I mercati finanziari non seguono un copione già scritto. Tuttavia, osservando decenni di storia, emergono alcune ricorrenze che gli operatori professionali continuano a monitorare con grande attenzione. Non perché siano in grado di prevedere il futuro, ma perché rappresentano finestre temporali nelle quali, statisticamente, il mercato ha spesso cambiato passo.
È il principio della stagionalità: studiare il comportamento dei mercati nel lungo periodo per capire se esistono periodi dell’anno che meritano un’attenzione particolare. Naturalmente non si tratta di una regola matematica. Ogni anno è influenzato da fattori diversi, banche centrali, crescita economica, inflazione, geopolitica, ma la storia resta uno strumento prezioso per interpretare il presente.
Come scriveva Mark Twain, «la storia non si ripete, ma spesso fa rima». Ed è proprio questo che molti professionisti cercano di capire osservando il calendario di Wall Street.
Le tre date che gli operatori osservano ogni anno
Nel calendario borsistico esistono tre ricorrenze che molti investitori istituzionali seguono con particolare attenzione. La prossima, in ordine cronologico, è il 16 agosto, una data che molti operatori hanno già cerchiato in rosso. Le altre due sono il 6 gennaio, che coincide spesso con il vero inizio dell’anno borsistico, e il 30 ottobre, storicamente associato alla conclusione di molte fasi correttive. Partiamo proprio da queste ultime.
Il 6 gennaio rappresenta il momento in cui il mercato torna realmente alla normalità dopo le festività natalizie. I grandi investitori rientrano operativi, i volumi aumentano e gli indici iniziano spesso a costruire il trend che accompagnerà il primo trimestre dell’anno. Per questo motivo molti analisti osservano con attenzione la chiusura della settimana del 6 gennaio, considerandola un possibile indicatore della direzione prevalente fino ai mesi di febbraio e marzo.
Il 30 ottobre, invece, richiama una delle anomalie stagionali più note della finanza, il cosiddetto Halloween Indicator. Secondo questa osservazione statistica, il semestre compreso tra novembre e aprile ha storicamente registrato performance migliori rispetto al periodo maggio-ottobre. Anche in questo caso non si tratta di una legge, ma di una tendenza che continua a essere studiata e monitorata dagli operatori.
Ottobre, inoltre, è spesso il mese in cui si formano importanti minimi di mercato. In molte occasioni le correzioni estive si sono esaurite proprio verso la fine di ottobre, lasciando spazio a una nuova fase rialzista.
Oggi, però, tutta l’attenzione è rivolta al 16 agosto.
Il motivo è semplice. Le prime settimane di agosto sono caratterizzate da una riduzione dell’attività sui mercati. Molti gestori sono ancora in ferie, la liquidità diminuisce e gli scambi risultano più contenuti. In un contesto simile anche movimenti apparentemente importanti possono rivelarsi poco affidabili. Con la seconda metà del mese lo scenario cambia radicalmente.
Gli operatori istituzionali tornano progressivamente alle loro scrivanie, i fondi iniziano a ribilanciare i portafogli e il mercato torna a riflettere un equilibrio più reale tra domanda e offerta. È il momento in cui molti investitori iniziano a costruire le strategie per l’ultima parte dell’anno.
Ed è proprio questo il motivo per cui il 16 agosto viene osservato con tanta attenzione. Non è la data a generare il movimento. È il ritorno della liquidità che rende più affidabili i segnali del mercato.
Storicamente, dalla seconda metà di agosto sono spesso partiti movimenti direzionali destinati a svilupparsi nelle settimane successive. In molti casi questi movimenti hanno anticipato la debolezza di settembre, mese che, nelle statistiche dell’azionario statunitense, è mediamente il meno favorevole dell’anno.
Questo, però, è anche il momento in cui entra in gioco un’altra lettura molto interessante: quella contrarian.
Se Wall Street dovesse arrivare al 16 agosto dopo settimane di forti rialzi, magari in prossimità di nuovi massimi, molti operatori inizieranno a chiedersi se il mercato abbia già incorporato tutte le notizie positive. Al contrario, se gli indici dovessero presentarsi su importanti minimi dopo una fase di vendite, aumenterebbe l’attenzione sulla possibilità che il pessimismo sia ormai eccessivo.
La storia insegna che gli eccessi, sia di ottimismo sia di pessimismo, meritano sempre particolare attenzione. Non perché debbano necessariamente trasformarsi in inversioni di tendenza, ma perché il ritorno della liquidità può confermare il trend in atto oppure ribaltarlo completamente.
Per questo motivo molti professionisti non si limitano a osservare dove si trova il mercato il 16 agosto. Guardano soprattutto come si chiude quella settimana.
Ed è proprio qui che entra in gioco uno dei segnali tecnici più seguiti.
Una chiusura settimanale sopra il massimo della settimana precedente viene generalmente interpretata come una conferma della forza del mercato. Significa che gli acquirenti sono riusciti a prevalere proprio nel momento in cui gli investitori istituzionali sono tornati a operare con volumi più elevati.
Al contrario, una chiusura sotto il minimo della settimana precedente viene spesso letta come un segnale di debolezza. Se accompagnata da un aumento dei volumi, può indicare che i venditori hanno ripreso il controllo e che il mercato sta entrando in una fase correttiva più ampia.
Naturalmente nessuno di questi segnali deve essere considerato una previsione certa. Si tratta semplicemente di indicazioni che acquistano maggiore significato quando si manifestano in una finestra stagionale storicamente importante.
Cosa osservare nella settimana del 16 agosto
Per un investitore, quindi, il calendario rappresenta soltanto il punto di partenza. La vera attenzione deve concentrarsi sul comportamento del mercato.
Il primo elemento da monitorare sono i volumi. Un movimento accompagnato da un deciso aumento degli scambi tende ad avere maggiore credibilità rispetto a uno sviluppato in condizioni di scarsa liquidità.
Il secondo è la partecipazione del mercato. Se il rialzo o il ribasso coinvolge la maggior parte dei settori e un numero elevato di titoli, il segnale risulta generalmente più affidabile. Quando invece gli indici sono sostenuti soltanto da poche società a grande capitalizzazione, è opportuno mantenere maggiore prudenza.
Infine ci sono i livelli tecnici. La rottura del massimo o del minimo della settimana precedente, soprattutto se confermata dalla chiusura del venerdì, rappresenta uno degli elementi più osservati dagli analisti in questa particolare fase dell’anno.
Il 16 agosto, quindi, non è una data magica. È una finestra temporale nella quale storia, statistica e ritorno della liquidità si incontrano, offrendo agli investitori un contesto particolarmente interessante da osservare.
Sarà poi il mercato, come sempre, a decidere la direzione. Perché la storia non offre certezze. Ma spesso lascia indizi preziosi a chi sa interpretarli.