La società di difesa Andruil punta a costruire droni militari in Giappone. Accordo con Nissan

P. F.

26 Giugno 2026 - 11:08

Anduril Industries è in trattative con Nissan per acquisire lo stabilimento di Oppama, vicino a Tokyo, e convertirlo alla produzione di droni militari. Ecco i dettagli della trattativa.

La società di difesa Andruil punta a costruire droni militari in Giappone. Accordo con Nissan

Uno stabilimento da circa 18 milioni di veicoli prodotti dal 1961 potrebbe essere riconvertito alla produzione di sistemi militari. Secondo quanto riportato da Reuters, la società di difesa statunitense Anduril Industries è infatti in trattative per l’acquisizione del sito Nissan di Oppama, nei pressi di Tokyo, con l’obiettivo di trasformarlo in un polo per la produzione di droni militari.

Al momento non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva, ma un’eventuale intesa potrebbe segnare la riconversione di uno dei principali impianti automobilistici giapponesi del dopoguerra, storicamente simbolo della rinascita industriale del Paese, in una struttura a uso militare.

Anduril punta a produrre droni militari in Giappone con Nissan

Le discussioni sul sito di Oppama si inseriscono nel contesto della strategia del governo giapponese guidato dalla premier Sanae Takaichi, che punta a rafforzare la capacità industriale della difesa in risposta all’aumento delle tensioni nell’area indo-pacifica e ai timori legati a un’eventuale crisi nello Stretto di Taiwan. La Cina, che considera Taiwan parte del proprio territorio, non esclude infatti il ricorso alla forza per riportare l’isola sotto il proprio controllo, alimentando le preoccupazioni regionali nell’area.

Un eventuale accordo tra Anduril e Nissan potrebbe tuttavia sollevare critiche politiche e sociali in Giappone, dove il dibattito sul progressivo superamento del pacifismo costituzionale del secondo dopoguerra resta sensibile. La riconversione di infrastrutture civili alla produzione bellica rappresenterebbe inoltre un passaggio potenzialmente controverso per l’opinione pubblica.

La vicenda apre anche interrogativi sul controllo industriale, poiché le attrezzature militari statunitensi prodotte in Giappone vengono generalmente realizzate da aziende locali su licenza, secondo modelli consolidati.

La strategia di sicurezza di Takaichi e lo stato delle trattative

Il governo Takaichi dovrebbe presentare entro l’anno una nuova strategia di sicurezza nazionale, che potrebbe includere un’accelerazione degli investimenti in droni, munizioni e sistemi d’arma, oltre a misure per rafforzare la capacità produttiva del settore difesa.

Nissan starebbe valutando anche altri potenziali acquirenti per lo stabilimento di Oppama. Per Anduril, un’eventuale acquisizione sarebbe subordinata alla possibilità di ottenere commesse dal governo giapponese. Non risulta che la società abbia ancora presentato un’offerta formale e, attualmente, né Nissan né Anduril hanno commentato nel dettaglio le trattative.

Il gruppo automobilistico giapponese ha inoltre confermato di non aver ancora preso una decisione sul futuro dello stabilimento, la cui chiusura è prevista nel 2028 nell’ambito del piano di riduzione della capacità produttiva. Anduril ha dichiarato di non voler commentare “speculazioni di mercato”, aggiungendo tuttavia di collaborare con il Giappone ed esplorare opportunità per rafforzare la produzione locale.

Lo stabilimento di Oppama, dalla Leaf ai droni

Lo stabilimento di Oppama, inaugurato nel 1961, si trova a circa un’ora di treno a sud di Tokyo e ha prodotto circa 18 milioni di veicoli. È stato inoltre il sito di produzione della Leaf, il primo modello elettrico di massa di Nissan, lanciato nel 2010.

Lo scorso anno Nissan aveva annunciato la chiusura dell’impianto nell’ambito di un piano di riduzione della capacità produttiva pari a circa un milione di veicoli, prevedendo il ricollocamento dei circa 2.400 dipendenti in altri stabilimenti in Giappone.

Anduril starebbe valutando diverse opzioni per il riutilizzo del sito, che si estende su circa 1,7 milioni di metri quadrati e comprende aree di ricerca, test e infrastrutture portuali. L’azienda avrebbe inoltre indicato la disponibilità a riqualificare parte della forza lavoro per la produzione di equipaggiamenti per la difesa.