La Belt and Road Initiative (BRI) della Cina sta entrando in una nuova fase. Se un tempo era sinonimo della costruzione di autostrade, porti, ferrovie e centrali a carbone, oggi il principale programma infrastrutturale internazionale di Pechino si sta trasformando sempre più in un veicolo per l’esportazione di tecnologie per l’energia pulita. I dati più recenti indicano che gli investimenti «verdi» rappresentano ormai il segmento in più rapida crescita dell’iniziativa, un’evoluzione che riflette sia i cambiamenti dei mercati energetici globali sia le più ampie ambizioni geopolitiche della Cina.
Secondo una recente ricerca della University of Queensland e del Green Finance & Development Center di Shanghai, nel primo semestre del 2026 la Cina ha destinato la cifra record di 20,1 miliardi di dollari a progetti di energia verde nell’ambito della Belt and Road Initiative. Questa cifra ha già eguagliato, in appena sei mesi, l’intero finanziamento green del 2025, a conferma della forte accelerazione in corso, e porta al 56 per cento la quota degli investimenti energetici della BRI destinata a progetti di energia rinnovabile e idroelettrica.
Questa trasformazione riflette il calo dei costi delle energie rinnovabili, l’aumento dell’incertezza geopolitica e la volontà di Pechino di consolidare la propria posizione come principale fornitore mondiale di tecnologie pulite.
Dalla diplomazia delle infrastrutture alla diplomazia verde
Quando il presidente Xi Jinping lanciò la Belt and Road Initiative nel 2013, il suo obiettivo principale era rafforzare l’influenza economica della Cina attraverso grandi progetti infrastrutturali destinati a collegare Asia, Africa, Europa e America Latina.
Per anni gli investimenti si sono concentrati su strade, porti, parchi industriali e impianti di produzione di energia convenzionali. I critici hanno spesso accusato Pechino di finanziare infrastrutture ad alta intensità di carbonio, contribuendo al tempo stesso ad aumentare l’indebitamento dei Paesi in via di sviluppo; i sostenitori dell’iniziativa, invece, sottolineano come molti di questi progetti abbiano colmato gravi carenze infrastrutturali nelle economie emergenti.
La strategia cinese degli investimenti all’estero, tuttavia, si è evoluta gradualmente.
Oggi impianti fotovoltaici, parchi eolici, stabilimenti per la produzione di batterie e reti di trasmissione elettrica stanno sostituendo le centrali a carbone come elementi distintivi dei nuovi progetti della BRI. La Cina non esporta più soltanto capitali, ma anche il proprio know-how industriale nel settore delle energie rinnovabili. Parallelamente, le logiche di mercato sembrano assumere un peso sempre maggiore accanto alle priorità strategiche di Pechino.
Sicurezza energetica in tempi di incertezza
L’ultima impennata degli investimenti verdi coincide con una nuova fase di volatilità dei mercati energetici mondiali.
Le recenti tensioni geopolitiche che interessano anche l’Iran, uno dei principali partner della Cina, hanno nuovamente evidenziato la vulnerabilità delle economie fortemente dipendenti dalle importazioni di petrolio e gas naturale. L’aumento dei prezzi dei combustibili fossili ha reso le energie rinnovabili ancora più interessanti per i Paesi in via di sviluppo che puntano a rafforzare la propria sicurezza energetica nel lungo periodo.
Sebbene la transizione verso le energie rinnovabili sia in corso da anni, la recente instabilità geopolitica ha rafforzato le motivazioni economiche e strategiche per accelerarla. La volatilità dei prezzi delle fonti fossili ha infatti aumentato l’attrattiva dell’elettricità prodotta all’interno dei singoli Paesi da fonti rinnovabili, soprattutto per le economie emergenti che cercano una maggiore indipendenza energetica.
Tutto ciò rappresenta un vantaggio strategico per Pechino. Mentre l’instabilità geopolitica continua a condizionare i mercati energetici tradizionali, l’industria cinese delle tecnologie pulite beneficia di economie di scala, filiere produttive integrate e anni di investimenti industriali, tutti fattori che hanno ridotto significativamente i costi di produzione nell’ultimo decennio.
L’industria cinese delle tecnologie pulite conquista una dimensione globale
L’espansione dei finanziamenti verdi nell’ambito della Belt and Road Initiative riflette anche la straordinaria crescita del settore cinese delle tecnologie pulite.
Le aziende cinesi occupano oggi una posizione dominante nelle principali filiere mondiali dei pannelli solari, delle batterie al litio, dei veicoli elettrici e dei relativi componenti. Anni di politica industriale, catene di approvvigionamento integrate e produzione su larga scala hanno consentito ai produttori cinesi di acquisire un significativo vantaggio competitivo rispetto a molti concorrenti internazionali. Con il continuo aumento della capacità produttiva interna, i mercati esteri sono diventati sempre più importanti.
