. L’iniziativa, pensata come un segnale di stabilità, ha finito invece per ricordare a molti quanto facilmente possano essere sostituiti.
Un clima descritto come il peggiore da anni
Il malcontento è arrivato fino ai vertici dell’azienda. Durante una riunione interna all’inizio di giugno, il direttore tecnologico Andrew Bosworth ha ammesso che l’umore in Meta è pessimo: “Forse non è il peggiore di sempre nei vent’anni che ho passato qui, ma siamo sicuramente tra i momenti più difficili”, ha detto. Sul senso di appartenenza dei dipendenti è stato altrettanto netto: “probabilmente è ai minimi storici”.
L’unico precedente paragonabile, secondo Bosworth, resta lo scandalo Cambridge Analytica del 2018, quando una società di consulenza politica ottenne senza autorizzazione i dati di circa 87 milioni di utenti Facebook, scatenando una delle più gravi crisi reputazionali nella storia dell’azienda.
Le tensioni sono emerse anche in episodi più diretti. Una presentazione trasmessa in diretta a migliaia di dipendenti è stata interrotta dallo sfogo di un partecipante contro un dirigente della divisione AI. Davanti ai team di Instagram, il Chief Product Officer Chris Cox ha definito “brutale” il clima degli ultimi mesi, paragonandolo a correre “una maratona sotto una grandinata”.
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Il lavoro che logora chi è rimasto
Molti dei dipendenti rimasti sono stati assegnati a mansioni ripetitive legate all’intelligenza artificiale. Il loro compito consiste nel preparare ogni settimana dati e test utilizzati per addestrare e valutare i modelli di AI dell’azienda, un’attività che diversi lavoratori hanno definito “alienante”.
Buona parte di loro è confluita in una nuova unità chiamata Applied AI, nata a marzo per supportare i ricercatori dei Meta Superintelligence Labs e arrivata a contare circa 6.500 persone. “È letteralmente il gulag”, ha raccontato uno di loro a Wired, descrivendo giornate scandite da compiti ripetitivi, svolti in isolamento e percepiti come privi di significato.
Chi viene assegnato a questa unità non ha molte alternative: deve accettare il trasferimento oppure lasciare l’azienda. Una condizione insolita per professionisti tecnici tra i più richiesti della Silicon Valley. Alcuni dipendenti si definiscono per questo “arruolati a forza”. Sullo sfondo pesa la difficoltà di Meta ad affermarsi nella corsa all’intelligenza artificiale: i nuovi modelli della società continuano infatti a subire ritardi, mentre i concorrenti guadagnano terreno e aumentano la pressione sui vertici del gruppo.
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La promessa di Zuckerberg
Nel promemoria Zuckerberg ha riconosciuto che la ristrutturazione ha generato un diffuso malessere interno e ha ammesso la possibilità di ulteriori errori. “Data la complessità di questi cambiamenti, abbiamo commesso degli errori e quasi certamente ne commetteremo altri”, ha scritto.
Il fondatore ha però promesso di garantire d’ora in avanti la maggiore stabilità possibile, ribadendo che non ci saranno altri licenziamenti di massa entro la fine dell’anno e ha annunciato un limite al numero di dipendenti affidati a ciascun manager, un rapporto che in alcuni reparti era arrivato anche a un massimo di cinquanta persone per responsabile.