La nuova Guerra Fredda che affonderà l’intera Europa

Guido Salerno Aletta

18/11/2024

I dazi USA segneranno l’inizio, la Cortina di Ferro dividerà l’Ucraina, e l’Europa precipiterà in un abisso: riarmo, povertà e declino saranno il destino del Vecchio Continente.

La nuova Guerra Fredda che affonderà l’intera Europa

Siamo costretti al riarmo, come fece Reagan con l’URSS per farla collassare a causa di uno sforzo insostenibile, visto che i prezzi internazionali delle esportazioni di petrolio che alimentavano a mala pena l’economia sovietica precipitavano verso minimi storici.

E’ arrivata la resa dei conti: Donald Trump ha ben chiaro che l’eccezionalismo americano è arrivato da tempo all’epilogo, insieme alla strampalata teoria della Fine della Storia.

E l’Europa, in particolare, entra in un assetto di responsabilità internazionali nuove, che non è affatto pronta ad affrontare in quanto non ha un orizzonte strategico proprio: continua a vivere come una appendice geopolitica degli Stati Uniti. L’Unione europea non potrà infatti mai superare la matrice originaria che la caratterizza: è il luogo della competizione ordinata, regolata e vigilata tra gli Stati aderenti con meccanismi di riduzione della sovranità nazionale che solo a questi fini si dipanano. L’Euro, ma già prima il divieto di aiuti di Stato alle imprese, come poi il divieto di finanziamento degli Stati da parte delle Banche centrali e le stesse regole sui tetti ai deficit ed ai debiti pubblici, a questo servono.

E’ tutto il sistema delle relazioni politiche ed economiche internazionali basato sull’unipolarismo statunitense che nacque con la dissoluzione dell’URSS che non regge più, e che riporta il mondo all’indietro di settant’anni.
Mentre la Cina torna ad essere l’Antagonista strategico, politico e militare degli Usa nel Pacifico, come accadde per via della vittoriosa Lunga Marcia di Mao contro l’alleato americano Ciang rifugiatosi a Taiwan, l’Europa deve cingere d’assedio la Russia con una nuova Cortina di ferro ma non potrà più beneficiare del “dividendo della pace”: non potrà più prosperare economicamente senza spendere adeguatamente per la propria difesa i cui oneri sono stati sempre accollati al contribuente americano.

Già nel settembre del 2008, la deflagrazione della Grande Crisi Finanziaria aveva dimostrato come fosse insostenibile una crescita economica americana finanziata a debito, con i debitori dei mutui subprime che dichiaravano default, mentre le banche tedesche e francesi che si erano ingozzate dei titoli illiquidi e tossici in cui erano stati cartolarizzati venivano salvate dalla clemenza dei rispettivi governi.
Un intero decennio di politiche monetarie eccezionalmente accomodanti su entrambi i versanti dell’Atlantico, accompagnate in Europa dalla feroce stretta del Fiscal Compact, hanno solo prolungato la crescita degli squilibri. Gli interventi eccezionali nel corso della pandemia di Covid hanno ripreso per i capelli una situazione divenuta ingestibile.

La Germania, che ha dominato la scena politica europea per un trentennio a partire dalla Riunificazione che rimonta al 1991, imponendo le sue impostazioni in materia finanziaria e monetaria e la sua visione strategica di allargamento dell’Unione europea ad Est, ora viene punita per l’arroganza dimostrata nei confronti degli Usa: non ha mai riequilibrato il saldo commerciale attivo con un aumento delle spese per armamenti rifornendosi dalle industrie statunitensi; ha stretto relazioni energetiche con la Russia dipendendo pienamente dal suo gas acquistato a prezzi convenienti sulla base di contratti a lunghissimo termine; ha dirottato verso la Cina lo sviluppo del proprio commercio internazionale.

Se già l’aumento dei costi energetici per l’Europa, che non può più rifornirsi a buon prezzo dalla Russia mentre gli Usa hanno raggiunto la piena indipendenza energetica attraverso lo sfruttamento dei depositi di scisto, abbatterà la competitività internazionale della sua industria, le normative europee per la decarbonizzazione della produzione ed il passaggio all’auto elettrica rappresentano un ulteriore costo per investimenti che non viene riassorbito dalla dinamica della domanda: il differenziale di crescita tra Usa ed Europa sta tutto qui.

Ora si prospetta la necessità di accelerare le spese per la difesa da parte dei Paesi europei, come viene imperativamente richiesto da Trump che ha minacciato di non far intervenire le truppe statunitensi a difesa di un Paese aderente alla Nato che non rispetti l’obiettivo del 2% del pil: e l’idea di sviluppare un’industria europea della difesa fa ancor più indispettire gli Usa che puntano all’export degli armamenti come leva politica e strategica, oltre che economica.
Le idee che si avanzano per finanziare le maggiori spese per la difesa che sarebbero necessarie sono le più varie, e talora stravaganti come quella di utilizzare le risorse del MES, il Fondo Salvastati che aveva cercato inutilmente di metterle a disposizione dei vari Stati per finanziare gli investimenti in campo sanitario ai tempi dell’epidemia di COVID.

La verità è che la prospettiva di uno scontro militare con la Russia, ed anche lo scenario di una invasione dei piccoli Paesi baltici, non può essere affrontata se non sul piano della deterrenza nucleare e della costruzione di un sistema di sicurezza condiviso: è uno strumento che solo la Francia possiede e che non cederà mai ad alcuna istanza europea.
Le armi si costruiscono in funzione delle guerre da combattere, così come allo stesso fine si organizzano gli eserciti e si preparano i piani strategici: l’idea di costruire carri armati a centinaia, oppure cannoni a migliaia, oppure missili e droni a decine di migliaia non può prescindere dal contesto e dal conflitto a cui ci si accinge. Nessuno in Europa, né tra i politici né tanto meno tra i vertici militari, ha la minima intenzione di tornare agli eserciti di leva, e le difficoltà che incontrano tanto la Russia che l’Ucraina nella mobilitazione delle riserve confermano la validità di queste posizioni.

Mentre gli Usa imporranno dazi per ridurre le importazioni senza dover svalutare il dollaro, da questa parte dell’Atlantico si erige una Cortina di ferro che si snoda dal Mar Baltico al Mar Nero: l’Ucraina sarà divisa in due, come fu un tempo per la Germania, con la parte controllata dall’Occidente trasformata in un cimitero. La Nuova Guerra Fredda, finanziata col riarmo generalizzato da parte dei singoli Stati europei, avrà una sola conseguenza: la riduzione del Vecchio Continente ad un pantano industriale, economico e sociale. Collasseremo noi, stavolta, come accadde all’URSS: impoveriti e senza risorse, con una bilancia commerciale in rosso e sotto il peso di una costosissima corsa al riarmo.