La Belt and Road Initiative rappresenta una piattaforma ideale per esportare queste tecnologie e, allo stesso tempo, rafforzare i rapporti economici della Cina con i mercati emergenti.
Oltre agli impianti di produzione energetica, molti progetti comprendono oggi reti elettriche, sistemi di accumulo tramite batterie e investimenti nel settore manifatturiero che favoriscono partnership industriali di lungo periodo, piuttosto che semplici contratti di costruzione.
Le imprese private assumono un ruolo sempre più centrale
Uno degli sviluppi più significativi evidenziati dai dati riguarda la crescente presenza del settore privato cinese. Storicamente, i progetti della Belt and Road Initiative erano dominati da grandi imprese statali sostenute dalle banche di sviluppo. Nel 2020 il settore privato rappresentava appena il 13 per cento dei progetti complessivi, contro il 48 per cento nel 2026.
Questa evoluzione suggerisce che la sostenibilità economica dei progetti stia assumendo un’importanza sempre maggiore rispetto alle direttive dello Stato e che il governo cinese sia disposto a concedere un ruolo più ampio alle imprese private nazionali. Anziché fare affidamento principalmente su progetti strategici guidati dal governo, un numero crescente di aziende cinesi considera gli investimenti nelle energie rinnovabili all’estero come vere opportunità di investimento. Questo maggiore orientamento al mercato potrebbe rendere la Belt and Road Initiative più sostenibile nel lungo periodo, riducendo la dipendenza dai finanziamenti pubblici.
L’Africa emerge come destinazione strategica
Negli ultimi anni l’Africa è emersa come una delle principali destinazioni degli investimenti verdi cinesi. Gli investimenti cinesi nel continente sono quasi triplicati rispetto al primo semestre del 2025, raggiungendo i 33,5 miliardi di dollari, a conferma della forte domanda di infrastrutture, produzione di energia e sviluppo industriale.
Molte economie africane devono far fronte a una domanda di elettricità in rapida crescita mentre cercano alternative economicamente sostenibili ai combustibili fossili. Le tecnologie cinesi per le energie rinnovabili offrono soluzioni relativamente economiche che possono essere realizzate più rapidamente rispetto a molti progetti energetici convenzionali.
Allo stesso tempo, Pechino rafforza la propria influenza economica in una regione destinata a svolgere un ruolo sempre più importante nella crescita economica mondiale dei prossimi decenni.
Le critiche restano
Nonostante la svolta verde, la Belt and Road Initiative continua a essere oggetto di forti critiche. Da anni governi occidentali e istituzioni internazionali sostengono che alcuni Paesi aderenti abbiano accumulato un eccessivo livello di indebitamento nell’ambito di accordi di finanziamento poco trasparenti. Restano inoltre aperte le questioni relative agli standard ambientali, alla governance, alla trasparenza e alle condizioni di accesso al mercato per le imprese straniere operanti in Cina.
Diversi analisti sottolineano inoltre che gli investimenti nelle energie rinnovabili non devono far dimenticare i più ampi obiettivi geopolitici dell’iniziativa. Il finanziamento delle infrastrutture continua infatti a rappresentare uno strumento attraverso cui la Cina amplia la propria influenza diplomatica, consolida l’accesso a risorse strategiche e rafforza le relazioni commerciali con il Sud globale. Attraverso la BRI, l’influenza cinese si è estesa anche a numerosi Paesi tradizionalmente vicini alle potenze occidentali.
Una nuova fase della Belt and Road Initiative
Gli ultimi dati sugli investimenti indicano che la Belt and Road Initiative non è più definita esclusivamente da porti, autostrade e ferrovie. Sempre più spesso rappresenta invece una piattaforma attraverso cui la Cina esporta tecnologie per l’energia pulita, competenze industriali e capitali. La combinazione tra l’incertezza dei mercati energetici, la crescente domanda di elettricità e la competitività dell’industria cinese delle tecnologie pulite sta accelerando questa trasformazione.
Che la si interpreti come una strategia di sviluppo sostenibile, una politica industriale o uno strumento di proiezione geopolitica, una tendenza appare ormai evidente: Pechino sta facendo delle energie pulite uno dei pilastri della propria strategia economica globale. Per investitori, decisori politici ed economie emergenti, l’evoluzione della Belt and Road Initiative offre un’importante anticipazione di come potrebbe cambiare l’equilibrio della leadership energetica mondiale nel prossimo decennio.
Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale. Titolo originale: China’s Belt and Road Initiative Goes Green: How Renewable Energy Is Becoming Global Influence