La quiete prima della tempesta. Ci sarà una crisi come nel 2008?

Tommaso Scarpellini

25 Giugno 2023 - 07:47

Preoccupano le considerazioni fatte da Bob Michele da JPMorgan Chase riguardo a un parallelismo tecnico con la crisi del 2008. Cosa aspettarsi dall’indice S&P500?

Negli ultimi tempi, si è assistito a un crescente senso di preoccupazione tra un numero considerevole di investitori riguardo alla possibilità che l’attuale periodo di stabilità che si registra sui mercati finanziari costituisca soltanto una fase preliminare di una tempesta devastante, potenzialmente capace di innescare una crisi finanziaria di proporzioni significative.

Nonostante tali preoccupazioni, le prospettive economiche attuali non forniscono indicazioni di una contrazione così profonda da provocare danni finanziari di una tale portata. Pertanto, sorge spontanea la domanda su quale sia il motivo che spinge alcuni esperti e analisti di istituzioni finanziarie di prestigio a esprimere tali perplessità.

Bob Michele da JPMorgan Chase fa nascere nuove preoccupazioni agli operatori di borsa

Negli ultimi tempi, le perplessità sono state principalmente nate dalle dichiarazioni di Bob Michele, Chief Investment Officer di JPMorgan Chase. Secondo le sue valutazioni, l’attuale «pausa» che i mercati finanziari stanno attraversando richiama alla mente la calma precedente alla tempesta del 2008. Michele sostiene che questa sensazione di calma sia ingannevole. Durante un’intervista presso la sede della banca a New York, Michele ha specificamente fatto riferimento al periodo compreso tra marzo e giugno del 2008, quando molti operatori finanziari avevano sollevato dubbi sulla stabilità di alcune istituzioni bancarie. Dopo un lungo periodo di crescita dei mercati, gli operatori avevano erroneamente creduto che le preoccupazioni fossero state risolte.

Allo stesso modo, nonostante le numerose segnalazioni di allarme che si sono susseguite per oltre un anno, l’economia statunitense sembra non aver ancora subito danni significativi. Di conseguenza, molti operatori finanziari hanno ridimensionato le proprie preoccupazioni, considerando la possibilità di una pausa nel ciclo di aumento dei tassi d’interesse. Questa prospettiva ha alimentato la speculazione e ha spinto i prezzi di molti titoli azionari addirittura a nuovi massimi.

Tuttavia, secondo Bob Michele, le preoccupazioni sono state anticipate troppo presto. Basandosi sui cicli di aumento dei tassi d’interesse risalenti al 1980, si è osservato che in media le recessioni iniziano 13 mesi dopo l’ultimo aumento dei tassi da parte della Federal Reserve. Pertanto, era difficile prevedere una recessione proprio durante il periodo di aumento dei tassi. Questa analisi rafforza la sua grande fiducia nel fatto che, entro un anno, l’economia statunitense entrerà effettivamente in una fase di recessione.

S&P500: siamo arrivati vicini a un inversione?

Esaminando la situazione da un punto di vista grafico e cercando dei parallelismi con le considerazioni di JPMorgan Chase, è possibile notare che l’indice S&P 500 potrebbe trovarsi in prossimità di zone grafiche cruciali in cui il mercato potrebbe dover prendere decisioni significative. Sul timeframe settimanale, si sta avvicinando a una zona di ipercomprato, che è un segnale comune che indica una zona in cui le prese di profitto da parte degli operatori potrebbero aumentare, soprattutto se le prospettive di crescita dovessero interrompersi per qualche ragione. Questo aspetto grafico suscita l’attenzione e solleva interrogativi sulle possibili implicazioni future per il mercato finanziario.

S&P500, 1W S&P500, 1W Grafico a candele settimanali dell'indice S&P500. Fonte: teletrader.com