La nuova arma di Pechino è l’oro. Ecco come la Cina influenza i mercati mondiali

Federico Giuliani

6 Febbraio 2026 - 08:33

La Cina domina il mercato globale dell’oro tra acquisti privati, banche centrali e grandi acquisizioni minerarie

La nuova arma di Pechino è l’oro. Ecco come la Cina influenza i mercati mondiali

Negli ultimi mesi il mercato globale dell’oro ha registrato livelli senza precedenti e la Cina è al centro di questo boom. Negozi di Shanghai e Hong Kong hanno visto un afflusso massiccio di clienti disposti a pagare prezzi record, con il lingotto che ha superato i 5.100 dollari l’oncia dopo un’impennata del 62% nel 2025, spinta dalla domanda delle banche centrali e dagli investitori privati in cerca di beni rifugio in un contesto di forte volatilità economica e geopolitica.

Questo crescente interesse dei consumatori si accompagna a una pressione sui fornitori: i piccoli lingotti e gioielli sono difficili da reperire a causa della forte domanda e dei ritardi delle raffinerie, come sottolineato da Simon Littmann della Swiss Investors Corporation a Hong Kong, che ha registrato a gennaio il miglior inizio d’anno degli ultimi 20 anni.

Il ruolo della Cina nel rally dell’oro va ben oltre i consumatori privati. Secondo l’analista Torsten Slok di Apollo Global Management, Pechino sta esercitando un’influenza determinante attraverso acquisti regolari della banca centrale, trading di arbitraggio e una forte domanda domestica di investimenti sicuri.

La febbre dell’oro

Bloomberg ha scritto che le riserve ufficiali della People’s Bank of China hanno raggiunto 2.264 tonnellate a metà 2025, ma la stima reale potrebbe essere superiore, data la tendenza a sottostimare i dati per vantaggi strategici.

La pressione al rialzo è ulteriormente amplificata dalla partecipazione degli investitori retail: i prelievi dalla Shanghai Gold Exchange hanno toccato 118 tonnellate a settembre, con volumi record nei futures e afflussi netti nei fondi negoziati in borsa (ETF) in oro.

Anche fattori esterni contribuiscono a spingere i prezzi: la debolezza del dollaro, i timori legati al commercio tra Cina e Stati Uniti e le incertezze politiche negli Stati Uniti hanno stimolato una corsa globale verso il metallo prezioso, portando Goldman Sachs a prevedere quotazioni fino a 4.900 dollari l’oncia entro dicembre 2026.

Il caso di Zijin Mining

Oltre alla speculazione e agli acquisti domestici, le grandi imprese minerarie cinesi stanno consolidando la propria posizione globale. Il gruppo statale Zijin Mining ha recentemente annunciato l’acquisizione di Allied Gold, società canadese che possiede miniere in Mali, Costa d’Avorio ed Etiopia, per 5,5 miliardi di dollari canadesi (circa 4 miliardi di dollari) con un premio del 27% rispetto al prezzo medio degli ultimi 30 giorni, segnando una delle più grandi operazioni di un investitore cinese nel settore minerario estero.

Questa mossa, ha spiegato Nikkei Asia, aggiungerà tre miniere operative alla produzione di Zijin, che include già progetti in Ghana, Congo e altre regioni africane, con una capacità stimata di produzione complessiva che potrebbe raggiungere 25 tonnellate annue entro il 2029. Come riportato dai dirigenti di Zijin, l’operazione non solo rafforzerà la base di risorse del gruppo, ma creerà sinergie operative significative con le miniere esistenti, consolidando la posizione della compagnia come uno dei leader mondiali nel settore aurifero.

Bloomberg sottolinea inoltre come l’espansione internazionale di aziende come Zijin rifletta la decisione della Cina di assicurarsi l’accesso a risorse chiave, in un momento in cui l’oro è diventato non solo una copertura contro l’incertezza, ma un vero e proprio asset strategico.

Il mercato globale, insomma, segue da vicino le mosse cinesi: tra acquisti retail, interventi della banca centrale e investimenti industriali, la Cina sta trasformando l’oro in una vera e propria leva economica e geopolitica, creando opportunità di profitto e influenzando i prezzi a livello mondiale.