La stampa internazionale di sinistra contro Giorgia Meloni

Vincenzo Caccioppoli

25 Luglio 2022 - 10:26

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Si sono sollevate grandi polemiche dopo l’editoriale del New York Times su Giorgia Meloni.

La stampa internazionale di sinistra contro Giorgia Meloni

Ha destato grandi polemiche il recente editoriale, dell’autorevole New York Times, contro Giorgia Meloni. Un articolo a firma James Broder, che non è un giornalista del giornale, ma collabora da tempo con la rivista di sinistra Jacobin. Il pezzo si sofferma sulla solita manfrina trita e ritrita dei supposti legami della leader di Fratelli d’Italia con alcuni nostalgici legati ancora al ventennio fascista.

«Forse non vinceremo tutti insieme nel fuoco. Ma se l’estrema destra dovesse prendere il governo, in Italia o altrove, alcuni di noi sicuramente bruceranno», dice Broder rifacendosi alle parole contenute nel libro di gran successo pubblicato lo scorso anno dalla Meloni. Il New York Times dedica ampio spazio alle dimissioni di Mario Draghi, con le quali «si chiude un periodo di eccezionale stabilità e influenza politica e si apre una stagione politica che si promette caotica», con l’Italia che torna di nuovo a essere un «laboratorio politico per l’Europa».

Lo storico americano, che come è noto è un autorevole esponente della sinistra americana, definisce il futuro dell’Italia cupo, per la probabile vittoria della Meloni e del centrodestra alle elezioni del 25 settembre, infarcendo il pezzo con accuse di vicinanza a esponenti di destra estrema, da cui più volte la Meloni ha preso in passato le distanze. Denotando una scarsa conoscenza, voluta o meno, della situazione contingente italiana, Broder accusa la Meloni di avere un atteggiamento solo di facciata pro Ue e pro Nato, mentre in patria manterrebbe ancora un atteggiamento assai ambiguo, che strizza l’occhio a forze estremiste.

Il fatto che la Meloni sia presidente del partito dei conservatori europei, e sia stata invitata dai repubblicani americani all’importante appuntamento del PCAC, sembra non avere importanza per l’articolista americano, che continua nel solco aperto nel 2001 dall’Economist, quando in un famoso editoriale definì Silvio Berlusconi inadatto a governare.

Da lì è stato un susseguirsi di articoli da diversi giornali internazionali, come Times, Le Monde, Le Soir Der Spiegel New York Times, per provare in qualche modo a influenzare il voto italiano. Finita l’era berlusconiana, è stata la volta di Salvini a finire nel mirino della stampa internazionale di sinistra, che ha cercato in tutti i modi di screditarlo, in occasione del governo giallo-verde. Ora è la volta della Meloni, da tutti indicata come la più probabile prossima ministra del consiglio, nel caso di vittoria del centrodestra.

«Aspettatevi di tutto», la reazione di Giorgia Meloni all’editoriale

A poco sembra sia servito il fatto che l’autorevole Times, nel 2020, abbia inserito la Meloni tra le venti personalità più influenti che potrebbero cambiare le sorti del mondo. Giorgia Meloni ora rappresenta per una certa stampa ed establishment ben radicato nelle cancellerie europee e americane, un pericolo nemico da combattere a ogni costo. La Meloni ha reagito a questo attacco, a cui ha fatto seguito uno durissimo di Repubblica, in maniera tutto sommato composta, denunciando come sia partito un quadro ben preciso per screditarla agli occhi degli italiani, proprio ora che tutti i sondaggi la indicano come leader del primo partito del paese: “È partito il fango contro di noi. Aspettatevi di tutto”.

Al di là di come uno possa pensarla politicamente, resta sorprendente la durezza dei toni usati dall’editoriale del New York Times; toni che pongono seri dubbi sulla reale imparzialità dell’autore. La campagna elettorale è appena iniziata ma già la sinistra sembra voler alzare il tono dello scontro fin dalle prime battute, dando consistenza alle affermazioni della stessa Meloni, che accusa la sinistra di attaccarla così duramente sul piano personale, perché consapevole della prossima sconfitta. Uno dei problemi che da sempre si addebita alla politica soprattutto dalla discesa in campo di Berlusconi, è quella della demonizzazione dell’avversario, compiuta dalla sinistra, che proprio in questo ha trovato il collante per contrastare il centrodestra.

Prima Berlusconi, poi Salvini e adesso sembra essere arrivato il momento della Meloni. La maturità di una democrazia si misura anche dal suo grado di civiltà nella contesa e dalla lealtà e rispetto che sempre si dovrebbe avere nei confronti dell’avversario, che andrebbe affrontato sui contenuti e sui programmi e non sul puro piano personale. Se poi questi attacchi vengono anche dall’estero dimostrano una mancanza di rispetto e di galateo istituzionale verso l’autorevolezza di un grande paese come l’Italia.