La nuova economia di guerra della Russia: così si muove Mosca

Federico Giuliani

21 Gennaio 2024 - 07:15

L’economia russa si avvia sempre di più verso una economia militarizzata, incentrata e dipendente dal conflitto in Ucraina.

La nuova economia di guerra della Russia: così si muove Mosca

La guerra in Ucraina ha portato la Russia a fare i conti con restrizioni e pesanti sanzioni ma non c’è stato, almeno per il momento, il collasso della sua economia. In vista del 2024, più che le sanzioni occidentali, diventate nel frattempo ancora più dure, gli spauracchi che minacciano Mosca si chiamano svalutazione del rublo, inflazione e bolla immobiliare.

Esistono molteplici interpretazioni dei fatti. Per Alexandra Prokopenko, ex funzionaria della banca centrale russa, la Federazione Russa sta spedendo così tanto nel conflitto ucraino che questo sforzo sta prosciugando risorse dal resto dell’economia. Detto altrimenti, i settori della Difesa – e più in generale tutto quello che è connesso con la guerra – starebbero mettendo in ombra le industrie civili.

La Russia ha destinato quasi un terzo del suo bilancio per il 2024 - pari complessivamente a circa 380 miliardi di euro - alla spesa per la Difesa. La spesa sociale, compresi stipendi, pensioni e benefici, rappresenterà invece circa un quinto della stessa torta.

L’economia militarizzata della Russia

L’economia russa, dunque, si avvia verso una economia militarizzata, incentrata e dipendente dal conflitto in Ucraina. Il settore militare sta inoltre “sottraendo” manodopera dalla forza lavoro civile, portando ad un tasso di disoccupazione anormalmente basso del 2,9%, ha fatto presente Foreign Affairs. In tutto questo Mosca è alle prese con una crisi di manodopera ma anche con una massiccia fuga di cervelli, molti dei quali espatriati all’estero.

In definitiva, l’economia russa colpita dalle sanzioni appare resiliente poiché trainata dalla spesa in tempo di guerra. Le sanzioni, dunque, non hanno alcun effetto? Domanda la cui risposta vale un miliardo di dollari. “L’errore principale degli esperti e dei politici occidentali è stato quello di inventare favole secondo cui l’ intera economia russa è gestita dallo Stato. Le sanzioni sono state applicate partendo dal presupposto che (quella russa) fosse un’economia statale, non flessibile e quindi destinata a crollare rapidamente. Ma è stato un errore, perché l’economia russa è in gran parte un’economia di mercato”, ha dichiarato a El Paìs l’economista Vladislav Inozemtsev, fondatore del Moscow’s Centre for Post-Industrial Studies.

Giusto per fare un esempio, le aziende private russe hanno trovato il modo di sopravvivere nonostante le sanzioni avventurandosi nella creazione di nuovi canali di vendita e catene di approvvigionamento, e puntando sulle importazioni illegali attraverso Paesi non occidentali.

Le sfide di Putin

Le autorità russe prevedono una crescita del pil per il 2024 pari a circa il 3,2%. Janis Kluge, esperta di economia presso l’Istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza, ha scritto sul think tank Riddle che il 2024 sarà la cartina di tornasole per il sistema russo dopo due anni – 2022 e 2023 – positivi grazie alle riserve accumulate prima della guerra e alle entrate extra ottenute all’inizio dell’offensiva grazie allo shock dei prezzi internazionali del gas e del petrolio provocato dalla stessa guerra.

In ogni caso, tre sembrerebbero essere le sfide di Vladimir Putin, chiamato a finanziare la guerra in corso contro l’Ucraina, mantenere il tenore di vita della sua popolazione e salvaguardare la stabilità macroeconomica. Il raggiungimento del primo e del secondo obiettivo richiede una spesa più elevata, e questo potrebbe alimentare l’inflazione e impedire il raggiungimento del terzo bullet point.

È però rischioso avventurarsi in previsioni e ipotesi. Come detto, quelle stilate nel corso degli ultimi due anni in merito al “crollo” russo hanno avuto lo stesso effetto di un buco nell’acqua. Certo, la situazione all’ombra del Cremlino non è rosea, è complessa e delicata, ma ancora lontana dal fallimento. A meno di clamorosi colpi di scena.

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