Al fine di superare la grave crisi politica apertasi lo scorso dicembre con lo scontro in Parlamento sulla legge sull’immigrazione, il presidente francese Emmanuel Macron, sempre più impopolare in patria, ha avviato un’operazione di rimpasto di governo iniziato con la nomina del nuovo primo ministro, il più giovane della recente storia francese, Gabriel Attal, scelto al posto dell’austera Elisabeth Borne.
Attal, fedelissimo di Macron ed ex portavoce del governo, nonché ex ministro dell’istruzione, ha nominato giovedì 11 gennaio i ministri del suo governo, tra cui l’ex compagno Stéphane Séjourné agli Esteri, un altro inossidabile supporter del presidente e a capo del gruppo liberal Renew al Parlamento Europeo. Per il resto, si tratta di un operazione di rebranding e di marketing-politico - Attal è molto popolare in Francia - e di un governo tecnocratico all’insegna della continuità rispetto a quello precedente, che vede le conferme di Gérald Darmanin agli Interni di e Bruno Le Maire all’Economia.
Al super ministero dell’Educazione nazionale, della Gioventù, dello Sport e delle Olimpiadi è invece andata l’ex campionessa di tennis Amèlie Oudèa-Castèra, autrice di una “gaffe” sulla scuola pubblica che ha fatto scattare la richiesta di dimissioni da parte delle opposizioni.
Il presidente francese tenta di scacciare la crisi spostandosi a destra
Macron ha deciso di puntare sull’astro nascente Gabriel Attal in una scommessa ad alto rischio volta a fermare l’impennata dell’estrema destra in vista delle elezioni europee di giugno. Al 15 dicembre scorso, secondo Politico, il tasso di disapprovazione del presidente era del 68% contro un 30% di chi invece apprezza l’operato dell’inquilino dell’Eliseo. Il Rassemblement National di Marine Le Pen è in testa nei sondaggi con il 28% dei consensi, mentre Renaissance - En Marche del presidente Macron è fermo al 19%, superato anche dal Nouvelle Union populaire écologique et sociale (Nupes), la coalizione di sinistra-ecologista guidata da Jean-Luc Mélenchon.
Come nota il Guardian, nel tentativo di arginare l’avanzata di Le Pen in vista delle prossime elezioni europee, il presidente francese ha deciso di spostare il governo a destra. Otto dei 14 ministri chiave, osserva il quotidiano britannico, hanno un passato nel partito di Sarkozy, Les Républicains, compresa la nomina a sorpresa a ministro della Cultura di Rachida Dati, che è stata ministro della Giustizia di Sarkozy dal 2007 al 2009. A quest’ultima si aggiunge, Catherine Vautrin, una fedelissima di Sarkozy, che è stata al governo 20 anni fa sotto la destra di Jacques Chirac, a cui è stato affidato un ministero importante che comprende sanità, lavoro e solidarietà. Quando venne proposta per il governo di Macron nel 2022, fu ampiamente criticata dalla sinistra del partito centrista di Macron perché contraria alla legalizzazione del matrimonio omosessuale in Francia.
Ma il quadro generale di crisi politica e sociale non cambia
Nonostante l’operazione di Emmanuel Macron di ammiccare all’elettorato di centro e di destra - e ai giovani, con Attal e Séjourné - per arginare l’avanzata di Le Pen, le problematiche per il presidente francese permangono. Come ha scritto nei giorni scorsi in un editoriale il quotidiano Le Figaro, cambiare un volto ai vertici del governo francese nominando un nuovo primo ministro non trasforma il “panorama generale”. Come nota lo stesso quotidiano, infatti, Attal dovrà fare i conti con una “pila schiacciante di emergenze politiche”, a cominciare dall’identità nazionale - da ricordare gli scontri in tutta la Francia scoppiati la scorsa estate dopo la morte del giovane Nahel, periodo nel quale le banlieue sono diventate dei veri e propri teatri di guerriglia urbana - passando per l’immigrazione, l’economia, e un generale peggioramento delle condizioni di vita.
Una nazione che, come tutta Europa deve affrontare anche un “inverno demografico” estremamente preoccupante: secondo Le Figaro, infatti, il numero di nascite è diminuito del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2022: in Francia sono nati solo 621.691 bambini, 45.000 in meno rispetto all’anno precedente. Il confronto è tanto più significativo se si considera che il 2022 aveva già segnato un minimo storico in questo senso. Il saldo naturale (costituito dalla differenza tra i nati vivi e i morti sul territorio nazionale) si è attestato ad appena +56.000 persone, cioè praticamente a zero.
C’è poi il tema legato all’economia del Paese, che non vive certo un periodo brillante, considerando che nel terzo trimestre del 2023, il Pil della Francia si è contratto dello 0,1 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Ma perché i francesi si sentono così insoddisfatti? Come spiega Adrienne Woltersdorf, che dirige l’ufficio della Friedrich-Ebert-Stiftung a Parigi, “deriva da un deterioramento percepito e reale delle condizioni di vita. Dominano soprattutto le questioni relative alla migrazione e al calo del potere d’acquisto. L’umore dopo l’innalzamento dell’età pensionabile avvenuto lo scorso anno è pessimo. Molte riforme importanti, sia nei sistemi sociali che nel sistema educativo, sono in fase di stallo”. Uno “stallo” accompagnato da un diffuso pessimismo per il futuro: fattore chiave che potrebbe favorire l’avanzata di Le Pen, nonostante il tentativo di Macron di schierare il popolare Attal per arginare la picchiata nei consensi.